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Dal prototipo di Corippo all’idea di ospitalità diffusa

Il Cantone sta elaborando una proposta ‘replicabile per lo sviluppo delle regioni periferiche ticinesi’. Ma c’è chi difende l’idea iniziale e mette in guardia dai rischi

Di Serse Forni

A margine dei festeggiamenti del 50esimo della Fondazione, emerge la volontà del Cantone di elaborare un modello più flessibile rispetto a quello adottato nello storico villaggio.

Nella primavera del 2022 ha aperto i battenti a Corippo il primo Albergo diffuso del Ticino, nato sulla scia di quanto già realizzato, nei decenni precedenti, in diverse località italiane. Sabato scorso, nell’ambito dei festeggiamenti dei 50 anni della Fondazione Corippo, si è tenuta a Vogorno una tavola rotonda, con l’intento di capire se il modello di struttura ricettiva che ha portato nuova linfa nel paesino verzaschese può essere replicato. Un punto di partenza che ha messo in evidenza due visioni contrapposte: da una parte il Cantone, che sta valutando una variante flessibile di “ospitalità diffusa”, adattabile ai progetti che si stanno facendo largo in diverse località periferiche e montane e che potrebbero beneficiare di un sostegno pubblico nell’ambito dello sviluppo economico delle regioni; dall’altra i vertici dell’Associazione internazionale Alberghi diffusi che hanno difeso l’idea, il suo nome e i concetti sui quali si regge.

Il prototipo perfetto

Aprendo l’incontro, il presidente della Fondazione Marco Molinari ha ricordato che l’Albergo diffuso riesce a coniugare l’identità di Corippo con una visione moderna e di continuità sostenibile. Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’Associazione nazionale italiana degli Alberghi diffusi, ha dal canto suo confermato che quello verzaschese è il prototipo perfetto poiché ottempera a tutti i requisiti richiesti: «Sono stati adattati edifici esistenti, che vengono gestiti in modo unitario. Le camere si trovano in mezzo a case abitate e la presenza dei residenti è una componente fondamentale. I vantaggi sono diversi: non si tratta solo di un albergo, ma di un motore per lo sviluppo sostenibile. Inoltre vengono recuperati fabbricati, come vuole l’economia circolare». Insomma, il progetto – che prossimamente crescerà ancora con la realizzazione di altre camere (e c’è chi sogna pure uno sviluppo sui maggenghi) – è riuscito a dare ossigeno al settore del turismo di valle, contrastando pure lo spopolamento del villaggio con l’arrivo della famiglia dei gerenti. «A mio avviso – ha aggiunto Dall’Ara – il modello è certamente replicabile, cosa per altro già avvenuta non solo in Italia, ma in diversi Paesi europei e nel resto del mondo».

Una fotografia sulla situazione ticinese l’ha scattata Valesko Wild, capo dell’Ufficio cantonale per lo sviluppo economico: «Ci stiamo chinando su diversi progetti, ma Corippo non è facilmente replicabile, proprio per le sue caratteristiche. Una struttura diffusa, dal nostro punto di vista, deve contribuire allo sviluppo regionale, con solidi agganci ad altre attività economiche. Ci vuole flessibilità. Sul tavolo abbiamo due proposte in Val Malvaglia e una in Alta Leventina. Ma c’è anche il Monte Generoso, che ha realizzato un suo concetto. Stiamo elaborando un nostro modello di “ospitalità diffusa”: creare un legame tra operatori privati, istituire specifiche organizzazioni e mettere in rete i servizi crea interessanti dinamiche di sviluppo per le regioni periferiche».

E ancora: «Spesso le realtà sono diverse dall’Albergo diffuso di Corippo e quindi nelle nostre valutazioni puntiamo su una maggiore elasticità per disporre di un concetto che si adatti ai differenti progetti che ci vengono sottoposti». Tra questi, anche quello emerso in sala: Gianpietro Ferrari, membro del consiglio della Fondazione Monti di Sciaga e Indemini, ha parlato di un’idea di “capanno diffuso”, che potrebbe coniugare alloggi in quota, escursionismo, relax ed esperienze di lavoro agricolo.

