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A processo i quattro della cosiddetta Casa del crack

Due albanesi, due ticinesi e 810 grammi di cocaina

Trentasei mesi di carcere sospesi in forma condizionale nella misura di 30 mesi (in un caso 27 mesi) per due ticinesi e un albanese, e una condanna a quattro anni, per un altro cittadino albanese. Queste le richieste di pena pronunciate dal procuratore pubblico Luca Losa nel quadro di un processo per una vicenda di infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti, tenutosi davanti alle Assise criminali di Lugano, presiedute dal giudice Curzio Guscetti (giudici a latere Fabrizio Filippo Monaci e Luca Zorzi). Una richiesta frutto in tre casi dell’accordo trovato tra la procura e i difensori d’ufficio degli imputati, mentre per quanto riguarda il quarto caso, il 42enne cittadino albanese, considerato il capo dell’organizzazione, pur ammettendo i fatti contestatigli non ha raggiunto un’intesa sull’entità della richiesta di pena. La storia che si è raccontata nell’aula del Palazzo di giustizia di Lugano è sì una storia di spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina e derivati), ma è soprattutto una vicenda di malessere personale, dovuto alla dipendenza di tutti e quattro gli imputati. I quali, tra il settembre 2024 e il 9 gennaio 2025, avevano messo in piedi una loro organizzazione di spaccio al solo scopo, a conti fatti, di procurarsi il denaro sufficiente a soddisfare il bisogno di droga. Nessuno di loro, come hanno precisato nei loro interventi gli avvocati Stefano Stillitano, Sara Gasparoli, Felicita Soldati e Maricia Dazzi, «ha tratto un beneficio finanziario dalla vendita della cocaina». Che, a ogni modo, è stata spacciata in quantità tutt’altro che modesta, visto come agli atti figurano 810 grammi che gli imputati hanno “detenuto, alienato e procurato in altri modi ad altri”.

I due albanesi, di 42 e 50 anni, tossicodipendenti da alcuni anni a causa di vicissitudini familiari, erano giunti in Ticino tra il 2023 e il 2024 alla ricerca di un lavoro e qui si erano conosciuti. In un secondo tempo avevano stretto amicizia con un 53enne ticinese residente in Viale Franscini a Bellinzona, tossicodipendente fin dall’adolescenza. Il quale aveva ospitato entrambi nel suo appartamento che in poco tempo si era trasformato – come erano soliti definirlo i clienti – in una crackhouse, una Casa del crack. Qui, i tre imputati preparavano le dosi per i clienti, i quali ritiravano la merce e, a loro scelta, avevano la possibilità di fermarsi sul posto per consumare. Il denaro così ricavato finiva tutto nelle tasche del 42enne albanese, il quale lo utilizzava per comprare altra cocaina, in parte rivenduta, in parte ceduta ai compagni di avventura per consumo personale. Additato dal procuratore pubblico come il capo dell’organizzazione, l’albanese ha però negato, affermando che in una situazione tanto strampalata come quella un vero capo non esisteva. Ciò nonostante, ha ammesso che della gestione della vendita e del rifornimento di droga se ne occupava in prima persona.

Per quanto riguarda il quarto imputato, un ticinese di 32 anni, la casa la frequentava soltanto in modo saltuario, inizialmente come semplice cliente, per poi passare, seguendo le indicazioni del 42enne, alla consegna porta a porta delle dosi, in cambio di un piccolo quantitativo per uso personale. Nell’appartamento, diventato nel frattempo un vero letamaio, tanto che il tanfo persistente aveva neutralizzato anche i cani della Polizia scientifica, il 32enne non si era praticamente mai fermato e al momento dell’arrivo delle forze dell’ordine si era trovato lì per caso. Luca Losa nella sua requisitoria ha sottolineato come esistano tutti i presupposti per una correità tra i quattro e non soltanto una complicità. Ha tuttavia ritenuto apprezzabile la collaborazione mostrata nel corso dell’inchiesta, ma ha comunque ritenuto la loro colpa medio-grave. Per tre imputati ha dunque chiesto la pena concordata con la difesa (5 anni di espulsione per il 50enne albanese), mentre per il 42enne, sulle cui spalle pesava già una condanna a 180 giorni sospesa condizionalmente, ha chiesto una pena unica di 4 anni, oltre all’espulsione dalla Svizzera per 7 anni.

Tutti gli imputati si sono detti pentiti e desiderosi di rifarsi una vita lontano dalle sostanze stupefacenti. I due albanesi intendono tornare dalle rispettive famiglie (una a Tirana, l’altra a Barcellona). Oggi alle 11 la sentenza.

BELLINZONA E VALLI

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2026-01-23T08:00:00.0000000Z

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