‘Gli scambi sociali allungano la vita’
‘Una persona su sei non gode di interazione umana. La conseguenza è l’impoverimento della salute’. Lanciato un progetto di sensibilizzazione
Di Beatrice Reali
I benefici legati alle interazioni sociali, secondo la scienza, sono diversi: aumento della sopravvivenza, riduzione del 29% del rischio di malattie cardiovascolari, riduzione della depressione, riduzione della probabilità di sviluppare demenza e aumento della risposta immunitaria. Ecco perché Ciao Table, un’associazione ticinese riconosciuta di utilità sociale fondata da psicologi e psicoterapeuti, ha lo scopo di promuovere la ricerca scientifica nel campo degli scambi sociali e di connessioni sociali di qualità.
Venerdì scorso si è tenuto un evento sul tema all’Università della Svizzera italiana (Usi), durante il quale è stato conferito alla dottoressa Veronica Witte, esperta del settore e ricercatrice di fama mondiale, il riconoscimento Social Research Prize, quest’anno in collaborazione con l’Usi e il Neurocentro e con il sostegno della Città di Lugano. In questa occasione, Ciao Table ha lanciato il progetto ‘La settimana del saluto a... chi ci è vicino’. Abbiamo intervistato la dottoressa Piera Serra, psicologa e psicoterapeuta, nonché presidente dell’associazione.
In cosa consiste il progetto lanciato venerdì scorso?
Il nostro progetto prevede una campagna promozionale attraverso cui per una settimana all’anno si invitano cittadine e cittadini a ricercare uno scambio sociale, anche minimo. Un saluto con chi gli siede accanto al bar o al ristorante, al cinema, a teatro, in spiaggia, mentre si fa la fila in un negozio… Da questo scambio che, come già specificato, già di per sé fa stare meglio, se entrambe le persone ne hanno voglia, può nascere una conversazione che, in presenza di determinate condizioni, può facilitare la costruzione di una vera e propria relazione sociale. Sappiamo che in molti già hanno l’abitudine di salutare uno sconosciuto, infatti la nostra iniziativa intende rendere ancor più esteso e abituale un comportamento che è già congruo con la cultura locale. Si tratta di un progetto nostro, di Ciao Table, pensato sulla base di iniziative che hanno avuto successo in altri Paesi. Lo abbiamo lanciato il 29 maggio, e da allora abbiamo cominciato una ricerca dei finanziamenti, qualcosa da non dare per scontato poiché, sebbene il progetto sia avviato, siamo ancora alla ricerca di aiuti economici. Per noi, si tratta innanzitutto di informare il pubblico sull’importanza degli scambi sociali: è scientificamente provato, da decenni, che gli scambi sociali contrastino le cause di morte allungando letteralmente la vita, oltre che mantenendoci cognitivamente sani più a lungo. Recentemente, abbiamo potuto vedere che anche gli scambi temporanei ed episodici tra persone che non si conoscono sono positivi. Come dicevo, il nostro progetto, pur essendo del tutto originale, fa riferimento ad altre iniziative. Per esempio in Canada l’associazione GenWell, che ha partecipato online alla conferenza del 29 maggio, ha istituito la ‘Talk to a Stranger Week’, in cui le persone per strada vengono informate degli studi che dimostrano che parlare anche con una persona sconosciuta renda più felici.
Da quale necessità, o bisogno, nasce?
Un recente rapporto dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, ci dice che una persona su sei non gode delle connessioni sociali di cui avrebbe necessità. Le conseguenze sono un impoverimento della salute, psichica e fisica, e una sofferenza soggettiva. Questa povertà di relazioni non dipende dalle singole persone, ma è il risultato delle profonde trasformazioni sociali legate all’urbanizzazione, ai cambiamenti nell’organizzazione del lavoro e alla progressiva scomparsa dei luoghi di incontro e di vita comunitaria, come cortili, piazzette e piccoli negozi di quartiere. Vogliamo contrastare con forza questa condizione sempre più dilagante.
Chi è, o chi sono, i protagonisti?
I protagonisti sono le persone, siamo noi, sono tutti quelli che aderiscono al nostro appello. Per arrivare a tutti, inoltre, in aggiunta agli strumenti promozionali digitali, potremo utilizzare anche banchetti per strada e flash mob. Poi, anche le volontarie e i volontari di Ciao Table saranno felici di collaborare e ci piacerebbe chiedere l’aiuto pure di altre associazioni locali e non.
Quali sono i risultati attesi dal progetto?
Ci piacerebbe, qualora dovessimo ottenere i finanziamenti, effettuare un vero e proprio studio di efficacia, ossia una rilevazione dei comportamenti delle persone prima e dopo la campagna. Di dati non possiamo parlare, ma una cosa è certa: al termine della campagna, le persone diventeranno più ricche di relazioni e il nostro territorio diventerà ancora più ospitale: chi verrà come turista o per affari sarà molto felice di ricevere un saluto. Ci sono degli studi scientifici in Canada e Stati Uniti su altre iniziative, simili alla nostra, che riguardano il ‘parlare con estranei’.
Parliamo di tempistiche. Avete degli orizzonti temporali a cui fare riferimento?
La campagna potrebbe estendersi per una settimana all’anno. È ragionevole aspettarsi che, essendo quello che promuoviamo un comportamento non estraneo alla cultura, possa mantenersi nel tempo oltre la settimana. Qualunque esse siano, comunque, faremo una valutazione degli esiti tramite osservazioni sistematiche e interviste.
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2026-06-01T07:00:00.0000000Z
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