La Fortezza crolla ‘Si riparta da zero’
La popolazione boccia il credito per il rilancio dei castelli di Bellinzona
Di Katiuscia Cidali
Con il 53,93% dei voti contrari e il 46,07% di voti favorevoli, in votazione popolare è stato affossato il progetto di valorizzazione della Fortezza di Bellinzona. Con 13’315 votanti (di cui 12’944 per corrispondenza) la partecipazione al voto è stata del 47,51%, ad aver votato ‘no’ sono stati 6’923 cittadini, mentre ‘sì’ 5’913. Le schede bianche sono state 405, le nulle 74. Oggetto della votazione era il credito; l’investimento complessivo di 19 milioni di franchi, per il rilancio turistico, culturale e storico, sarebbe stato ripartito tra Città (8 milioni), Cantone (8 milioni) e Confederazione (3-4 milioni, importo ancora da definire).
‘Popolazione toccata sul vivo’
«La popolazione ha risposto presente, è stata toccata sul vivo, su un progetto che non riguarda soltanto Bellinzona, ma anche la tradizione e, rispettivamente, il cuore che pulsa nel petto dei bellinzonesi», dichiara a ‘laRegione’ Brenno Martignoni Polti, promotore del referendum. E ora cosa attendersi dal Municipio e dal Cantone, proprietario dei castelli, alla luce di un voto che rappresenta anche un ‘no’ al credito di 19 milioni di franchi? L’ex sindaco, innanzitutto, invita a rispettare il verdetto delle urne: «Bisogna capire che certe cose non si toccano». Da qui, secondo Martignoni Polti, si dovrà ripartire «da tre punti fondamentali: la denominazione ‘castelli’, e non ‘fortezza’; l’ingresso, che dovrà rimanere gratuito; e nessuna fondazione incaricata della gestione dei castelli». Su queste basi, aggiunge, «si potrà costruire un nuovo progetto». Perché, sottolinea, «la disponibilità di quei crediti rimane: non spariscono perché viene cassato il messaggio. Si tratta ora di ricreare consenso, ma partendo dalla base». Facciamo presente a Martignoni Polti che la denominazione ufficiale ‘Fortezza’, essendo i castelli di proprietà del Cantone, è stata formalmente adottata dall’Ufficio cantonale dei beni culturali (Ubc). Chiederete dunque all’Ubc di cambiarla in ‘Castelli’? «Parto dal principio che questa denominazione, anche se è stata, tra virgolette, approvata dall’Ufficio dei beni culturali, non è mai passata dal vaglio popolare. E una decisione del genere non può essere assunta senza coinvolgere la popolazione». State pensando a un atto ufficiale per eliminare la denominazione ‘fortezza’ laddove attualmente compare? «Innanzitutto ci aspettiamo che ora il Municipio ci contatti, per sederci nuovamente a un tavolo, ristudiare il progetto e rimettere tutto su un binario di condivisione e consenso». E riguardo al nome «saremo categorici, anche la netta differenza di voti dimostra questo: il nome è e deve rimanere soltanto ‘castelli’».
