Pro Juventute: ‘Giovani sempre più preoccupati’
I bambini e i giovani in Svizzera sono sempre più preoccupati per il loro futuro professionale e per le crisi globali. Tant’è che un giovane su dieci si rivolge a un’Intelligenza artificiale (Ia) per ottenere supporto nelle proprie preoccupazioni. È quanto emerge da un sondaggio rappresentativo di Pro Juventute che ha intervistato giovani tra i 14 e i 25 anni provenienti dalle tre principali regioni linguistiche in merito a stress e preoccupazioni, benessere psicologico, fattori di protezione e comportamento nell’uso dei media. La larga maggioranza dei giovani intervistati, pari all’88%, dichiara di sentirsi psicologicamente bene. Il rapporto con i genitori e le buone amicizie, premette Pro Juventute nel relativo comunicato, restano per la grande maggioranza fattori di protezione centrali per la salute mentale. “Nonostante questi risultati, in parte anche incoraggianti – evidenzia però la nota –, altri dati destano preoccupazione”. Più precisamente, si conferma quanto emerso dal primo studio sui giovani del 2024. Ovvero che: “Un giovane su dieci dichiara di essere attualmente in trattamento psicoterapeutico, le ragazze e le giovani donne con una frequenza doppia rispetto ai maschi. Circa un quarto si sente non compreso dai genitori. Un giovane su tre afferma che la scuola o la formazione non lo preparano adeguatamente alla vita”.
Lo stress legato alla scuola e alla formazione resta il principale fattore di pressione anche nel secondo studio: “Oltre un terzo dei giovani è sotto pressione, tra le giovani donne quasi una su due”. Non solo. Sono aumentate anche le preoccupazioni per il futuro professionale: “Circa un terzo ci pensa spesso, contro il 25% della prima rilevazione”. Parallelamente, diminuisce sensibilmente il senso di auto-efficacia. In altri termini, “solo poco più di un terzo dei giovani ritiene di poter affrontare attivamente i propri problemi, mentre nella prima indagine era la metà”.
Uno su dieci si rivolge all’Intelligenza artificiale
Per la prima volta, sottolinea la nota, è stato chiesto ai giovani se si rivolgano a un’Ia come ChatGpt in caso di problemi. Uno su dieci, come detto, afferma di farlo. Con una frequenza simile, indicano di rivolgersi a servizi specialistici e di consulenza, come il numero d’emergenza 147 di Pro Juventute.
Le giovani donne, poi, si sentono nettamente peggio. Secondo il secondo studio, più della metà è preoccupata per la propria salute mentale e una su tre si sente spesso stanca ed esausta. Le interviste alle ragazze riportano molto più frequentemente stress dovuto a fattori scolastici, formativi e personali. Sono anche più preoccupate per il proprio futuro e per gli sviluppi globali. Allo stesso tempo, parlano più spesso dei loro problemi con amici, genitori o fratelli e sorelle e si rivolgono a specialisti tre volte più frequentemente rispetto ai maschi.
Il secondo studio evidenzia inoltre differenze significative tra i giovani con background migratorio. “I giovani i cui genitori non provengono entrambi dalla Svizzera – osserva Pro Juventute – vivono più spesso il rapporto con i genitori come difficile e si sentono più sotto pressione. Riportano più stress e maggiori preoccupazioni per la propria salute mentale”. A gravare in particolare su questi giovani, le richieste scolastiche: il 24% dichiara di essere molto spesso sotto stress da verifiche, contro l’11% dei giovani senza background migratorio. Anche le alte aspettative e le preoccupazioni per il futuro professionale sono più frequenti. In più, i giovani con background migratorio hanno maggiori preoccupazioni finanziarie e sono più spesso colpiti da discriminazione rispetto ai giovani con entrambi i genitori svizzeri. Utilizzano poi i media digitali in modo più intensivo e riferiscono più difficoltà nel limitarne il consumo.
Ingrado: ‘Con l’Ia il dolore viene ripetuto e non elaborato’
A mettere in guardia sull’Ia, anche i servizi per le dipendenze Ingrado che, in una nota, scrivono: “Sempre più adolescenti, ma anche adulti, si confidano con chatbot di Ia invece di rivolgersi a genitori, insegnanti, amici e professionisti”. Alcune indagini recenti, mettono in luce i servizi, “indicano che circa un quarto dei giovani cerca conforto dall’Ia prima ancora di parlare con uno psicologo, soprattutto per temi delicati come ansia, bullismo e pensieri autolesivi”. Ma avvertono: “Uno strumento accessibile e privo di giudizio può sembrare una risorsa preziosa, ma rischia di diventare una camera d’eco in cui il dolore viene ripetuto e non elaborato, rimandando la richiesta d’aiuto a un tempo indeterminato”.
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2026-03-17T07:00:00.0000000Z
2026-03-17T07:00:00.0000000Z
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