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Fino al 900% di esuberi nei Piani regolatori

I tre sindaci molto preoccupati di fronte alle cifre aggiornate degli esuberi, che si assestano ora fra il 600 e il 900%, e al silenzio istituzionale del Cantone

di Marino Molinaro

‘Il Cantone impone di dezonare le aree edificabili in eccesso e questo per noi è il problema numero uno, perché ci pare un’operazione impossibile da portare avanti’, spiegano i sindaci dei tre Comuni.

Un problema cui per ora nessuno sa dare una risposta chiara e concreta, né individuare una via d’uscita che non sia dolorosa per moltissimi proprietari. Ossia calare la mannaia e si salvi chi può. Il tema è quello della contenibilità dei Piani regolatori comunali, che definisce quanta superficie edificabile può esserci rispetto alle reali necessità date dalla crescita demografica e occupazionale a medio termine (in genere 15 anni). In base alla Legge federale sulla pianificazione del territorio, Berna ha imposto ai Cantoni di riportare le eccedenze del dimensionamento entro il limite massimo del 120% con l’obiettivo di evitare un uso o sfruttamento scriteriato del territorio. Elaborando l’apposita scheda R6 del Piano direttore cantonale, il Ticino è stato l’ultimo ad avviare l’esercizio di calcolo, conscio del fatto che specialmente nelle zone periferiche le aree edificabili in esubero, in base alle linee guida federali, sono tantissime. Città e Comuni hanno svolto le rispettive verifiche e nell’Alto Ticino, stando ai dati definitivi appena rientrati, in parte ancora attesi, emerge una situazione parecchio fuori scala, bene inteso in base ai parametri federali.

Cosa bolle a Palazzo delle Orsoline

Nelle Tre Valli il tema è sentitissimo, tant’è che in seno ai legislativi durante l’ultimo anno vi sono stati più interventi volti a chiedere lumi per far sentire al governo cantonale la voce preoccupata delle zone periferiche. Consiglio di Stato davanti al quale sono peraltro pendenti alcuni atti parlamentari: un’interrogazione di Più Donne volta a capire i motivi dei ritardi nell’applicare le disposizioni federali e se veramente si potranno concedere ai cosiddetti ‘Comuni del retroterra e della montagna’ le deroghe previste dalla scheda R6; un’interrogazione del capogruppo socialista Ivo Durisch che segnala il rischio di edificazioni sviluppate in fretta e furia per mascherare il reale esubero; la mozione Padlina (Centro) secondo cui il metodo cantonale di calcolo stabilito dalla scheda R6, in particolare sulle riserve, non considererebbe le diverse tipologie di Comuni, si fonderebbe su grossolane approssimazioni e porterebbe a risultati manifestamente insostenibili; tesi respinta dal Dipartimento del territorio, secondo cui il metodo si basa su criteri oggettivi, riconosciuti dalla disciplina e tiene conto del fatto che i Comuni possano presentare caratteristiche diverse. Si aggiungono poi iniziative di singoli Comuni, come Lumino il cui Municipio lo scorso ottobre ha ricorso al Tribunale amministrativo cantonale chiedendo di riesaminare il calcolo di dimensionamento del Pr dopo che il Consiglio di Stato ha bocciato un piano di quartiere; sempre a Lumino una mozione del Centro chiede al Municipio di fare pressione sul Cantone affinché modifichi il metodo di calcolo e adotti una più corretta lettura della situazione, considerando meglio le specificità periferiche. Esattamente quanto chiede Padlina. Dal canto loro lo scorso gennaio alcune associazioni attive nella tutela del territorio hanno scritto a una trentina di Comuni sollecitandoli a dezonare subito.

Le Tre Valli si attivano

In attesa che il Gran Consiglio si esprima sulla mozione e il governo risponda alle due interrogazioni, nei Comuni periferici la preoccupazione monta. Negli scorsi mesi il convivio dei sindaci delle Tre Valli si è riunito per discuterne, scrivendo all’Associazione dei Comuni ticinesi che a sua volta si è rivolta al Dipartimento del territorio per cercare di capire se vi sia, e se sì quanto, uno spazio di manovra. Senza per ora ricevere risposte. Per chiarire il quadro, abbiamo interpellato due sindache e un sindaco: focus sulla Val di Blenio. Il ‘leit motiv’ si ripete: molta preoccupazione di fronte a un quadro di totale incertezza. Blenio e Serravalle hanno da poco ricevuto i dati definitivi dai rispettivi pianificatori, Acquarossa li attende a breve. Nella bassa valle il tasso di esubero è passato da una stima iniziale del 290% a circa il 600%, nell’alta valle è schizzato dal 620% a oltre il 900%, nella media valle il valore dovrebbe assestarsi a metà strada.

