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‘L’eccezione Ticino’, cifre opache e titoli ungheresi

È il quadro che emerge da un’analisi della Supsi. La spesa è da sempre più alta, ma dal 2020 c’è stata una vera esplosione che non ha una chiara motivazione

Di Giacomo Agosta

Un numero di professionisti attivi sul territorio che non è possibile determinare con precisione. Una spesa che cresce più che nel resto della Svizzera senza sapere con precisione il perché. Un sistema formativo dove l’Ente pubblico, la Supsi, forma un numero di profili estremamente più basso di un istituto privato, la Ludes, che si appoggia su un’università ungherese per il rilascio dei titoli di studio poi riconosciuti dalle autorità elvetiche. Un punto, quest’ultimo, “che resta escluso dal dibattito pubblico ma che stravolge il mercato della formazione e il mercato del lavoro locale, pur restando del tutto slegato da qualunque regolamentazione cantonale”. Sono diverse le ombre e i punti da chiarire sul settore della fisioterapia in Ticino, uno di quelli che ha la crescita della spesa più alta. La prima a voler maggiore chiarezza è proprio l’associazione di categoria, Physioswiss Ticino, che ha commissionato alla Supsi uno studio.

Il contesto nazionale mostra tendenze chiare: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento della prevalenza di malattie quali i disturbi muscolo-scheletrici e il progressivo spostamento dell’assistenza dall’ambito stazionario a quello ambulatoriale hanno determinato una crescita dei bisogni di riabilitazione e, parallelamente, del volume di prestazioni. Oltre a questo, però, c’è quella che nel rapporto firmato da Carlo De Pietro e Igor Francetic, rispettivamente professore ordinario e ricercatore alla Supsi nell’ambito della politica di gestione dei servizi sanitari, è definita “una vera e propria eccezione ticinese”. Ma facciamo un passo indietro: la spesa nel settore della fisioterapia in Ticino è stata da sempre superiore alla media Svizzera. Una differenza strutturale che si è conservata negli anni. Anzi, è cresciuta. “Come per altri settori dell’assistenza sanitaria – afferma l’analisi della Supsi – queste notevoli differenze intercantonali rimangono in gran parte inspiegabili anche tenendo conto dei fattori che sicuramente incidono, in primo luogo la diversa struttura demografica della popolazione nei vari cantoni”. Il momento di svolta, affermano De Pietro e Francetic, avviene nel 2020: “Fino ad allora i consumi e la spesa in Ticino, pur strutturalmente maggiori a confronto con il resto della Svizzera, apparivano evolvere parallelamente alle dinamiche nazionali. Da quel periodo in poi, invece, il Ticino avvia una traiettoria di crescita propria, che lo distanzia in misura crescente dagli altri Cantoni”. E qui si arriva appunto a quella che viene definita “l’eccezione ticinese”. Eccezionalità che rende difficile inquadrare il fenomeno visto che le analisi sono spesso svolte a livello nazionale.

Il rapporto porta poi tre ‘casi’, ovvero esempi concreti. Particolarmente interessante è il primo, che riguarda uno studio di riabilitazione multiprofessionale e multisede. Questo perché, negli ultimi anni, una quota di mercato crescente è stata guadagnata da studi di grandi dimensioni, spesso a loro volta associati a reti che gestiscono più centri. Afferma il rapporto Supsi: dei 27 professionisti indicati come fisioterapisti sul sito online della struttura, ben sei (dunque il 22%) l’1.5.2026 non risultavano presenti sul registro Nareg/GesReg. Ovvero il registro gestito dalla Croce Rossa Svizzera la cui iscrizione è obbligatoria per tutti i professionisti sanitari titolari di un diploma disciplinati dalla LPSan, la Legge federale sulle professioni sanitarie. “Si tratta di una quota estremamente elevata, per una delle pochissime informazioni pubbliche su cui si basa il controllo della qualità e delle competenze professionali in un settore che, in complesso, appare avere una regolamentazione estremamente leggera”. Ma non è finita qui. Questo ‘caso’ illustra in modo efficace anche la quota elevata di professionisti che, pur essendo presenti su Nareg/GesReg, non hanno un’autorizzazione all’esercizio e devono quindi esercitare sotto la supervisione di un membro della stessa professione. Nel ‘caso’ analizzato ad aver l’autorizzazione sono 6 dei 21 fisioterapisti presenti sul registro. “Questa situazione, pur compatibile con il quadro legale definito a livello federale, riduce drasticamente le informazioni a disposizione dell’autorità cantonale per tentare una regolamentazione del settore, ad esempio per sapere dove lavorano i professionisti, e riduce la possibilità di controlli da parte degli assicuratori”. I tre casi citati nello studio non sono certo rappresentativi del settore ma, scrivono i suoi autori, mettono bene in luce nodi centrali e difficoltà del funzionamento e della regolamentazione della fisioterapia in Ticino.

