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Due fiduciari degli arrestati: uno parla e l’altro appende

Nel Mendrisiotto ha sede una società anonima amministrata da padre e figlio napoletani arrestati il 23 febbraio in Francia e Italia e residenti a Roveredo

Di Marino Molinaro

Conoscono, per motivi professionali, alcuni degli indagati nell’operazione antimafia scattata il 23 febbraio. Uno risponde e spiega di aver collaborato coi Federali, l’altro tace e tronca la telefonata.

Porta anche in un noto studio fiduciario del Mendrisiotto l’operazione antimafia Pozzo compiuta il 23 febbraio in varie nazioni. Indagine incentrata su un vasto traffico di cocaina fra Ecuador e i principali porti europei e il riciclaggio dei suoi proventi a favore della criminalità organizzata italiana. Sequestrate vetture di lusso, criptovalute per 60’000 euro, contanti per 26’000, ville in Costa Azzurra e altrove fra cui una casa a Canobbio pagata 1,7 milioni di franchi, per un valore complessivo di oltre cinque milioni di euro. Sette le persone fermate, affiliate rispettivamente al clan camorristico Ascione-Papale di Ercolano (Napoli) e alla cosca ’ndranghetista Morabito di Africo (Reggio Calabria).

Dal Municipio lettera di fuoco al governo

Tra i fermati anche un 52enne e il figlio 24enne napoletani residenti a Roveredo grazie a un permesso di dimora B (per cittadini Ue/Aels che si trasferiscono per lavorare almeno 12 mesi o a tempo indeterminato o per risiedere oltre tre mesi) rilasciato dal Canton Grigioni dopo che le autorità ticinesi lo avevano negato al 52enne visti i precedenti penali per riciclaggio di denaro, frode e reati relativi alle armi. La situazione emersa nei giorni scorsi ha mandato su tutte le furie il Municipio di Roveredo, che dopo una prima presa di posizione pubblica, nelle ultime ore ha inviato una lettera di fuoco di sette pagine al governo grigionese chiedendo dettagli e chiarimenti sul rilascio dei permessi a persone rifiutate dal Ticino e infiltratesi nel circuito economico legale svizzero.

Dalla cassaforte transitato un milione Il suo membro: ‘Niente da dire’

Emblematico il caso della villetta di Canobbio che, riferiva due giorni fa la Rsi, dal 2022 è di proprietà di un’azienda con sede proprio a Roveredo, attiva sulla carta nel commercio di prodotti chimici, plastici e farmaceutici e amministrata di fatto da uno degli arrestati, un 44enne residente in paese e pure al beneficio di un permesso B. Fermato a Napoli, il Registro di commercio lo ha indicato come socio per la durata di pochi mesi nel 2022. Invece attualmente l’unico membro indicato è un economista aziendale il cui nome figura in nove società di Roveredo, ma non risulta essere indagato. Interpellato dalla redazione ha appeso il telefono dopo aver detto: «Lei conosce il segreto d’ufficio? Ecco, non abbiamo altro da dirci». Stando alle autorità italiane le fatture emesse da quella società servivano a costruire una contabilità fittizia per giustificare flussi di denaro di provenienza illecita. Dalla ‘cassaforte’ di Roveredo sarebbe così transitato oltre un milione di franchi, in parte impiegato per acquistare auto sportive immatricolate nei Grigioni, pure sequestrate. Il 52enne, ricordiamo, è stato fermato in Francia vicino a Cannes con la moglie 37enne montenegrina pure lei residente a Roveredo con permesso B; il figlio è stato preso a Maslianico, in Italia, al confine con Vacallo. In manette a Cantù un altro italiano. Infine sempre a Cannes arrestati il padre della 37enne e un suo familiare. Padre che Europol considera un obiettivo di alto livello ricercato in mezza Europa: si era stabilito in Costa Azzurra con i familiari più stretti, tra cui il genero italiano ufficialmente di casa a Roveredo con la moglie.

