laRegione

Parlare con la montagna nella valle di Tomeo

Le ‘storie appese alle curve di livello’ di Mario Donati

Www.fontanaedizioni.ch.

L’estate rovente ci suggerisce che la montagna, in futuro più di oggi, potrebbe rappresentare uno spazio territoriale prezioso e insostituibile. Più volte nella storia del pianeta il clima ha determinato i flussi migratori e non escluderei che quanto sta avvenendo inneschi dei cambiamenti promettenti per tanti angoli della catena alpina, marginalizzati nell’ultimo secolo dalle logiche della modernizzazione.

“Sull’alpe Tomeo con i nostri vecchi. Storie appese alle curve di livello”, di Mario Donati, pubblicato da Fontana Edizioni (Collana Terra ticinese), non è solo un’incursione nel passato, ma vuole approfondire il rapporto tra l’uomo e la montagna, evidenziandone il discrimine tra chi ci vive e chi ci va.

Il lettore, accompagnato dall’autore nel risalire la valle di Tomeo, viene coinvolto in un dialogo introspettivo con la montagna: i vari angoli incontrati sul cammino sono arredati con storie di vita del passato, testimonianze di eventi naturali, vicende personali, conoscenze storiche, incentivando l’escursionista a dialogare con la montagna.

La montagna non è uno sterile involucro su cui muoversi in modo spensierato, o per agonismo, o a scopo terapeutico, o altro ancora. Essere in montagna è molto di più, ma si deve infrangere il guscio e immergersi nel suo cuore, fino a raggiungerne l’anima.

La montagna, messa in relazione con chi l’ha frequentata per secoli, genera una moltitudine di testimonianze orali e scritte, incise da qualche parte, tramandate nel tempo e cristallizzate nella memoria collettiva di una comunità: una sorta di mitologia popolare che si è rinnovata di generazione in generazione. Questo patrimonio particolarmente ricco, ma fugace e fragile nella sua consistenza, rappresenta l’anima delle montagne.

L’autore, ogni volta che va in montagna, lo fa come se avesse ancora vacche e capre al seguito: cerca i sentieri ormai scomparsi, radiografa i ruderi delle cascine, ascolta, o immagina, i campanacci, individua i pascoli, i giorni di sfruttamento e le condizioni meteo che meglio si addicono alle bestie, verifica la presenza di acqua, vigila sui passaggi più difficili, identifica i pascoli per la sera. Per gli alpi più discosti e poveri, abbandonati da ormai più di un secolo, si chiede quale miracolo permetteva di rispondere ai bisogni degli alpigiani di allora. Grazie alla socializzazione contadina, suffragata da numerose stagioni all’alpe, Mario Donati innesca una riflessione volta a delineare i contorni di quella che potremmo definire un’identità alpina che appare oggi annacquata e minacciata.

Il libro solleva anche la questione fondamentale dei possibili scenari del vivere in montagna, una sfida volta a trovare gli equilibri tra continuità, valorizzazione e rispetto del capitale storico sedimentato dalla tradizione contadina ed evoluzione generale della società, con particolare attenzione alle esigenze del turismo che rappresenta un motore di sviluppo per le comunità montane, purché sia rispettoso dei tratti identitari del contesto che lo accoglie.

Mario Donati (1952) è nato e cresciuto a Broglio, in alta Valle Maggia, dove risiede tuttora. Dopo aver conseguito la patente di maestro di scuola elementare, una licenza in scienze dell’educazione e una in sociologia presso l’Università di Ginevra, ha insegnato per quasi un ventennio alla scuola media di Cevio e in seguito presso la Scuola Magistrale di Locarno. È autore di articoli e pubblicazioni di storia locale e, in collaborazione con Valeria Nidola, di due racconti a sfondo storico per bambini.

Il volume è disponibile per l’acquisto nelle librerie del Cantone e su

LOCARNO E VALLI

it-ch

2026-08-10T07:00:00.0000000Z

2026-08-10T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281625312120953

Regiopress SA