Violenza, tre cifre dove cercare aiuto
Il numero unico 142 sarà realtà dal 1° maggio. Gratis, attivo 24 ore su 24 e sette giorni su sette, permetterà alle vittime di ottenere consulenze specializzate
di Vittoria De Feo
«Uno, quattro, due. Tre cifre soltanto, semplici, chiare e facili da ricordare». È in queste poche parole che si racchiude l’essenza del nuovo numero unico nazionale di aiuto alle vittime di violenza fisica, psicologica e sessuale. Dal prossimo 1° maggio, le vittime di violenza, coloro che si trovano in una situazione di vulnerabilità o che hanno bisogno di protezione e aiuto potranno comporre il 142 ottenendo consulenza, orientamento e sostegno. I dettagli relativi all’attivazione del nuovo numero centrale sono stati presentati ieri in una conferenza stampa che si è aperta ricordando le donne vittime di femminicidio. «Ci sono numeri – osserva il consigliere di Stato Raffaele
De Rosa – che non vorremmo mai dover pronunciare: quelli delle vittime, delle donne uccise, delle persone ferite nel corpo e nell’anima, dei bambini che crescono dentro casa segnati dalla paura. Oggi (ieri per chi legge, ndr) presentiamo un altro numero. Finalmente il 142 è realtà».
Non un recapito di emergenza
Ma di cosa si tratta? Concretamente dal 1° maggio il 142 sarà un numero nazionale dedicato alle vittime di violenza fisica, psicologica e sessuale, ma anche alle persone loro vicine e ai testimoni. Un servizio gratuito, attivo 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Ma attenzione: esattamente come il 143 del Telefono Amico o il 147 di Pro Juventute, il 142 non è un numero di emergenza. Pur essendo un numero a tre cifre, non prevede la geolocalizzazione delle chiamate e non consente l’invio diretto di servizi di pronto intervento come accade invece allertando il 144. Insomma, in caso di bisogno di aiuto immediato e urgente, gli enti di primo soccorso, in particolare polizia e autoambulanze, devono essere contattati direttamente tramite i numeri specifici. Più precisamente, come spiegato dalla collaboratrice scientifica sul tema della violenza domestica presso il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (Lav) Kim Savoy, la risposta alle chiamate al 142 sarà garantita durante gli orari d’ufficio – quindi dalle 8.30 alle 17 – dallo stesso Servizio Lav: il sostegno comprende una consulenza specializzata e un accompagnamento da parte di operatrici qualificate. «A tale scopo – indica Savoy – è previsto un potenziamento del Servizio Lav che in questo momento risponde allo 0800 866 866 (numero che da maggio verrà appunto sostituito dal 142, ndr) durante gli orari dell’Amministrazione cantonale, ovvero dalle 8.45 alle 11.45 e dalle 14 alle 16». Fuori orario e nei giorni festivi la risposta sarà invece assicurata dal personale della Federazione cantonale ticinese servizi autoambulanze (Fctsa), che già si occupa di gestire la centrale di allarme e coordinamento sanitario Ticino Soccorso 144. Per assumere questo compito, aggiunge ancora Savoy, «anche il personale della Fctsa è stato potenziato attraverso una formazione specifica degli operatori che dovranno rispondere al 142». La nuova offerta, va detto, è complementare dato che non va a sostituire i numeri di emergenza o i servizi di ascolto già attivi (vedi infografica).