L’unica società nella quale i loro nomi figurano ufficialmente

I nomi del 52enne e del 24enne campani figurano nel Registro di commercio ticinese come amministratori unici, in tempi diversi, di una Società anonima registrata nel novembre 2020 e durante i suoi primi due anni di vita amministrata dal fiduciario del Luganese nei cui uffici del Mendrisiotto hanno sede circa 25 società diverse; ruolo di amministratore unico che nell’agosto 2022 è stato assunto dal 52enne e nel giugno 2023 dal figlio allora appena 21enne. Entrambi sul Registro di commercio vengono indicati come residenti a Coira. Scopo societario della Sa: “L’esercizio di un’impresa generale di costruzione, lo studio, la direzione, la progettazione, l’elaborazione, l’esecuzione di ogni genere di opera nel campo dell’edilizia e del genio civile. L’acquisto, la vendita e il commercio di materiali e macchinari nell’ambito edilizio. Nell’ambito della realizzazione dello scopo sociale la società può acquistare, amministrare, vendere beni mobili ed immobili. La società può aprire filiali e/o rappresentanze e partecipare ad imprese similari in Svizzera e all’estero. La società può acquistare, amministrare, vendere beni mobili e immobili all’estero”. Si tratta della sola società in Svizzera nella quale padre e figlio figurano ufficialmente, alla luce del sole. Ve ne sono altre intercettate dagli inquirenti poiché usate per i traffici illegali, mentre uno dei due risulterebbe professionalmente attivo per una società di Zugo. In ogni caso, poiché cittadini stranieri al beneficio di un permesso di dimora B, avevano entrambi la facoltà per legge di amministrare una società su suolo elvetico.

LA REAZIONE ‘Non sono indagato, visti una o due volte’

Lo studio fiduciario del Mendrisiotto è stato perquisito dalla Polizia federale il 23 febbraio. Interpellato dalla ‘Regione’, il titolare spiega di aver «prestato la massima collaborazione agli agenti presentatisi nel mio ufficio. Ho messo a disposizione tutte le carte richieste e ho risposto alle domande riguardanti il mio ruolo nella Sa e i rapporti con i due arrestati. Quanto a me, non sono indagato e non mi è stato comunicato nulla a riguardo. Anche per questo motivo, e considerata l’attività svolta dalla Sa che è quasi nulla, mi sento tranquillo. Peraltro dal 2020 a oggi avrò visto queste persone forse una o due volte. E quel poco che ho visto non poteva sollevare sospetti». L’inchiesta europea è iniziata nel gennaio 2023 dopo una segnalazione delle autorità elvetiche su un cittadino italiano sospettato di riciclaggio su larga scala. Quello che appariva un movimento finanziario anomalo ha portato alla luce un sofisticato sistema di ripulitura del denaro sporco gestito da un’organizzazione altamente strutturata al servizio di camorra e ’ndrangheta. La cocaina che giungeva via mare dal Sudamerica veniva celata in vetture costose dotate di sofisticati compartimenti segreti. La rete si avvaleva di una notevole capacità finanziaria, cripto-asset, frequenti viaggi transfrontalieri e una rete aziendale che abbracciava diverse giurisdizioni.

Le indagini hanno rivelato l’esistenza di beni immobili nelle Alpi Marittime e in Ticino di proprietà del principale sospettato (il 52enne campano di Roveredo) e della sua compagna 37enne, nonché di diverse società francesi e straniere con legami finanziari sospetti con società italiane. Lo scorso novembre la svolta decisiva: la dogana belga sequestra nel porto di Anversa un grosso carico di cocaina, stabilendo collegamenti tra diversi sospetti italiani e montenegrini e varie società di comodo usate per il riciclaggio attraverso false fatturazioni e investimenti immobiliari. Quindi l’operazione simultanea del 23 febbraio: in Svizzera l’Ufficio federale di polizia ha effettuato diverse perquisizioni nei Grigioni e in Ticino, con le rispettive Polizie cantonali. Sin dal 2023 Europol ha sostenuto questa indagine, ben presto diventata una delle operazioni più attive dell’Agenzia nell’ambito del suo Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica.

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