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‘Permessi B rilasciati conformi al diritto’

La segnalazione da parte del Ticino che un 52enne avesse precedenti penali è arrivata solo dopo che le autorità grigionesi avevano già autorizzato la dimora

“L’indicazione del Cantone Ticino relativa a un possibile intreccio criminale è giunta solo dopo il rilascio dei permessi di dimora”. È quanto ha affermato il Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità dei Grigioni in merito al caso dei permessi B rilasciati a quattro persone – che abitavano a Roveredo – coinvolte in un traffico internazionale di droga e relativo riciclaggio di denaro a favore della mafia italiana. Malgrado questa segnalazione, l’Ufficio retico della migrazione e del diritto civile (Umdc), ha deciso di non revocare il permesso al 52enne (rifiutato dal Ticino) con precedenti penali, per non “compromettere le indagini in corso della Fedpol”. Ufficio federale di polizia che, tra l’altro, si era a sua volta rivolto all’Umdc “in un momento in cui il permesso era già stato rilasciato”. Insomma, il Cantone dei Grigioni ha accertato che le decisioni dell’Umdc “erano chiare e conformi al diritto” e che di conseguenza i permessi di dimora sono stati “rilasciati correttamente”. Inoltre, nel caso in questione, “grazie alla buona collaborazione a livello nazionale e internazionale, è stato possibile condurre con successo un’azione contro la criminalità organizzata”. Ricordiamo che la notizia dell’arresto in Francia e in Italia da parte dell’Europol a fine febbraio di quattro persone, che risiedevano a Roveredo, ha generato parecchia perplessità e malumore nel Comune mesolcinese. In particolare il Municipio si era chiesto come fosse possibile che una persona ritenuta troppo rischiosa per ottenere un permesso in Ticino venisse invece accolta nei Grigioni. L’Esecutivo, in una presa di posizione, aveva dunque chiesto al governo retico di chiarire quali criteri fossero stati applicati nel caso specifico. E alcuni chiarimenti nel frattempo sono quindi giunti.

Chiarimenti e risposta al Municipio mesolcinese

Chiarimenti – il governo ha nel frattempo anche risposto alla lettera inviata dall’Esecutivo di Roveredo – che sono stati illustrati ieri dal consigliere di Stato e direttore del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità Peter Peyer (Ps) – assieme ai capi di diversi uffici cantonali – durante una conferenza stampa. Innanzitutto è stato precisato che il 52enne fece richiesta alle autorità ticinesi per un permesso di soggiorno nel 2019. Richiesta che fu poi rifiutata a causa dei suoi precedenti penali. Questa decisione venne però contestata, ma un tribunale ticinese la confermò nel 2022. Nello stesso anno il Ticino inserì quindi le informazioni relative ai precedenti penali, informando in seguito anche l’Umdc. Nel frattempo però, nel 2021, l’uomo aveva presentato una richiesta per un permesso B a Coira, che l’aveva accolta. In questo contesto ricordiamo che, per rilasciare i permessi di dimora, nei Grigioni e nel resto dei Cantoni – a differenza del Ticino – non vengono richiesti sistematicamente gli estratti del casellario giudiziale ai cittadini dell’Unione europea.

Nessuna verifica sistematica del casellario giudiziale in vista

Durante l’incontro con i media è pure stato precisato che nel 2022 il permesso B è stato rilasciato anche al figlio del 52enne, visto che non vi erano indizi che indicassero una minaccia alla sicurezza. L’Umdc era in possesso solo del casellario giudiziale della compagna dell’uomo, in quanto cittadina di uno Stato terzo. La quarta persona ha richiesto il permesso direttamente al Comune di Roveredo e ha inoltrato il suo casellario giudiziale del Paese d’origine, da cui non risultavano però precedenti penali. Le quattro persone arrestate al momento “hanno ancora un permesso di dimora a Roveredo”, ha confermato il responsabile dell’Umdc, Niculin Mosca. A seguito dell’inchiesta in corso è però possibile che i permessi vengano loro ritirati. In ogni caso, su un possibile cambio di prassi nel rilascio dei permessi, il Canton Grigioni sembra non voler cambiare rotta. Nello scritto indirizzato al Municipio di Roveredo scrive infatti: “Nemmeno una verifica sistematica del casellario giudiziale può impedire che persone con un profilo di rischio elevato eleggano il proprio domicilio in Svizzera”.

‘Mancano le risorse’

Peyer ha poi sottolineato più volte quanto la criminalità organizzata sia complessa. “Ci mancano le risorse necessarie per combatterla”, ha dichiarato. Secondo il comandante della Polizia cantonale Walter Schlegel, attualmente una quindicina di persone si occupa del settore della criminalità economica, di quella legata all’acquisto di stupefacenti e al riciclaggio di denaro. “Abbiamo una dotazione scarsa”, ha rilevato. “Per agire con più forza, è necessario un intervento legislativo”, ad esempio con una legge simile “a quella già esistente nel settore della lotta al terrorismo”. Philipp Sigron, dell’Umdc, ha aggiunto che l’Ufficio retico della migrazione gestisce oltre 70mila permessi di dimora per cittadini dell’Ue/Aels. Un ambito in cui sono impiegate undici persone. Insomma, per potenziare le risorse a disposizione è necessaria una decisione da parte del Gran Consiglio, ha spiegato Peyer, aggiungendo che un aumento delle risorse andrebbe fatto su larga scala e non solo in un singolo ufficio.

Samuele Censi: ‘Il Cantone non capisce la gravità della situazione’

Nonostante le spiegazioni, il caso continua a sollevare interrogativi. “Si prende atto che sono state fatte delle verifiche e dei chiarimenti sui fatti, rimango però dell’idea che il Cantone non abbia capito la portata e la gravità della situazione”, ha affermato a Keystone-Ats il granconsigliere Plr e presidente della deputazione del Grigioni italiano, Samuele Censi. Quest’ultimo ha inoltre annunciato che la questione tornerà sui banchi del Gran Consiglio già nella sessione di aprile, con ulteriori domande rivolte al governo.

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