‘Permessi a criminali? Il governo chiarisca’
Il Municipio chiede a Coira ‘con forza’ di spiegare come mai una persona rifiutata dal Ticino per i suoi precedenti abbia ottenuto la residenza in Mesolcina
Di Fabio Barenco
“Com’è possibile che una persona ritenuta troppo rischiosa per ottenere un permesso in Ticino venga invece accolta nei Grigioni, con la conseguenza che l’intera comunità di Roveredo si ritrovi a convivere, inconsapevolmente, con figure sospettate di legami con la criminalità organizzata?”. Ha generato parecchia perplessità e malumore nel Comune mesolcinese la notizia dell’arresto, all’estero, di due cittadini italiani (padre e figlio), sospettati di traffico di droga internazionale e riciclaggio a favore della mafia italiana, che risiedevano proprio a Roveredo. Ma c’è di più: il padre 52enne si era trasferito a Roveredo nel 2021, ottenendo un permesso B che gli era in precedenza stato rifiutato dalle autorità ticinesi a causa dei suoi precedenti penali non di poco conto. E il problema, stando al Municipio, “non è la mancanza di base legale, ma l’uso che se ne fa: valutazioni troppo benevole? Informazioni non condivise? Verifiche insufficienti dei precedenti?”. L’esecutivo si chiede di conseguenza se nei Grigioni vengano applicate “prassi sensibilmente più permissive” rispetto ad altri Cantoni. Se così fosse, il risultato sarebbe “una disparità di trattamento che scarica il rischio su determinati Comuni di confine, trasformandoli di fatto in ‘valvole di sfogo’ per situazioni che altrove vengono giustamente rifiutate”. Il Municipio di Roveredo chiede dunque “con forza” al governo retico di chiarire “pubblicamente, in modo trasparente, quali criteri sono stati applicati nel caso specifico”; di verificare “se le procedure interne per l’analisi dei precedenti penali e dei rischi di criminalità organizzata siano realmente adeguate”; e di rafforzare “il coordinamento con gli altri Cantoni, in particolare quelli di confine come il Ticino, affinché decisioni così delicate non si traducano in ‘shopping dei permessi’ a favore di persone pericolose”.
Dalle società bucalettere al caso attuale
Ricordiamo che Mesolcina e Calanca nel corso degli anni sono più volte state accostate alla mafia a causa in particolare della presenza di numerose società bucalettere, utilizzate per ‘lavare’ denaro frutto di attività criminali. Un tema sensibile che, fra l’altro, nel 2019 aveva portato l’allora sindaca di San Vittore e granconsigliera retica Nicoletta Noi-Togni a scrivere al Consiglio federale, invitandolo a considerare maggiormente anche il Moesano (oltre al Ticino) nell’ambito della strategia antimafia della Confederazione. Tornando al caso in questione, lunedì 23 febbraio era scattata una vasta operazione internazionale antidroga in Francia, Italia e Svizzera che ha smascherato un imponente traffico di cocaina, con relativo riciclaggio di denaro, gestito da organizzazioni mafiose italiane. Operazione che aveva portato all’arresto di sette persone, quattro sul territorio francese e tre su quello italiano. L’inchiesta era partita nel gennaio 2023 quando gli inquirenti svizzeri avevano segnalato un cittadino italiano sospettato di ‘pulire’ il denaro delle organizzazioni mafiose. Si tratta del 52enne che – come aveva anticipato la Rsi – viveva a Roveredo ed è poi stato arrestato. È inoltre emerso che nell’inchiesta sono coinvolti anche la sua compagna 37enne, il figlio 24enne e un altro 44enne italiano, che pure risiedevano nel Comune mesolcinese. La 37enne sarebbe inoltre la figlia di un montenegrino ricercato da diversi Paesi. Concretamente la cocaina arrivava via nave e veniva poi trasportata nascosta in auto di lusso. E i proventi venivano riciclati in particolare attraverso false fatturazioni e investimenti immobiliari. Riciclaggio di denaro che andava a favore di organizzazioni mafiose italiane, come la Camorra e la ’ndrangheta.
‘Il diritto federale offre ai Cantoni strumenti chiari’
Proprio il fatto che questi presunti criminali vivessero a Roveredo ha quindi scosso il Comune mesolcinese. “Non è in discussione il lavoro puntuale delle forze di polizia e delle autorità inquirenti, che hanno contribuito allo smantellamento di un’organizzazione criminale internazionale”, si legge nella presa di posizione del Municipio. “È invece inevitabile interrogarsi sui criteri e sulle procedure con cui gli uffici cantonali competenti in materia di stranieri valutano i rischi legati al rilascio di permessi di soggiorno, soprattutto quando vi sono precedenti penali noti e già valutati da un altro Cantone”. Cantone Ticino che “aveva già ritenuto inaccettabile il rischio connesso al loro soggiorno”, ribadisce l’esecutivo riferendosi a “persone oggi accusate di far parte di reti mafiose”. E infatti il Ticino “da anni, applica criteri molto restrittivi in materia di rilascio dei permessi, anche grazie all’uso sistematico del casellario giudiziale, proprio per evitare che persone con gravi precedenti penali si stabiliscano sul proprio territorio”. Inoltre “il diritto federale offre ai Cantoni strumenti chiari per rifiutare o revocare permessi quando la sicurezza e l’ordine pubblico sono messi in pericolo, in particolare in presenza di condanne penali gravi o di indizi di legami con organizzazioni mafiose”. Il Municipio non riesce dunque a comprendere come sia possibile che a questi criminali sia stato rilasciato il permesso di dimora.
‘La sicurezza non è negoziabile’
Insomma “non si tratta di cedere a facili allarmismi, né di stigmatizzare indistintamente gli stranieri che vivono e lavorano e si comportano onestamente nei nostri paesi”, precisa l’esecutivo di Roveredo. “Si tratta, al contrario, di proteggere anche loro, oltre che l’intera comunità, da scelte amministrative inopportune che, per leggerezza o sottovalutazione, finiscono per aprire le porte a persone legate a traffici di droga e a organizzazioni mafiose, con tutte le ricadute in termini di sicurezza, immagine e fiducia nelle istituzioni”. In conclusione “la sicurezza dei nostri paesi non è una variabile negoziabile né un effetto collaterale della burocrazia. È un dovere primario delle autorità, e passa anche dalla capacità di dire ‘no’ quando i segnali d’allarme sono già stati accesi altrove”.
BELLINZONA E VALLI
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2026-03-04T08:00:00.0000000Z
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