‘Competenza indipendentemente da chi sarà dall’altra parte della cornetta’
Proprio la decisione di delegare la risposta delle chiamate fuori orario alla Fctsa è stata nei giorni scorsi fonte di preoccupazione espressa anche da associazioni femministe come ‘Io l’8 ogni giorno’. Il tema è stato sollevato pure dalla politica cantonale. La deviazione fuori orario, chiede per esempio l’Mps in un’interpellanza, non rischia di “limitare l’efficacia dello strumento, riducendolo a un servizio emergenziale e sottraendo alle donne la possibilità di un ascolto competente e specializzato in ogni momento della giornata?”. Sempre sul 142 si è aggiunta ieri un’altra interpellanza del Ps che sottolinea come “le risorse destinate alla prevenzione e al sostegno alle vittime siano spesso insufficienti rispetto ai bisogni reali”. La replica di De Rosa è però netta: «La risposta alle chiamate sarà competente, qualificata ed efficace indipendentemente da chi ci sarà dall’altra parte della cornetta. Sono stati valutati vari scenari e anche negli altri cantoni non c’è un modello univoco. Riteniamo a ogni modo che questa impostazione sia la più idonea e adeguata». Esatto, perché, illustra il direttore del Dipartimento sanità e socialità, alla base della scelta del partner esterno ci sono state diverse motivazioni: «La Fctsa è innanzitutto un ente affidabile, con il quale il Cantone ha una consolidata collaborazione di lunga data, è un centro di competenza che riunisce diversi enti di primo intervento e dispone di personale molto qualificato. Pur essendo conosciuta principalmente per la gestione del 144, la Federazione opera già in ambiti complementari e garantisce standard molto elevati di professionalità e coordinamento con la rete dei servizi del territorio». Fuori orario dalla Fctsa verranno inoltre coperte anche le chiamate dei cittadini grigionesi di lingua italiana. In merito, afferma il presidente della Fctsa Luciano Anselmi, «la sfida principale sarà capire il montante di chiamate che arriverà, nonché, vista la finalità del nuovo numero, l’emozionalità di cui verrà caricato il singolo operatore. In ogni caso, sulle 145mila chiamate al 144 o ai servizi affini che riceviamo ogni anno solo 30mila sono telefonate di urgenza. In altre parole, molte delle chiamate gestite attualmente dai nostri operatori sono già affini al 142». Stando a Savoy in Ticino si prevede «un aumento delle chiamate fuori dagli orari di ufficio del Servizio Lav tra 1,8 e 3,5 telefonate al giorno. La convenzione prevede comunque una fase pilota di due anni, il che ci permette di adeguare l’offerta qualora il volume di chiamate dovesse superare le stime previste». E precisa: «Il potenziamento del personale della Fctsa è stato previsto nelle fasce orarie in cui è stato ipotizzato un maggior numero di chiamate: oltre agli operatori reattivi per le urgenze, ci sarà quindi personale aggiuntivo che permetterà di garantire la risposta al 142».
Consenso, anonimato e confidenzialità
Tre i livelli su cui si articolerà la risposta operativa. L’intervento di crisi che, come detto, dovrebbe avvenire solo in casi eccezionali. «Qualora dovesse chiamare qualcuno in situazione di pericolo – dice Savoy –, l’operatore del 142 potrà, con il consenso del chiamante, deviare la telefonata al 117, al 144 o alle due case protette. L’esperienza recente dei Cantoni che hanno già avviato una fase pilota come Zurigo e Basilea Città ha mostrato come tali casi siano eccezionali». In secondo luogo c’è la consulenza di base secondo la Legge per l’aiuto alle vittime di reati: «Si tratta di consulenze specializzate durante gli orari d’ufficio del Servizio Lav. Fuori orario, oltre a garantire uno spazio di ascolto e contenimento emotivo, vi sarà una proposta di contatto con il servizio Lav o altri servizi», continua Savoy. Non da ultimo, il triage, «previsto per le persone che chiamano senza trovarsi in una situazione di violenza, come chi è in situazione di dipendenza o cerca informazioni sul divorzio». In ogni caso e a ogni livello, l’interazione si fonderà su consenso, anonimato e confidenzialità. Il percorso che ha portato all’attivazione del 142, rammenta poi De Rosa, «è stato lungo e tortuoso. La messa in funzione è infatti stata rinviata più volte a livello nazionale». A ricordare le tappe ci pensa
Myriam Proce, coordinatrice istituzionale violenza domestica in seno al Dipartimento istituzioni. «All’entrata in vigore in Svizzera della Convenzione di Istanbul nel 2018 sono seguite tutta una serie di iniziative. Tra queste la roadmap della Confederazione e dei Cantoni sulla violenza domestica e il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica».
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2026-03-10T07:00:00.0000000Z
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