I tre casi mostrano poi un altro fattore centrale: l’impatto della Ludes Sagl che, in base a un’autorizzazione provvisoria concessa con risoluzione del Consiglio di Stato il 2 luglio 2025, è denominata Istituto universitario professionale. Lo studio muove quindi una critica a Physioswiss Ticino, sul cui sito compare solo la Supsi come centro di formazione per la fisioterapia in Ticino. “È un’informazione fattualmente sbagliata. La prima istituzione che forma fisioterapisti in Ticino e i professionisti che vi opereranno è la non menzionata Ludes. Che dunque costituisce l’attore fondamentale della formazione per la fisioterapia ticinese, anche se non rientra quasi mai nel dibattito attorno al mercato della fisioterapia ambulatoriale”. Impatto dimostrato dai numeri: per l’anno accademico 2026-27 la Supsi offriva 32 posti per il primo anno di bachelor in fisioterapia. La Ludes di Pazzallo 240 (120 in francese). L’analisi mostra anche come per completare il percorso professionale alla Ludes sia necessario un investimento importante (circa 140mila franchi) per chi arriva dall’estero. “Sembra improbabile che, di fronte all’entità di tali investimenti da parte delle famiglie di origine, la buona parte dei neo-diplomati torni poi a operare come fisioterapista sul mercato italiano. Sembra del tutto più realistico ipotizzare che la gran parte dei neo-diplomati chieda alla Croce Rossa Svizzera il riconoscimento del bachelor rilasciato dall’università ungherese e, appena possibile e previo eventuale tirocinio di adattamento richiesto dalla Crs, cominci a operare a carico delle assicurazioni sociali svizzere”. A rendere più difficile il tutto è la mancanza di un solo centro decisionale. “L’attribuzione di responsabilità – spesso intrecciate tra loro – a Cantoni e Confederazione, ad attori pubblici e privati, ai partner tariffali e ad attori semi-pubblici quali la Crs, atomizza la governance complessiva del settore e rende estremamente complesso definire e poi perseguire obiettivi di interesse pubblico”, afferma il rapporto. Insomma, per usare una metafora: “Non è per nulla chiaro dove sia la cabina di pilotaggio e chi sia il pilota”.

‘Le regolamentazioni spettano all’autorità’

«Da diverso tempo abbiamo incontri regolari con il Dipartimento sanità e socialità per avere un confronto sul nostro settore, che come altri ha visto una crescita importante dei costi negli ultimi anni delle prestazioni erogate», afferma la presidente di Physioswiss Ticino Tamara Roncati. «Come associazione abbiamo fatto delle valutazioni interne, ma alcune situazioni non erano chiare nemmeno a noi. Da qui la decisione di commissionare uno studio indipendente. Eravamo consapevoli che potessero emergere delle criticità anche nei nostri confronti, ma d’altra parte lo scopo era proprio questo: capire se e dove ci sono meccanismi che non funzionano». E ora? «Ci sono gli elementi per portare delle proposte concrete al Dipartimento per gestire la crescita della fisioterapia, una crescita che vediamo comunque positivamente». Precisa Roncati: «Determinate regolamentazioni, necessarie per gestire questa crescita, non possono essere prese dalla nostra associazione, ma deve essere l’autorità pubblica a farlo».

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2026-09-29T07:00:00.0000000Z

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