laRegione

‘Il piano B c’è, ovvero rivedere la valorizzazione’

Il comitato referendario ritiene che un ‘no’ alle urne il 27 settembre permetterebbe poi di modificare il progetto ‘in base alle sensibilità emerse’

Di Fabio Barenco

«Il piano B si realizzerà votando no» il prossimo 27 settembre ai 19 milioni di franchi per valorizzare la Fortezza di Bellinzona. Un piano B che, stando al comitato referendario, dunque esiste, al contrario di quanto affermato dal comitato interpartitico a sostegno del credito. Se il credito verrà respinto alle urne, ciò implicherà di «sedersi nuovamente a un tavolo per costruire un nuovo progetto che garantisca un accesso pubblico a tutti e tre i castelli», senza «imporre un nome artefatto», ha sottolineato ieri Brenno Martignoni Polti de il Noce durante una conferenza stampa tenutasi in piazza Rinaldo Simen. E «senza una gestione esternalizzata», ha aggiunto Adam Barbato-Shoufani del Partito comunista. Referendisti che in estrema sintesi hanno dunque ribadito la loro contrarietà alla denominazione ‘Fortezza’, all’entrata a pagamento anche alla corte interna di Castel Grande e alla Murata, all’istituzione di una fondazione per gestire il sito Unesco e quindi, in generale, ai 19 milioni approvati a larga maggioranza dal Consiglio comunale lo scorso marzo. Insomma, in caso di ‘no’ alle urne «il Municipio dovrà, in base alle sensibilità emerse, modificare il progetto sottoponendolo di nuovo ai consessi democratici». Anche perché, secondo i referendisti, il previsto ritorno economico generato dal potenziale aumento dei visitatori – uno degli argomenti che per i favorevoli al progetto di valorizzazione giustifica l’investimento – è tutt’altro che chiaro, visto che si basa su analisi che formulano «solamente previsioni».

‘Il marchio Unesco non è in pericolo’

Favorevoli che «generano timori, evocando scenari apocalittici e inveendo contro chi ha chiamato alle urne i cittadini per esprimersi su un tema milionario e di interesse collettivo», ha esordito Martignoni Polti, riferendosi al fatto che, stando ai sostenitori, un ‘no’ il prossimo 27 settembre farebbe cadere tutto il progetto. A questo proposito «il marchio Unesco non è in pericolo, non si tocca» e, in ogni caso, «i castelli rimarrebbero così come sono». Inoltre, «il Cantone non potrà dire ‘non facciamo più niente’». Insomma, i cittadini «non devono avere paura di fare le loro scelte». Si sta parlando di «tre magnifici castelli che avviluppano la nostra identità sin dalla nascita». Castelli nei quali «ci abitavano regine, re, principesse e principi, che li hanno anche costruiti», ha affermato, giustificando dunque così la denominazione di «‘Castelli’ e non ‘Fortezza’».

‘Se si decidesse di far pagare il biglietto a tutti, nessuno potrebbe opporsi’

Barbato-Shoufani da parte sua ha voluto rispondere ad alcune argomentazioni dei promotori: «Non stiamo boicottando un lavoro di 12 anni, ma stiamo esercitando un diritto democratico». Parlare di boicottaggio «non è rispettoso nei confronti degli oltre 3’000 cittadini che hanno sottoscritto il referendum». Inoltre, «non siamo disfattisti e non siamo contro una valorizzazione dei castelli, ma il progetto presentato non garantisce un’accessibilità completa alla cittadinanza». E questo perché «la gestione verrebbe esternalizzata a una fondazione con, sì, rappresentanti anche di enti pubblici, ma che non rispondono direttamente al Municipio». Un gremio all’interno del quale vi saranno anche membri «privi di un mandato democratico che rappresentano solo gli interessi della fondazione e di chi promuove questo progetto». Fondazione – nella quale sono previsti rappresentanti della Città, del Cantone e dell’Organizzazione turistica regionale – che avrebbe anche l’incarico di definire l’accesso a pagamento. In questo contesto, Barbato-Shoufani ha rilevato come «nessuno potrà opporsi, se dovessero decidere di fare pagare tutti, anche i bellinzonesi», riferendosi al fatto che i favorevoli hanno più volte detto che i residenti potranno continuare ad accedere gratuitamente. Inoltre, in quest’ultimo caso, «si discriminerebbero gli altri cittadini ticinesi, che contribuiscono al progetto, visto che 8 milioni li metterebbe il Cantone».

