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Croce Rossa, 125 anni al fianco dei bisognosi

Sabato 12 con una giornata di festa e mercoledì 23 settembre al Teatro Sociale sarà celebrata la ricorrenza. ‘Cambiate le esigenze, non la ragione dell’impegno’

Di Sebastiano Storelli

Quando, nel 1863, Henri Dunant concretizzò la visione che gli si era materializzata nella mente quattro anni prima sul campo di battaglia di Solferino, probabilmente non immaginava per la sua creatura una crescita tanto repentina ai quattro angoli della Terra. Invece, nel giro di pochi anni la Croce Rossa divenne una delle istituzioni più importanti e più rispettate, presente su tutti i teatri di guerra e, più in generale, laddove vi erano persone in condizioni di bisogno, per i più disparati motivi. Furono sufficienti 38 anni all’organizzazione umanitaria per sbarcare in Ticino, con una prima sezione costituita a Bellinzona per iniziativa del dottor Federico Pedotti nel mese di settembre del 1901. Sono dunque trascorsi esattamente 125 anni da quell’atto fondativo e gli eredi spirituali del dottor Pedotti si apprestano a degnamente celebrare l’anniversario con due distinti appuntamenti. Il primo, sabato 12 settembre, con una giornata di festa prevista al parco della golena, a 200 metri di distanza dal gattile di Bellinzona Nord. Il villaggio aprirà alle 10 e in seguito vi saranno il momento istituzionale (10.30), l’aperitivo (11), il pranzo a base di pasta (12.30), l’aperitivo musicale con Dj Kiko (16), l’apertura della griglia (18) e il concerto del gruppo “Dirty Dolls” dalle 21 alla chiusura del villaggio (23). Il secondo momento di celebrazione avrà invece luogo il 23 settembre al Teatro Sociale (inizio alle 20.15), quando la Compagnia Finzi Pasca metterà in scena lo spettacolo “Icaro” (biglietti all’InfoPoint di Bellinzona, 50 franchi per la 1ª categoria, 40 per la 2ª). Ma 125 anni non sono soltanto una ricorrenza da festeggiare. Sono soprattutto l’occasione per chiedersi che cosa significhi oggi essere Croce Rossa sul territorio. La risposta, per la sezione bellinzonese, parte da un principio rimasto immutato: «La base è sempre comunque l’aiuto sul territorio – afferma Elena

Buvoli-Boggia, segretaria di direzione –. Sono cambiate le esigenze, sono aumentati i servizi e si è trasformata la società, ma la ragione dell’impegno è rimasta la stessa».

La sezione opera essenzialmente nel Bellinzonese e propone diversi servizi. Il più importante è quello dei trasporti, destinato alle persone che devono recarsi dal medico, sottoporsi a dialisi, chemioterapia o altre cure. Ma non si tratta semplicemente di un servizio taxi. «Il volontario accompagna la persona fino al reparto, aprendole eventualmente l’ombrello quando piove e assicurandosi che venga presa in consegna dal personale sanitario. Un servizio completo che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita impressionante». I numeri del 2025 raccontano bene le dimensioni dell’attività: circa 690’000 chilometri percorsi, 26’000 trasporti e 20’000 ore di volontariato, con cinque autisti e 23 volontari. «La domanda è quasi raddoppiata nell’arco di dieci anni e oggi alla sezione arrivano quotidianamente circa 110-120 telefonate. Un aumento legato anche al cambiamento delle famiglie e del sistema sanitario: molte persone non possono più contare sulla disponibilità dei figli o dei parenti e i centri medici sono attivi durante tutto l’anno, facendo venir meno anche quei periodi estivi di relativa tranquillità che un tempo caratterizzavano il servizio».

Accanto ai trasporti ci sono il servizio visite e animazione, rivolto soprattutto agli anziani che necessitano di compagnia, la biblioteca a domicilio, il mercatino degli abiti e il servizio sociale. «Quest’ultimo interviene a favore delle famiglie in difficoltà segnalate dagli enti assistenziali, soprattutto attraverso i buoni spesa», aggiunge Elena Buvoli-Boggia. Nel periodo natalizio vengono distribuiti circa 25’000 franchi di buoni, finanziati anche grazie al mercatino. Complessivamente sono una settantina i volontari impegnati nei vari servizi.