‘Bisogna ricominciare da zero’
Se per i promotori del referendum il voto impone ora di ripartire da nuove basi, per il Municipio pesa invece la bocciatura di un progetto sul quale si lavorava da anni. «Ovviamente sono e siamo delusi per questo risultato, perché si tratta di un progetto che arrivava da molto lontano e che ha richiesto un grande investimento di risorse, anche umane, per arrivare alla definizione di una proposta che mirava soprattutto a dare una nuova prospettiva a Bellinzona, dal punto di vista culturale, ma anche economico e turistico. Purtroppo, evidentemente, il progetto è stato bocciato dalla popolazione e questo voto va, ovviamente, rispettato», afferma Mario Branda interpellato dalla redazione. Quali scenari si aprono ora? Il progetto verrà accantonato, come lasciato intendere in precedenza parlando dell’assenza di un piano B, oppure ci sono altre possibilità? «Innanzitutto, dobbiamo constatare che Bellinzona ha bisogno di progetti di rivitalizzazione. Ora, però, il credito della Città è stato bocciato. Non dimentichiamo che stiamo parlando di monumenti di grandissima importanza, di proprietà del Cantone, che è stato coprotagonista del progetto fin dall’inizio. Finora l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla Città, perché era il Comune ad aver concesso il credito sottoposto a referendum, ma un credito riguarda anche il Cantone». Proprio per questo, «ritengo che sarà necessario sederci a un tavolo con il Cantone e capire se, dal suo punto di vista, sia possibile e opportuno proseguire, ed eventualmente in quale modo e con quali modalità. Si potrebbero anche recuperare alcuni degli aspetti indicati dai referendisti. Certo, il dato di partenza è che il credito della Città è caduto e quindi, fondamentalmente, bisogna ricominciare da zero». A sostegno del referendum sono state addotte motivazioni diverse, contribuendo a creare anche una certa confusione. A livello di comunicazione, da parte vostra, c’è qualcosa che avreste potuto trasmettere in maniera più efficace? «Quando una proposta viene bocciata c’è sempre, in qualche misura, un problema di comunicazione», premette il sindaco. «Allo stesso tempo, la situazione si è rivelata complessa, perché nel corso della campagna si sono sommate molte motivazioni diverse. Alla fine non era facile capire quale fosse quella prevalente, e anche questo non ha aiutato». Inoltre «i referendisti hanno puntato fin dall’inizio sulla questione del nome, che in realtà non era oggetto della decisione del Consiglio comunale. Si sono quindi sovrapposte motivazioni di natura diversa: alcune formalmente ineccepibili, altre meno. Probabilmente anche questo non ha contribuito a chiarire quale fosse l’effettiva portata del voto. Ciò nonostante, il risultato è chiaro», conclude il sindaco.
Partito comunista: ‘Nessuna gestione privata’
La sezione Bellinzonese del Partito Comunista in un comunicato indica di aver preso atto con soddisfazione dell’esito del referendum. Il Pc si “è distinto sollevando in particolare il tema della gestione dei castelli, opponendosi alla sua esternalizzazione a una fondazione di diritto privato”. Votando “contro questa privatizzazione occulta della gestione, la cittadinanza bellinzonese ha nuovamente dimostrato una sua peculiarità storicamente ricorrente: l’opposizione ai tentativi di sottrarre istituti pubblici al controllo democratico”. La prossima priorità del Partito Comunista “è ora quella di promuovere un intervento sui castelli che garantisca l’accessibilità per le persone disabili”.
Favorevoli e contrari
Ricordiamo che a favore del sì si erano schierati Plr, Ps, Centro, Lega e Verdi liberali che difendevano in maniera compatta il progetto di valorizzazione del sito Unesco. Il progetto era sostenuto anche dal comitato civico ‘Facciamoci belli’, composto da rappresentanti del turismo, del commercio, della ristorazione, della cultura e della società civile in generale; da HotellerieSuisse Sopraceneri, come anche dai sindaci dei principali poli urbani cantonali. Il referendum contro il credito di 19 milioni per valorizzare la Fortezza, accolto lo scorso marzo a larga maggioranza dal Consiglio comunale, era stato lanciato da un gruppo di politici locali, in prima linea appunto l’ex sindaco Brenno Martignoni Polti, e consigliere comunale di Bellinzona (il Noce); sostenuto anche da Avanti con Ticino&Lavoro, HelvEthica, Partito comunista, Udc (sezione locale) e Mps. Nel comitato referendario abbondavano opinioni contrastanti. C’era chi spingeva per correggere il progetto nei punti maggiormente criticati (denominazione, entrata a pagamento di alcune aree oggi libere e gestione affidata a una fondazione) e chi invitava a bocciarlo perché troppo oneroso laddove le priorità della popolazione sarebbero altre.
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