Scuola da chiudere? Carasso si mobilita
I genitori scrivono preoccupati al Municipio cittadino e la politica si attiva con due atti parlamentari molto critici. Ipotesi allievi verso Gorduno o sede Nord
Una lettera dei genitori, un’interpellanza e un’interrogazione inviate al Municipio di Bellinzona per segnalare i timori che alla fine del corrente anno scolastico venga chiusa la vecchia scuola di Carasso dove hanno sede l’asilo e una pluriclasse del primo ciclo di Elementari. La preoccupazione tra le famiglie monta alla luce delle informazioni emerse in occasione dei recenti incontri con la nuova direzione dell’Istituto scolastico cittadino. Oltre al fatto che la sede è ora inserita nella nuova Zona Fiume insieme a Claro, Gnosca, Gorduno e Preonzo, parallelamente sono emersi interrogativi sul suo futuro viste le condizioni in cui versa l’edificio, definito vetusto e caratterizzato da criticità strutturali e di sicurezza. Nella sua interpellanza il gruppo Verdi/Forum alternativo (Lorenza Giorla-Röhrenbach, Sara Nisi ed Elisa Chiapuzzi) evidenzia che “secondo quanto riferito dai genitori, tra gli scenari prospettati vi sarebbe anche un possibile trasferimento degli allievi a Gorduno o Bellinzona Nord”. Le consigliere invitano perciò l’Esecutivo a distinguere due questioni “che non dovrebbero coincidere: da una parte l’evidente necessità di affrontare le criticità dell’edificio, dall’altra la decisione di rinunciare alla presenza di una sede nella frazione”. I genitori stessi in effetti nella lettera ritengono opportuno che si valuti sia il risanamento sia, qualora ciò non fosse possibile o conveniente, una soluzione alternativa che permetta comunque di mantenere la scuola a Carasso. Il tutto considerando peraltro l’evoluzione demografica e urbanistica della frazione, che negli ultimi anni ha conosciuto una significativa crescita edilizia. “Prima di assumere decisioni definitive appare quindi necessario disporre di una valutazione aggiornata sull’evoluzione della popolazione scolastica e sulle esigenze future della frazione”.
‘Cinque anni fa Daro, temiamo che si ripeta’
Dal canto loro i consiglieri liberali-radicali Patrick Rusconi e Tiziano Zanetti nell’interrogazione incentrata per lo più sull’agire del Dicastero opere pubbliche in mano al municipale socialista Henrik Bang, più che sull’operato del Dicastero educazione, cultura, giovani e famiglie condotto da Renato Bison (Plr), rilevano che “la situazione strutturale della sede di Carasso non è nuova. I limiti dell’edificio sono conosciuti da anni e, proprio per questo, appare necessario chiedersi se oggi non vi sia il rischio di procedere a due velocità differenti: da una parte il settore scolastico chiamato a riorganizzare, ottimizzare e trovare soluzioni; dall’altra il settore delle opere pubbliche che deve garantire strutture adeguate, sicure e coerenti con le esigenze della scuola. Non possiamo chiedere alla scuola di fare sempre di più, se parallelamente non siamo in grado di mettere a disposizione stabili scolastici all’altezza delle esigenze attuali e future”. Zanetti si dice tutt’oggi amareggiato della chiusura avvenuta nel giugno 2021 a Daro: «Sono passati cinque anni e per me quella decisione, sebbene dettata dai numeri, rimane incomprensibile.
Quando chiude una scuola, una parte del paese muore. Ora temiamo lo stesso destino per Carasso». Infatti, prosegue l’interrogazione, la sede scolastica di un quartiere “non è soltanto un edificio. È un punto di riferimento per le famiglie, contribuisce all’identità della frazione e favorisce una scuola vicina al territorio. La razionalizzazione deve quindi essere accompagnata da una precisa visione: ottimizzare dove necessario, ma senza perdere inutilmente la presenza della scuola nei quartieri e senza rinunciare a investire laddove gli edifici ne hanno bisogno”.
Spostamenti e mobilità
Quanto poi alla mobilità scolastica, rileva il gruppo Verdi/Fa, un eventuale trasferimento “comporterebbe la necessità di garantire condizioni adeguate di sicurezza, accessibilità e autonomia negli spostamenti casa-scuola”. Questo considerate le criticità riguardanti la mobilità ciclopedonale nella frazione fortemente trafficata, “anche alla luce della recente apertura del semisvincolo e dei lavori previsti sul ponte, mentre la linea di trasporto pubblico presenta, secondo i genitori, difficoltà già per gli allievi del secondo ciclo”. Senza poi dimenticare che “la Città aveva comunicato, nell’ambito della riorganizzazione dell’Istituto scolastico, che il nuovo assetto non avrebbe dovuto comportare particolari conseguenze per allievi e famiglie”. Da qui la richiesta affinché tale principio sia garantito.
Le famiglie: ‘Obiettivo rimanere qui’
“I progetti per il futuro non sono chiari – si legge nella lettera del Gruppo genitori sottoscritta da decine di persone – e tra le alternative proposte non è stata ventilata la possibilità di un risanamento strutturale, bensì un trasferimento delle classi dal prossimo settembre”. Prospettiva “che ci preoccupa” anche per quanto riguarda la trasferta quotidiana, visto che “l’attuale trasporto con la linea 222 sembra già difficoltoso per i bambini del secondo ciclo delle Elementari e non pare idonea a quelli del primo ciclo”. Per questi e altri motivi i genitori chiedono che “si consideri un obiettivo concreto il mantenimento qui del primo ciclo. E che sia riconosciuto il valore autentico della sede per la frazione”. Tramite 17 domande il gruppo Verdi/Fa vuole sapere quali valutazioni sono in corso, quali scenari sono sul tavolo “e soprattutto se il mantenimento di una sede scolastica a Carasso costituisca ancora un obiettivo della Città”. Secondo le tre consigliere “non si tratta di ignorare le criticità dell’edificio, ma di evitare che la necessità di risanarlo sia automaticamente tradotta nella rinuncia alla presenza della scuola nella frazione”. Chiara la richiesta di fondo: “Prima di assumere qualsiasi decisione definitiva, siano valutate tutte le alternative possibili; e i genitori siano adeguatamente informati e coinvolti nel confronto sul futuro della sede”.
‘Pianificare bene le opere’
Dal canto loro Rusconi e Zanetti ritengono che “riorganizzare non può significare semplicemente spostare classi o adattare le esigenze della scuola agli edifici esistenti. La scuola sta facendo la propria parte; ora è necessario che anche la Città, attraverso una chiara pianificazione delle opere pubbliche, faccia la propria. Se si ritiene importante mantenere le scuole nei quartieri, questo principio deve trovare riscontro anche negli investimenti. Non possiamo chiedere alla scuola di essere moderna, flessibile e capace di riorganizzarsi, continuando però a farla lavorare in strutture che da anni presentano limiti conosciuti”.
BELLINZONA E VALLI
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2026-10-01T07:00:00.0000000Z
2026-10-01T07:00:00.0000000Z
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