Nuove fragilità, nuove richieste

La crescita delle richieste non riguarda però soltanto i trasporti. «Sono aumentati i bisogni. Covid e guerra in Ucraina hanno rappresentato momenti di particolare sollecitazione, ma anche l’aumento del costo della vita ha prodotto nuove fragilità. Le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese sono sempre più numerose e la sezione si trova a rispondere a richieste che un tempo non erano usuali». Durante la pandemia, in particolare, il servizio trasporti aveva conosciuto un’impennata. «Grazie a materiale e abbigliamento adeguati, i volontari avevano potuto continuare ad accompagnare le persone negli ospedali anche nei mesi più difficili, quando questo non era più consentito a parenti e conoscenti. E tutto senza registrare contagi». Una dimostrazione concreta di come, nei momenti di emergenza, la presenza sul territorio assuma un valore ancora maggiore.

È cambiato anche il rapporto con gli utenti. Chi lavora quotidianamente con le persone racconta di dover affrontare talvolta aggressività, pretese e poca riconoscenza. «Ma la Croce Rossa, per definizione, è neutrale e imparziale: non può e non deve guardare il cognome o la provenienza di chi chiede aiuto. Il principio vale per tutti».

Sensibilità psicologica

Per i volontari, questo significa anche imparare a gestire situazioni emotivamente difficili. Chi accompagna un paziente deve avere competenze pratiche, ma pure una certa sensibilità psicologica. «Dobbiamo diventare anche un po’ psicologi. Dietro l’aggressività di una persona può infatti nascondersi la paura per una malattia, la stanchezza o una situazione personale complessa. E proprio per questo ai volontari viene ricordato di non reagire, ma di cercare di comprendere».

Se c’è un problema che oggi preoccupa particolarmente la sezione, tuttavia, è quello del ricambio generazionale. I giovani hanno meno tempo da dedicare al volontariato, stretti tra lavoro, studio e famiglia, e la maggior parte dei nuovi volontari arriva ormai dagli over 65. «È un problema che abbiamo noi, come tutte le altre associazioni». Anche il 2026, Anno internazionale del volontariato, non sembra aver risolto una difficoltà che appare strutturale. Proprio i giovani rappresentano, secondo Elena Buvoli-Boggia, una delle sfide per il futuro. «La Croce Rossa potrebbe fare qualcosa di più per loro, non necessariamente chiedendo immediatamente di diventare volontari, ma cercando innanzitutto di capire quali siano i loro bisogni. Coinvolgerli, avvicinarli alle realtà delle persone anziane e malate, mostrare loro cosa significhi concretamente aiutare qualcuno. Ritengo abbiano soprattutto bisogno di essere motivati». Il volontariato, infatti, continua a dimostrare di poter cambiare anche chi lo pratica. «Abbiamo più di una testimonianza concreta di persone in difficoltà emotiva, ad esempio in preda a depressione, che hanno tratto giovamento dal lavoro al mercatino, piuttosto che nel settore dei trasporti. Hanno capito come le persone con le quali entravano in contatto vivessero situazioni altrettanto drammatiche delle loro. Hanno così potuto vedere il bicchiere mezzo pieno e non più mezzo vuoto, ciò che ha generato in loro nuova motivazione».

Quelle di sabato 12 e di mercoledì 23 settembre saranno dunque due occasioni per festeggiare una storia lunga 125 anni. Ma la vera celebrazione è quella quotidiana: nelle centinaia di chilometri percorsi, nelle telefonate ricevute, nei buoni spesa distribuiti, nelle ore donate dai volontari e soprattutto nell’attenzione riservata a chi, in quel momento, ha semplicemente bisogno di qualcuno che ci sia. Dopo 125 anni, la Croce Rossa di Bellinzona continua a esserci.

BELLINZONA E VALLI

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2026-09-11T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281633902124927

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