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Secco e saette dal cielo, un continuo innesco di roghi

Estate rovente sul fronte dell’interventistica per le squadre impegnate nel contrasto dei roghi. Preoccupano frequenza e simultaneità degli incendi

Di David Leoni

I temporali senza piogge facilitano lo sviluppo di principi d’incendio nei boschi.

Per i pompieri (e gli elicotteri) è un susseguirsi ravvicinato d’interventi di spegnimento.

Il Trosa, Bignasco, Lavertezzo, le Centovalli, Fusio, Peccia e l’alta Onsernone nel solo Locarnese. E poi, a ridosso del confine, il Verbano-Cusio-Ossola. Gli incendi boschivi nelle ultime settimane di grande siccità si susseguono e danno filo da torcere ai vari Corpi pompieri impegnati nel contrasto. Un quadro particolarmente critico non tanto per le superfici boschive bruciate (se ci si limita alla parte svizzera), quanto piuttosto per il numero considerevole di roghi ravvicinati. Le ondate di calore estive particolarmente intense portano a eventi incendiari originati dai fulmini (che in regioni come il Canton Ticino o il versante meridionale delle Alpi causano oltre il 30% dei roghi). Temporali di breve durata che non sono, nei casi di cui riferiamo, accompagnati da precipitazioni tali da escludere pericoli. Una situazione di allarme che potrebbe perdurare ancora per diverso tempo. Non a caso l’influenza dei cambiamenti climatici sugli incendi boschivi indotti dai fulmini viene studiata dall’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (Wsl). Tutto ciò per consentire di prevedere come potrebbero svilupparsi le tipologie d’incendi naturali future, le cause d’innesco (strettamente legate a fenomeni temporaleschi) e, di conseguenza, come agire nella pianificazione delle strategie di contrasto.

«A livello ticinese, quando viene emanato il divieto assoluto di accendere fuochi all’aperto, i Corpi e le Sezioni dei pompieri di montagna adottano un grado di prontezza più elevato – spiegano dal Segretariato pompieri Ticino, organo amministrativo della Federazione Pompieri Ticino (Fpt) –. L’obiettivo di questo grado di prontezza accresciuto è quello di permettere la mobilitazione immediata di uomini e mezzi così da poter essere operativi sul luogo dell’evento nel minor tempo possibile. In caso di eventi particolarmente gravosi i Corpi pompieri sono chiamati a collaborare operando in maniera coordinata al fine di garantire il necessario ricambio sul terreno e quindi la continuità delle operazioni. Un incendio di bosco può durare giorni o addirittura settimane e pertanto una disponibilità costante di risorse da impiegare sul campo è essenziale. In questi mesi di canicola ci troviamo in una fase di criticità che negli scorsi anni non avevamo dovuto affrontare, proprio perché i temporali non sono generalmente accompagnati da precipitazioni e il sottobosco secco facilita gli inneschi generati dai fulmini».

La conta di uomini e mezzi e il ruolo degli elicotteri

A livello di effettivi come siamo messi in Ticino? È possibile gestire con successo più incendi boschivi simultanei? «Finché l’incendio è localizzato e di dimensioni contenute, la gestione non pone problemi. Anche nel caso di roghi contemporanei, grazie ai mezzi aerei, si riesce a far fronte alle emergenze. Le squadre d’intervento garantiscono una risposta celere e ben organizzata. Non dovessero bastare, si può attingere all’esercito, che può mettere a disposizione elicotteri per lo spegnimento degli incendi. Un aiuto sussidiario su cui è possibile contare allorquando i mezzi a disposizione a livello cantonale non sono più ritenuti sufficienti. Nella procedura sono naturalmente coinvolti anche i forestali del Cantone. In queste settimane di siccità va riconosciuta l’importanza degli elicotteri; senza i loro trasporti d’acqua (soprattutto in zone boschive di difficile accesso) il contrasto delle fiamme sarebbe risultato oltremodo impegnativo. Anche i rifornimenti d’acqua, complice la siccità, si sono fatti problematici; per fortuna e con grande lungimiranza la Sezione forestale ha investito molto nella costruzione di infrastrutture ‘fisse’ come le vasche antincendio in quota. È chiaro che in montagna, soprattutto, in assenza di risorse idriche a portata di mano, gli elicotteri necessitano di diversi minuti per compiere le rotazioni che consentono loro di riempire le benne. Quelle aree che dispongono di piccoli laghi a portata di mano possono dunque ritenersi fortunate; anche la presenza di bacini idroelettrici o laghetti alpini può essere di prezioso aiuto agli equipaggi».

Alte valli dell’arco alpino, una strana anomalia

Tiziano Guarisco, comandante dei Civici pompieri di Locarno, definisce “anomala” dal punto di vista dell’interventistica l’estate degli incendi nella nostra regione: «Rispetto ai decenni passati, il grosso del lavoro di contrasto agli incendi boschivi sta interessando in questi mesi le alti valli e la zona dell’arco alpino. Pensiamo ai recenti interventi a Fusio, Peccia, in alta Verzasca e a Vergeletto. Tutto si concentra in quelle aree toccate da forti temporali, risparmiando in parte le zone più a sud, nell’area del Lago Maggiore». A complicare le cose, osserva il comandante, sono due aspetti: «Il primo è la simultaneità degli allarmi: è capitato di dover gestire tre principi d’incendio in tre valli diverse, con altrettanti picchetti, capiintervento, forestali e squadre di pompieri al seguito. Oltretutto in un periodo, quello estivo, in cui una buona fetta del personale è in vacanza. Diventa perciò abbastanza laborioso pianificare e organizzare i dispositivi d’intervento in rapida successione. Al momento la situazione rimane comunque gestibile, nella speranza che non vi sia un peggioramento della situazione. Resta basilare la collaborazione tra i vari Corpi pompieri, da Airolo a Chiasso, e il prezioso supporto, nella prevenzione e interventistica, del gruppo incendi della Sezione forestale del Cantone. Il secondo aspetto è legato alle cause d’innesco degli incendi: i fulmini che si abbattono sulle piante. Colpiscono sovente zone di difficile accesso, dove la sola possibilità d’intervento è limitata all’elicottero. Resta difficile – quando non impossibile proprio per via della morfologia del terreno – l’intervento da terra dei militi. Non potendo eseguire lavori di bonifica, c’è sempre il rischio latente che per giorni il fuoco arda all’interno delle piante, lontano dalla vista e che poi prenda vigore e faccia ripartire l’incendio che si credeva in un primo momento domato».

Difficile capire se questa tipologia di roghi sarà la musica del futuro: «Il gruppo di lavoro per gli incendi sta portando avanti un lavoro di approfondimento multidisciplinare coinvolgendo specialisti di meteorologia e di altri settori proprio per capire come intervenire e con quali equipaggiamenti, adattando la tattica di risposta alle nuove emergenze».

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