‘Contenuti poco chiari’

A questo proposito, Werner Nussbaumer (HelvEthica) ha indicato che «da luganese mi darebbe fastidio dover pagare», sottolineando che «tutti i 19 milioni sono soldi pubblici e quindi del popolo». Mentre Tuto Rossi (Udc) ha definito l’istituzione di una fondazione «una trappola», non credendo che i bellinzonesi potranno accedere gratis: «È una bugia». Ha inoltre sostenuto che «da quando Mario Branda è sindaco non vi è stato alcun cambiamento». Anzi, ad esempio «nella parte alta di viale Stazione vi è una moria di commerci» e, malgrado vi siano dipendenti comunali che si occupano della questione, «non cambia nulla». Per Tuto Rossi la valorizzazione della

Fortezza «è un progetto vuoto», con contenuti poco chiari, a parte «1,4 milioni di franchi di salari previsti». Ricordiamo che il progetto prevede ad esempio una modernizzazione delle mostre, colonne interattive, personaggi parlanti, cannocchiali a realtà aumentata, materiale didattico, esplicativo e divulgativo, supporti digitali per esperienze immersive, ma anche la sistemazione e la messa in sicurezza dei camminamenti, così come una struttura mobile di ristorazione e un impianto di ombreggiamento nella corte interna di Castel Grande.

‘Con più turisti si rischia un peggioramento’

Dal canto suo Valentina Mühlemann (Avanti con Ticino&Lavoro) ha affermato che «in un momento in cui le famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e si taglia nei settori dell’istruzione e degli anziani, le priorità sono altre», riferendosi all’investimento previsto (su 19 milioni, 4,5 sarebbero a carico della Città, mentre il resto di Cantone, Confederazione e fondazioni private). «Destinare questi finanziamenti a questioni più urgenti sarebbe un atto di responsabilità», ha aggiunto, temendo che il progetto di valorizzazione della Fortezza potrebbe in realtà anche «peggiorare le condizioni dei residenti». In particolare a causa del possibile «aumento dei turisti (solamente di giornata, che non spendono nei commerci locali) che genererebbe ulteriore traffico, carenza di posteggi, rifiuti e quindi un peggioramento della qualità di vita». Non da ultimo, un nuovo progetto dovrebbe «non solo valorizzare il centro storico, ma anche, ad esempio, le opere difensive della linea Dufour (come i Fortini della fame di Camorino) o la Casa forte di Claro».

‘Serve un progetto solido, trasparente e sostenibile’

A proposito di turismo, secondo Paolo Balzari (il Noce) servirebbe «un piano concreto per far restare i visitatori più a lungo in città, coinvolgendo tutti gli attori cittadini, ovvero commercianti, ristoratori, albergatori». Un piano che si basi su uno «studio serio e approfondito per capire quanta gente andrà effettivamente a visitare i castelli, cosa serva concretamente per far fermare i visitatori a Bellinzona più a lungo e così via». Balzari ritiene infatti ad esempio che i 14,2 milioni di franchi di indotto stimati con 200mila visitatori, siano semplicemente frutto di un «raddoppio della previsione di 7,1 milioni di indotto con 100mila visitatori risalente a uno studio di una decina di anni fa». Inoltre, «se i biglietti non coprirebbero le spese, chi pagherebbe la differenza?». Insomma, «non siamo contro la valorizzazione dei castelli, ma auspichiamo una Bellinzona che cresca grazie a progetti solidi, trasparenti e sostenibili».

BELLINZONA E VALLI

it-ch

2026-09-04T07:00:00.0000000Z

2026-09-04T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281633902109598

Regiopress SA