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E così... per gli studenti niente Bagno pubblico

I docenti di educazione fisica di Liceo, Commercio, Medie e scuole professionali reagiscono alla decisione sulle entrate/uscite controllate. Scatta l’interpellanza

Di Marino Molinaro

Occhio per occhio. In risposta alla decisione dell’Ente autonomo Bellinzona Sport, di cui abbiamo riferito il 18 agosto, di obbligare le scolaresche dirette al Bagno pubblico a entrare e a uscire dalla cassa, anziché beneficiare come in passato dei cancelli laterali più rapidi, tutti i docenti di educazione fisica delle scuole medie e medie superiori della zona hanno deciso di non utilizzare la struttura balneare cittadina durante queste settimane di settembre. Parliamo di Liceo, Commercio, Medie e scuole professionali, che interpretano il provvedimento come un segnale di sfiducia verso gli allievi e i docenti stessi. Provvedimento ufficialmente voluto per garantire sicurezza e tracciabilità delle presenze, che in talune giornate possono ammontare a più centinaia di giovani. Il tutto anticipato mesi prima dalla decisione di non più consentire l’accesso degli allievi passando dal cancello situato lungo la parete recintata di fronte al Liceo, ciò che implica il dover passare dalla cassa che si trova al centro della passerella sopraelevata, allungando notevolmente i tempi di percorrenza. Tema questo oggetto di un’interrogazione comunista di metà giugno, finora inevasa.

Il Decs sta con gli insegnanti

Dal canto suo il Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs), e meglio la Sezione dell’insegnamento medio superiore, questa settimana ha scritto all’Ente Sport comunicando che gli sarà chiesto a breve un incontro chiarificatore, con l’obiettivo di cercare una soluzione operativa in grado di soddisfare le esigenze di sicurezza e tracciabilità degli allievi e il regolare svolgimento delle lezioni di educazione fisica; nel frattempo – aggiunge il Decs – le classi non svolgeranno nessuna lezione al Bagno pubblico. Questo pur sottolineando che i docenti condividono pienamente la necessità di garantire la sicurezza degli allievi, la tracciabilità degli accessi e una chiara delimitazione delle responsabilità, ma nel contempo sollevano alcune criticità e preoccupazioni relative alle nuove procedure.

‘Proporzionalità o burocrazia?’

Facendosi portavoce del malcontento, il consigliere comunale Alberto Casari (Unità di sinistra), a sua volte insegnante di educazione fisica, ha inoltrato ieri un’interpellanza al Municipio intitolata “Proporzionalità o ingiustificata burocratizzazione?”. Da anni, premette, le scuole cantonali presenti a Bellinzona usufruiscono proficuamente delle strutture sportive gestite dall’Ente autonomo: la pista di ghiaccio, la piscina coperta, i campi sportivi adiacenti agli istituti e il Bagno pubblico. Ora, le nuove disposizioni “rendono notevolmente più complesse e farraginose le procedure di entrata e uscita dal Bagno pubblico per le classi, adducendo non meglio precisate ragioni di sicurezza. Se da un lato si comprende la necessità logistica di registrare alla cassa il numero di allievi all’ingresso per ragioni di conteggio, dall’altro risulta incomprensibile la pretesa di raggruppare coattivamente la classe a fine lezione per imporre un’uscita scaglionata e controllata dalla cassa centrale. Disposizione sproporzionata visto che la struttura dispone di più uscite e che, eccetto le scuole medie, si tratta di studenti prossimi alla maggiore età o già maggiorenni”.

L’esempio di Lugano

A titolo comparativo, Casari evidenzia che in altre realtà del cantone – come al Lido di Lugano – alle scuole viene richiesto l’accesso da un varco dedicato (lato Cassarate), senza imporre alcuna restrizione o imbuto burocratico all’uscita. Perciò, “risulta difficile comprendere per quale motivo le valutazioni giuridiche e operative a Bellinzona debbano differire così radicalmente da quelle di altri centri urbani ticinesi”. Interpellato dalla redazione, il direttore della Divisione sport della Città di Lugano, Roberto Mazza, puntualizza che «da svariati anni tutte le classi, accompagnate dai rispettivi docenti, entrano ed escono dalla cassa secondaria del Lido, situata lungo via Foce. All’entrata il docente annuncia alla persona addetta alla cassa il numero di allievi e firma un apposito documento; terminata la lezione, una volta usciti tutti gli allievi l’insegnante rifirma il documento. È responsabilità del docente fare in modo che sia tutto regolare. Lo esigiamo per motivi di sicurezza, ma non solo. L’allievo che volesse rimanere dentro il perimetro del Lido al termine della lezione, magari sulla pausa del mezzogiorno o la sera, deve obbligatoriamente uscire con la sua classe e poi rientrare con biglietto singolo o abbonamento personale». A ogni modo Lugano dispone di due entrate, quella principale e quella lato fiume, mentre Bellinzona di una sola, quella situata al centro della lunga passerella sopraelevata.

Le domande al Municipio

Casari a ogni modo chiede al Municipio di chiarire quali valutazioni di carattere giuridico abbiano portato al cambio di rotta, se vi siano stati mutamenti nel quadro normativo, quali fossero le basi giuridiche applicate prima e quali quelle attuali che giustificherebbero le nuove disposizioni imposte, quali siano nel dettaglio le “precise responsabilità legali in capo a tutte le parti coinvolte” citate dalla Direzione dell’Ente sport, cosa s’intenda esattamente col concetto di “rischio residuo” menzionato nelle direttive, chi dovrebbe occuparsi del controllo alla cassa in entrata e uscita, e se sia previsto un potenziamento del personale dell’ente o se l’onere ricadrà interamente sui docenti accompagnatori. In definitiva Casari chiede se il Municipio non ritenga che tali misure penalizzino l’autonomia e la didattica delle scuole cantonali, creando ostacoli sproporzionati alla normale fruizione degli impianti pubblici.

‘A tutela della sicurezza e delle responsabilità legali’

Nella lettera di motivazioni inviata il 14 agosto agli insegnanti, l’Ente Sport specifica che la decisione è stata presa dopo aver “valutato attentamente la proposta da voi avanzata di poter evitare la notifica delle uscite presso gli sportelli principali. Tuttavia, a tutela della sicurezza e delle responsabilità legali, una simile deroga non può essere concessa”. E ancora: “Come emerso dalle indicazioni di carattere giuridico ricevute dal servizio preposto, la convenzione stipulata con le scuole copre solo il periodo della lezione anche in termini di responsabilità”. Di conseguenza “qualsiasi utente che si trovi nel sedime al di fuori di tale orario dev’essere in possesso di un regolare titolo di ingresso individuale. L’obbligo di accompagnare l’intera classe alla cassa per l’uscita definitiva si rende pertanto indispensabile per verificare la corretta conclusione dell’attività e per prevenire violazioni contrattuali e spiacevoli contestazioni in caso di incidenti”. Da noi interpellato a metà agosto, Käppeli non negava comunque una certa apertura: «Se in futuro dovessero emergere nuove soluzioni, anche grazie agli sviluppi tecnologici, siamo pronti a valutarle. Penso ad esempio alla possibilità di comunicare le presenze in forma digitale ed entrare poi da un tornello validando il documento».

BELLINZONA E VALLI

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