Quando lo sport diventa inclusione
Nata in città nel 2022, l’associazione Il Sole favorisce l’integrazione dei rifugiati attraverso calcio, danza, volontariato e attività culturali
Di Katiuscia Cidali
A Bellinzona lo sport diventa una porta d’ingresso nella comunità. È questa la scommessa dell’Associazione Il Sole, realtà nata nel 2022 con l’obiettivo di favorire l’integrazione attraverso lo sport, la cultura, il volontariato e soprattutto le relazioni tra le persone. In quattro anni, attorno alle sue attività si sono incontrate centinaia di persone, in particolare rifugiati, ma anche volontari e abitanti del territorio. «Il Sole è diventata per molte persone qualcosa di più di un’associazione», racconta Francesco Carrino, cofondatore e portavoce. Il progetto è nato in modo informale, da persone che si conoscevano e da un gruppo creato su Facebook, per poi trasformarsi in un’associazione. L’idea iniziale era creare occasioni per conoscere il territorio e permettere a chi vi è arrivato da poco di entrare in contatto con altre persone e realtà locali. L’associazione ha coinvolto i rifugiati anche in attività organizzate da altre realtà del territorio, così da favorire partecipazione e conoscenza reciproca. «È importante conoscere il territorio, le associazioni che vi operano e far prendere parte a queste iniziative come volontari», spiega Carrino. Poi è arrivato lo sport, in particolare il calcio, Il Sole ha cominciato a partecipare a tornei nella Svizzera interna, entrando in contatto con altre associazioni, spesso anch’esse gestite da volontari. Da queste esperienze è nata anche la partecipazione al mondiale degli homeless, con una squadra maschile e in seguito con una formazione femminile. Si tratta di un torneo internazionale di calcio di strada che punta molto sull’incontro tra persone e culture diverse.
Dall’isolamento alla partecipazione
Ma dietro ai tornei e alle partite, racconta Carrino, c’è soprattutto un cambiamento umano. «Abbiamo iniziato con ragazzi che non potevano sentire rumori forti perché erano traumatizzati dall’esperienza della guerra. Dopo un annetto di attività questi traumi sono scomparsi». Il passaggio dall’isolamento alla partecipazione è forse il risultato che più soddisfa i volontari. I ragazzi hanno iniziato a spostarsi per partecipare alle attività e ai tornei, a conoscere altre città della Svizzera e a confrontarsi con persone provenienti da Paesi e culture differenti. «Arrivare qui significa giocare con altri rifugiati, altre culture, italiani, svizzeri, la squadra del paese di Gorduno…», osserva Carrino. Un’esperienza che, secondo quanto riferito dai partecipanti, ha permesso ad alcuni di superare limiti che restando a casa probabilmente non avrebbero affrontato. I numeri evidenziano la crescita di questa realtà; tra il 2022 e il 2025 sono state circa 200 le persone coinvolte nelle diverse attività, nei primi mesi del 2026 se ne sono aggiunte altre 136. A rendere possibile buona parte del lavoro è un nucleo ristretto di volontari: una decina di persone ruota attorno all’associazione, con un coinvolgimento che varia nel corso dell’anno.
Oltre il calcio
Oggi l’offerta va oltre il calcio. Ci sono il volley, il basket, la danza e lo yoga, ma anche attività per bambini, incontri culturali e informativi, iniziative di volontariato ed eventi. Particolarmente significativo è il gruppo di ragazze che pratica danza e che si esibisce alla Festa dei Popoli di Locarno. Alcune sono molto giovani, hanno tra i 15 e i 17 anni e una di loro, racconta Carrino, ha appena 16 anni e insegna già ballo a Scuola Daro.
Per il futuro, uno degli obiettivi è avvicinare le attività ai luoghi in cui vivono le persone che l’associazione vuole coinvolgere. È anche per questo che Il Sole ha affittato uno spazio a Lugano, presso l’associazione ManoVella, dove alcune volontarie potranno proporre lezioni di yoga e danza. La scelta è legata anche a un problema molto concreto: per molti rifugiati il costo del trasporto rappresenta un ostacolo alla partecipazione. «Cerchiamo, laddove possibile, di organizzare delle attività vicine alle comunità di rifugiati, affinché loro non debbano prendere il treno e sostenere i relativi costi», spiega Carrino.
Alla ricerca di una palestra
Parallelamente, l’associazione continua a lavorare a Bellinzona. Alla Scuola Daro vengono organizzate attività di danza, yoga e acquerello, ed è previsto un progetto particolare di lezioni gratuite di italiano. Si tratta di un percorso pensato per aiutare soprattutto gli adulti a superare il timore di sbagliare quando devono parlare. Ma ora resta una necessità concreta: avere uno spazio stabile per le attività sportive. Il Sole ha avviato un dialogo con il Comune di Bellinzona per trovare una palestra da utilizzare durante tutto l’anno, per il calcio, il volley e le altre discipline. Finora gli allenamenti si sono svolti soprattutto negli spazi pubblici, una soluzione che consente di proseguire ma rende più difficile garantire continuità.
Tra i progetti più ambiziosi c’è infine l’idea di portare alcuni ragazzi e ragazze rifugiati in altri Paesi europei, attraverso scambi culturali legati al programma Erasmus. La moglie di Carrino, attiva nel progetto, si sta formando attraverso Movetia nella gestione dei gruppi. «Il sogno è quello di portare dei ragazzi e ragazze rifugiati in un altro Paese europeo e avere degli scambi culturali anche con gli altri», dice. È un progetto ancora da costruire, così come lo è la crescita dell’associazione. Ma la direzione, per Il Sole, appare già tracciata: moltiplicare le occasioni in cui persone che difficilmente si sarebbero incontrate possano condividere un’attività. Perché il risultato più importante è quando qualcuno, arrivato senza conoscere nessuno, comincia ad avere luoghi in cui tornare e persone con cui sentirsi parte di una comunità.
BELLINZONA E VALLI
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2026-10-08T07:00:00.0000000Z
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