Oliver Martin, vicedirettore dell’Ufficio federale della cultura, ha ribadito l’impegno di Berna nel trovare soluzioni locali a sfide legate al patrimonio architettonico: «Il punto di partenza, come è stato per Corippo, è la conservazione delle qualità storiche e dello spirito del luogo. La tutela non va vista come un vincolo, ma come un vettore. Il riuso, come visione positiva, è un aspetto importante. Allo stesso modo, risulta essenziale la cooperazione a livello statale, della società civile e dei privati. Il modello è senz’altro replicabile se lo si affronta con un approccio olistico: con una gestione di alta qualità, larga e inclusiva, del territorio e del costruito. In caso contrario si rischia di perdere autenticità».

Per quanto riguarda i contesti protetti dalla legge ticinese, Endrio Ruggiero, capo dell’Ufficio cantonale dei beni culturali, ha sottolineato che nella creazione di strutture ricettive devono convergere molti elementi: «Un atteggiamento conservativo a volte si rivela troppo rigido, andando a scontrarsi con esigenze funzionali». Anche dal suo punto di vista, la flessibilità, variando il modello adottato a Corippo, può essere la soluzione. Affermazioni che hanno indotto Dall’Ara a reagire: «La nostra associazione è nata per difendere l’idea di Albergo diffuso, che negli anni ha riscosso grande successo, più che per promuoverla. È essenziale preservare il nome e il concetto, legato a precisi criteri (consultabili sul sito alberghidiffusi.it, ndr), altrimenti ci si ritroverà con gestori, ospiti e visitatori confusi. Meglio definire le cose chiaramente».

Nella controversia si è inserito Alan Quaglieri, docente di turismo Usi-Supsi, che ha posto l’accento sulla necessità di mantenere intatto il concetto, senza svuotarlo, pur dichiarandosi d’accordo con una certa flessibilità: «A mio avviso la trasferibilità è possibile, conservando gli aspetti centrali e allo stesso tempo tenendo in considerazione le caratteristiche locali e le specificità, che non possono essere neutralizzate». E ancora: «Il modello non è semplice da realizzare, ma può fungere da spunto di riflessione per lo sviluppo del turismo e del territorio. Ad esempio, noi siamo abituati a definire l’andamento del settore dell’ospitalità contando i pernottamenti; invece, in questi casi, va fatto misurando l’aumento del numero di abitanti. Così si mette al centro la comunità e si rafforza il tessuto sociale».

Grande festa con Elisabeth Baume-Schneider

Tra venerdì e sabato scorsi a Corippo si sono svolti i festeggiamenti per il 50esimo della omonima Fondazione. «Corippo è un invito a proiettarsi nel futuro con fiducia e ne abbiamo proprio bisogno in questi periodi tormentati», ha affermato la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider di fronte agli abitanti, agli ospiti e alle autorità. La Confederazione, insieme al Cantone e al Comune è cofondatrice della Fondazione. Il presidente Molinari ha ricordato come l’anima del luogo affascini i visitatori; è stata custodita e valorizzata con il contributo degli enti fondatori, dei finanziatori, dei volontari, dei presidenti e dei membri del consiglio che si sono succeduti negli anni, dei corippesi e dei proprietari delle residenze secondarie, che con rispetto e sensibilità hanno riattato le loro case, preservandole. Oltre a Baume-Schneider, al 50esimo anniversario hanno partecipato i consiglieri di Stato Christian

Vitta e Raffaele De Rosa, il sindaco Ivo Bordoli e il consigliere agli Stati Fabio Regazzi, attorniati dagli abitanti e dagli ospiti. Apprezzati gli interventi della Corale Verzaschese e del Gruppo costumi della valle, così come le attività proposte nel corso della festa.

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2026-09-21T07:00:00.0000000Z

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