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‘Responsabilità da cercare altrove, non fu sommossa’

In Appello due ticinesi per i fatti del 2018 alla Valascia

È stata rievocata, davanti alla Corte d’appello e di revisione penale (Carp), presieduta dal giudice Angelo Olgiati (giudici a latere Federica Dell’Oro e Ilario Bernasconi), la vicenda legata agli scontri scoppiati il 14 gennaio 2018 prima e dopo la partita di National League tra Ambrì e Losanna. Davanti alla Corte si sono presentati due ticinesi, condannati in primo grado dalla Pretura penale a una pena pecuniaria (sospesa) per sommossa, violenza e minaccia contro le autorità. Difesi dall’avvocato Costantino Castelli, i due si sono detti estranei ai fatti e il loro legale ha chiesto il proscioglimento da ogni accusa e un indennizzo per la fase di Appello.

I fatti, ricordiamolo brevemente, sono legati agli scontri avvenuti sia prima, sia dopo la sfida tra Ambrì e Losanna all’esterno e all’interno della Valascia. «Sono trascorsi molti anni e i ricordi sono offuscati, ma so di non aver partecipato ai tafferugli», hanno affermato entrambi gli imputati, i quali non si sono riconosciuti nelle immagini della polizia e delle telecamere di sicurezza interne. Uno di loro ha precisato di essere «uscito piuttosto tardi dalla pista, passando dalla zona dove ci sono i tornelli, dopo essermi fermato alla buvette per una birra e quattro chiacchiere».

‘Attacco proditorio dei tifosi vodesi’

Per l’avvocato Castelli, se una responsabilità va trovata, questa deve essere ricercata altrove: nell’attacco proditorio dei tifosi vodesi, dal quale i biancoblù si sono difesi, e nella pessima gestione del servizio di sicurezza attuato dalle forze dell’ordine. «Quel giorno sono successe cose che non sarebbero dovute succedere, ma occorre contestualizzarle. Non si può fare di ogni erba un fascio. Quel giorno, alla Valascia vi fu una serie incomprensibile di disfunzioni».

Disfunzioni che il legale ha tenuto a elencare… «Era risaputo a polizia e servizio di sicurezza interno che si trattava di una partita a rischio, ma nessuno ha preso precauzioni. Era previsto l’arrivo di un numero elevato di tifosi schedati come violenti, eppure i vodesi non sono stati presi in consegna e scortati verso l’entrata del settore ospiti, come da prassi, ma sono giunti liberamente alla pista. Non si capisce, inoltre, perché il cancello che separa la tifoseria ospite da quella locale, quel giorno fosse aperto. Dov’era la polizia in quel momento? Perché a persone che sul piazzale avevano già dato in escandescenze creando i primi tafferugli è stato permesso, senza alcun controllo, di accedere alla Valascia e portare all’interno fumogeni e petardi con i quali hanno perturbato l’intera partita? E perché, quando si è capito che qualcosa non andava, il dispositivo di sicurezza non è stato minimamente rinforzato? E come mai a fine partita i tifosi vodesi hanno potuto sfondare una parete e aggredire i biancoblù che stavano tranquillamente raggiungendo le vie d’uscita?». Molti quesiti ai quali, secondo Castelli, nessuno ha mai dato risposta: «Devono assumersi le loro responsabilità anche coloro i quali quel pomeriggio hanno fallito».

‘Non può essere una caccia alle streghe’

«Non c’è stata alcuna sommossa – ha continuato l’avvocato Castelli, mostrando in aula una sintesi dei filmati agli atti –. Si è trattato dell’aggressione di un gruppo di facinorosi, alla quale alcuni tifosi biancoblù hanno reagito, a tutela di chi stava uscendo dalla pista. Chiamarla sommossa è una sciocchezza. Tra l’altro, sono numerose le testimonianze di persone non legate al tifo organizzato che hanno ringraziato chi è intervenuto, perché in quel momento la situazione stava volgendo al peggio».

L’avvocato Castelli ha poi provato a smontare quelle che in Pretura erano state ritenute le prove della partecipazione agli scontri dei due imputati: «Dalle immagini sfido chiunque a riconoscere i miei patrocinati e i vestiti da loro indossati non rappresentano che indizi generici, alla luce delle molte persone abbigliate più o meno nello stesso modo. Affermare il contrario sarebbe tirare a indovinare e in un’aula di tribunale non lo si può fare, in caso contrario diventerebbe una caccia alle streghe». Per tutti questi motivi, la difesa ha chiesto il proscioglimento più un indennizzo. La sentenza arriverà nei prossimi giorni.

BELLINZONA E VALLI

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2026-02-13T08:00:00.0000000Z

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