Verbano, il Piemonte chiede lo stato di calamità
Nell’estate dei record dal punto di vista climatico, la situazione più problematica si registra ormai da diverse settimane sul Verbano, in “siccità estrema”. Ciò che ha spinto Regione Piemonte a chiedere lo “stato di calamità naturale”. Il Lago Maggiore, bacino da cui dipende l’agricoltura piemontese (e in parte anche quella lombarda che però può contare sul Lario e sul Garda, anche loro in sofferenza, ma non come il Verbano), è vicinissimo ai minimi storici e a farne le spese sono anche navigazione, pesca e turismo.
«Ci troviamo di fronte – affermano Alberto Cirio e Paolo Buongiorni, rispettivamente presidente e assessore all’agricoltura di Regione Piemonte – a una crisi idrica eccezionale, che oltre a mettere sotto pressione la disponibilità di acqua (razionata in 70 comuni piemontesi, ndr) e ad alimentare il rischio di incendi, sta provocando danni sempre più pesanti all’agricoltura». A pagare il conto più alto sono i produttori di riso, a causa del fatto che i canali di irrigazione alimentati dal Lago Maggiore sono senza acqua. Le associazioni di categoria quantificano in 2 miliardi di euro i danni, in quanto ritengono di perdere l’80% del raccolto. Mediamente in questo periodo il livello del Verbano oscilla attorno ai 70 centimetri sopra lo zero idrometrico, mentre all’ultimo rilevamento alla diga della Miorina di Sesto Calende (ieri) era 44 centimetri sotto lo zero e a 192,12 metri sul livello del mare. Il livello storicamente più basso risale all’estate 1947, con 192,04 m. Rispetto allo media mancano oltre 250 milioni di metri cubi d’acqua, ossia 250 miliardi di litri e gli esperti non escludono che il record negativo di 79 anni fa possa essere avvicinato o addirittura superato.
LOCARNO E VALLI
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2026-08-11T07:00:00.0000000Z
2026-08-11T07:00:00.0000000Z
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