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Sul compromesso ecco le divergenze di Verdi, Mps e Pc

Tra non indicizzazione ai premi di cassa malati, iniziativa del 10% ancora non in vigore e deroghe ai Ccl... da Verdi, Mps e Pc emergono divergenze

Di Jacopo Scarinci

Se il Ps ha approvato all’unanimità il proseguimento delle trattative sull’accordo raggiunto in Gestione, il resto della sinistra resta tiepido: il punto su deroghe e indicizzazione.

Il compromesso all’iniziativa popolare del Ps sul salario minimo non scalda più di tanto Verdi, Mps e Pc. Nel senso che il sostegno di massima c’è, ma su alcuni punti il giro di orizzonti svolto da ‘laRegione’ registra divergenze non di poco conto. Perché, è questo il riassunto, ben vengano i circa 360 franchi in più al mese, a regime, ma sulla mancata indicizzazione ai premi di cassa malati, sulle deroghe dei Contratti collettivi di lavoro e sul non voler andare al voto con la conseguenza di non tentare di capitalizzare un trend positivo, presso ambientalisti ed estrema sinistra qualcosa da dire c’è.

La co-coordinatrice di quei Verdi che ormai dieci anni fa lanciarono e vinsero l’iniziativa popolare ‘Salviamo il lavoro in Ticino’ che istituiva per la prima volta il salario minimo, Samantha Bourgoin, torna indietro con la memoria: «Mi sembra di essere tornati alle atmosfere del 2019, con le trattative per l’implementazione della nostra iniziativa e col Plr che addirittura abbandonò la discussione... Ora proprio il Plr ha rilanciato il tema e si è trascinato tutto il centrodestra dietro: lo trovo ammirevole», dice tra l’ironia e il realismo. Ciò detto, verrebbe da chiedersi come mai? «Gli studi che avevamo chiesto come parlamento hanno mostrato che la messa in vigore del salario minimo ha spinto verso l’alto i salari, e non verso il basso come temevano, quindi vuol dire che ha avuto effetti positivi e sostenibili... e sono pronti a un passo ulteriore, ma non troppo lungo, come dal loro punto di vista potrebbe essere quello che esce dal voto popolare». Ma venendo al punto, cioè al compromesso raggiunto (per ora) col benestare socialista, Bourgoin è tiepida. Nel senso che «al momento non abbiamo ancora una posizione definitiva, perché alcuni aspetti sono ancora da chiarire: il nostro obiettivo anche con la prima iniziativa – ricorda Bourgoin – era ed è che il salario minimo deve essere una sorta di rete di protezione, una soglia sotto la quale non si possa andare. Se si alza quella soglia, sembra di 360 franchi al mese a regime, siamo molto contenti».

Però c’è un però grande come una casa: «Il compromesso, e il Ps, lo fa partendo dal presupposto che l’iniziativa popolare per mantenere il premio di cassa malati al massimo al 10% del reddito disponibile sia già in vigore, perché la rinuncia a indicizzare il salario minimo ai premi, come previsto dalla loro iniziativa, è molto dolorosa e rischia di essere un boomerang». Per questo, «pur non considerando affatto noccioline un aumento di circa 4mila franchi l’anno del salario minimo, per noi se si va verso la rinuncia all’indicizzazione ai premi parallelamente bisogna darsi una mossa con l’implementazione dell’iniziativa del 10%». Questo perché «dal governo non arriva niente, e non sembra avere fretta, ritirare l’iniziativa popolare senza che questa del 10% sia in vigore potrebbe essere problematico. Quindi, visto che si è in clima di compromessi, secondo noi il discorso dovrebbe andare in parallelo». Anche se, conclude sibillina, «resto davvero impressionata dell’improvvisa passione del centrodestra nell’accogliere questo compromesso pur di non andar al voto... un compromesso più solido e utile per la popolazione tutta prevederebbe allo stesso tempo l’implementazione rapida dell’iniziativa del 10% senza tagli. E qui, sia in governo che in parlamento, il centrodestra deve dare il suo contributo». «Questo accordo pone parecchi problemi», evidenzia il coordinatore dell’Mps Giuseppe Sergi. A partire «dalla rinuncia al principio dell’iniziativa popolare costituzionale di ancorare il rapporto tra salario minimo e prestazioni complementari e al rapporto tra Contratti collettivi di lavoro e deroghe». Su questo aspetto, Sergi evidenzia che «nessuno parla dell’iniziativa Ettlin che in giugno dovrebbe diventare legge al parlamento federale, che prevede come i Ccl di obbligatorietà generale possano fissare salari inferiori ai minimi legali cantonali». Quindi, qui in Ticino, «i padroni stanno dando gratis delle garanzie, e lo sanno benissimo. Settori come ristorazione o con i lavoratori interinali, solo in Ticino si parla di 25/30mila persone, sono ampiamente coinvolti». Ma a preoccupare ancor di più Sergi è la mancata indicizzazione: «Senza contare i premi di cassa malati, negli ultimi anni abbiamo avuto un rincaro del 6,4%. Il salario minimo aumenterebbe dell’8%, quindi con questi chiari di luna geopolitici è facile immaginare che con l’inflazione l’aumento del salario minimo risulterebbe mangiato». Ciò detto, il coordinatore dell’Mps apre uno spiraglio: «Nella mia carriera sindacale dove non riuscivo a invertire i rapporti di forza mi accontentavo del progresso raggiunto, sarebbero comunque soldi in più a fine mese». Ma basta? Forse sì, ma di sicuro nelle parole di Sergi si legge una rinuncia a priori: «I rapporti di forza possono essere cambiati dal popolo. Stiamo assistendo a un trend tra 13esima Avs, l’iniziativa del 10%, la nostra contro il dumping che comunque sta facendo discutere e anticipa quella sul salario minimo... rispetteremo le decisioni del Ps perché è una loro iniziativa e spetta a loro accettare o no il compromesso, con una vera mobilitazione potremmo vincere». C’è troppo pessimismo quindi in casa socialista? «Sicuramente c’è una cosa che sfugge – riprende Sergi –. Che se c’è pessimismo nei socialisti, c’è da chiedersi perché il padronato vuole a tutti i costi questo compromesso. La mia risposta è che sono loro, sicuri di perdere una votazione su questo tema».

E in casa comunista che aria tira? Il segretario del Pc

Massimiliano Ay spiega che «il nostro obiettivo è sempre stato evitare un caso Tisin 2.0, quindi la deroga ai Ccl ci ha fatto molto discutere. Siamo abbastanza convinti di accettare questo compromesso, anche se abbiamo chiesto al Ps che è responsabile delle trattative di insistere sul fatto che la commissione Tripartita decida queste deroghe all’unanimità e che esse siano a tempo». Se passasse invece la maggioranza qualificata? «Dovremmo riparlarne al nostro interno e far ripartire il dibattito al nostro interno, ma l’umore mi sembra buono dal momento che comunque si parla di aumenti salariali non indifferenti».

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