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‘All’Ente Acqua sanno ciò che è giusto fare’

La Città risponde a due interrogazioni molto critiche di Panizzolo e Campanella sull’organizzazione e l’operatività dell’ente autonomo

Di Davide Martinoni

“Il Municipio non ritiene che vi siano delle criticità gestionali di particolare rilievo. Il Locarnese Ente Acqua (Lea) è attivo da 2 anni con un nuovo assetto organizzativo che richiede inevitabilmente una fase di rodaggio e in tal senso siamo convinti che il Consiglio direttivo sia perfettamente in grado, insieme alla Direzione, di completare in tutte le sue parti il riassetto organizzativo dell’ente, perseguendo le finalità espresse in occasione della sua costituzione”. È sostanzialmente in questo passaggio che la Città chiarisce la sua posizione rispetto al Lea e rispedisce al mittente la valanga di critiche verso l’ente autonomo – e chi lo gestisce – espresse con due interrogazioni molto dure dai Plr Luca Panizzolo e Mario Campanella.

‘Internalizzare è meglio’

I temi sensibili sollevati sia da Panizzolo singolarmente, sia da questi con il collega Campanella, erano numerosi. Uno riguardava l’internalizzazione di gran parte delle attività. Per il Municipio questa è “una prassi storica in vigore già da prima della costituzione del Lea” e ricalca quelle adottate dalle principali aziende idriche ticinesi, “incluse quelle di riferimento regionale”. Quanto alla ventilata (dai consiglieri) messa a concorso anche di opere di piccola e media entità, essa “comporterebbe oneri amministrativi e gestionali significativi, sia per la preparazione e la sorveglianza delle gare, sia per il coordinamento operativo dei cantieri con più ditte esterne coinvolte”. Sulla base di quanto fatto da un’altra azienda del settore, “chi ha sperimentato l’esternalizzazione di alcune opere idrauliche ha riscontrato un incremento medio dei costi di circa il 40% rispetto all’esecuzione interna, a parità di qualità e condizioni operative”. Pertanto, “l’internalizzazione delle attività costituisce la soluzione più efficace ed economicamente razionale per un servizio pubblico che deve garantire continuità 24 ore su 24, sicurezza, qualità e controllo diretto dell’infrastruttura”.

I limiti della messa a concorso

Rispondendo alla suggestione riguardante eventuali entrate supplementari per il Comune qualora alcuni lavori fossero stati messi a concorso e affidati a ditte domiciliate o esterne non domiciliate, l’esecutivo premette che “la messa a concorso di un’opera pubblica non implica automaticamente l’affidamento a ditte della regione. La Legge cantonale sulle commesse pubbliche e la relativa giurisprudenza stabiliscono in modo chiaro che la sede dell’impresa non costituisce un criterio valido di aggiudicazione, nel rispetto dei principi di parità di trattamento, libera concorrenza e non discriminazione territoriale. In altri termini, indire un concorso significherebbe aprire la partecipazione ad aziende provenienti da tutto il Cantone o anche da fuori Cantone, a seconda delle dimensioni del mandato, non necessariamente con un ritorno economico per Locarno”.

Un’altra domanda riguardava eventuali “analisi specifiche per rilevare la presenza nelle acque potabili o nelle falde sotterranee di sostanze Pfas” (le Pfas sono diverse migliaia di prodotti chimici industriali sintetici, antimacchia e idrorepellenti, stabili dal punto di vista termico e chimico, utilizzati su vasta scala negli anni Settanta, vantaggiosi ma anche problematici per l’ambiente e la salute). Il Municipio risponde affermativamente, chiarendo che “controlli ufficiali da parte del Laboratorio cantonale non hanno rilevato tracce di Pfas e il monitoraggio prosegue in modo continuo”. Lo stesso accade per le microplastiche, contesto in cui “non esiste al momento un valore limite di legge” e “non vi sono ancora metodi analitici standardizzati a livello nazionale e internazionale”.

Uno scudo per Galgiani

Andando anche sul personale, gli autori delle interrogazioni mettevano in discussione le competenze specifiche del direttore del Lea, Flavio Galgiani. Il Municipio ricorda che Galgiani è ingegnere civile con formazione accademica e “che nell’arco di quasi 10 anni dalla sua entrata in servizio presso il Comune ha acquisito un’esperienza specifica nella gestione di reti idriche comunali e sovracomunali. Gli ambiti di competenza spaziano da quelli tecnicostrutturali (accompagnamento nella progettazione ed esecuzione di opere, elaborazione e gestione di piani di sicurezza, pianificazione operativa e strategica delle attività sulle infrastrutture ecc.) a quelli organizzativi e gestionali (concorsi pubblici, nuovi programmi di gestione informatica, gestione del personale e organizzazione del lavoro, gestione economica ecc.)”. Il direttore ha inoltre “competenze legislative nella materia specifica, come pure il ruolo che riveste quale vicepresidente dell’Associazione acquedotti ticinesi. Nell’ambito della propria attività, la Direzione ha inoltre gestito in modo adeguato situazioni di emergenza particolarmente complesse, come l’inquinamento da idrocarburi delle sorgenti Valpesta nel 2016, affrontato pochi mesi dopo l’assunzione della funzione, risolvendolo con efficacia e professionalità”. Quindi, “il Municipio ritiene che la Direzione di Lea disponga delle competenze per gestire questo ente”. Proseguendo, veniva messa in luce una presunta sproporzione fra il personale amministrativo (7 unità) e quello tecnico-operativo (11). In questo senso, risponde la Città, “il personale tecnico che opera sul territorio fa parte a tutti gli effetti dell’organico operativo, essendo direttamente coinvolto nella gestione, manutenzione e sicurezza del servizio. Contrariamente a quanto affermato nell’interrogazione, in passato la struttura definita ‘amministrativa’ dell’azienda contava cinque unità e non tre. L’attuale composizione del personale non rappresenta quindi un ampliamento ingiustificato, bensì un adeguamento responsabile alle esigenze operative e normative odierne”.

Infortuni, ‘nessuna negligenza’

In merito agli infortuni verificatisi durante alcuni lavori in trincea, tali opere, è l’accusa, sarebbero state avviate “senza il controllo dello specialista Suva e senza l’installazione delle paratie di sicurezza obbligatorie”. In realtà, sottolinea il Municipio, c’è stata una verifica immediata ed è emerso che “tutte le prescrizioni di sicurezza applicabili erano state rispettate e che il cantiere era stato allestito in conformità alle disposizioni tecniche per gli scavi con le caratteristiche presenti in loco. La presenza sul posto di uno specialista Suva non è richiesta in via preventiva per ogni intervento”, ma “la Suva interviene a campione o per ispezioni mirate, secondo le proprie competenze di vigilanza. Nel caso in esame, le condizioni dello scavo non richiedevano l’installazione di paratie, poiché la profondità, la geologia del terreno e la natura dei materiali avrebbero dovuto garantire la stabilità del fronte secondo le norme applicabili”. Infine, dubbi venivano espressi sull’assunzione, in Lea, di un “project manager” al 100%. Ciò, nota l’esecutivo, è considerato “vantaggioso, anche dal profilo economico, considerando l’ammontare degli investimenti previsti dal Piano generale dell’acquedotto (oltre 90 milioni) e le probabili collaborazioni che verranno siglate, che si traducono in maggiori lavori in ambito d’investimenti”.

LOCARNO E VALLI

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2026-01-03T08:00:00.0000000Z

2026-01-03T08:00:00.0000000Z

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