‘Siamo nella top five’

«Blenio è nella ‘top five’ cantonale e questo è il nostro grattacapo numero uno», ci dice la sindaca Claudia Boschetti-Straub. «O meglio, se fosse per noi non sarebbe un problema, perché riteniamo che il territorio degli ex Comuni aggregati vent’anni fa sia stato pianificato con cura, e lo è tutt’oggi. Abbiamo recentemente convocato il Legislativo per esporre nel dettaglio la situazione, evidenziando che ci troviamo in una situazione di stallo. Nessuno al momento ci dice cosa fare, come avviare un’eventuale procedura collettiva di dezonamento. Di sicuro se si dovesse obbligatoriamente abbattere il tasso di esubero, ci vedremmo confrontati a intervenire su tutte le frazioni, mettendo le mani nelle proprietà private laddove non vi è mai stato, a nostro giudizio, uno sfruttamento improprio o eccessivo del territorio. Anzi, ribadisco, si è sempre prestata molta attenzione: si costruisce rispettando il paesaggio e se certe riserve, anche ampie, esistono ai margini dei nuclei, nei quali non è mai facile ristrutturare, il motivo riguarda la volontà di assicurare alle future generazioni la possibilità e lo spazio sufficiente per costruire qui la loro vita».

‘Nessuna garanzia compensatoria’

Concordano gli altri due sindaci. Pascal Venti a Serravalle evidenzia lo sforzo comune svolto nelle Tre Valli per cercare di capire il quadro normativo e le conseguenze dirette sulla proprietà privata: «Non appena capiremo, dalle istanze superiori, cosa saremmo in teoria obbligati a fare, convocheremo la popolazione per assicurare un’informazione puntuale e dettagliata. Ora sappiamo solo che si dovrebbe dezonare parecchio, peraltro senza alcuna garanzia compensatoria. Nel senso che terreni edificabili sui quali i proprietari hanno pagato per lungo tempo tasse e imposte, così da garantire per loro stessi o per i loro figli una possibilità edificatoria, verrebbero riconvertiti senza beneficiare di alcun indennizzo che sarebbe invece logico attendersi. Oltre il danno la beffa e mi chiedo se questa eventualità non finisca per ingenerare delle disparità di trattamento, nell’ambito della moltitudine di procedure analoghe prevedibili in quasi tutto il Ticino».

‘Si vanificherebbero i nostri sforzi’

Timori che la sindaca di Acquarossa, Michela Gardenghi, fa propri: «Il quadro, perlomeno nelle cifre, ci pare chiaro, ma siamo nell’incertezza totale. Voglio anche sottolineare che da lungo tempo, come autorità comunali e regionali, ci stiamo adoperando in tanti modi per migliorare la qualità di vita, grazie a servizi di qualità sviluppati e condivisi anche nell’ottica di favorire le opportunità occupazionali, oltre che residenziali. I nostri sforzi sono orientati a fermare lo spopolamento. Ma ridurre le possibilità edificatorie in un territorio come il nostro, significa vanificare gli sforzi fatti. Anche una sola famiglia che decidesse di stabilirsi qui, o di non andarsene, è per noi un successo. Dezonare rischia invece di peggiorare una situazione già delicata. Un’eventualità che forse Berna non vede ma che ci spaventa. E che, stando a quanto si percepisce, non sta lasciando indifferenti nemmeno le banche, le quali iniziano a porsi delle domande sulla sostenibilità di taluni progetti futuri». A farne le spese – concordano i tre sindaci – sarebbe l’attrattività di una valle intera che tramite diverse iniziative, come detto spesso condivise e cofinanziate dai tre enti locali, ha dimostrato negli ultimi anni dinamismo e propositività.

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