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Sede Croce Verde, sedime ex Birreria in cima alla lista

Nuova sede Croce Verde: l’esecutivo vede di buon occhio una cessione in diritto di superficie, senza vincoli edificatori, di una parte del mappale

Di Katiuscia Cidali

Il Municipio è favorevole a cedere parte del mappale in diritto di superficie all’ente di primo soccorso per edificare, senza vincoli particolari, la nuova sede in quell’area.

Se i pompieri e la Protezione civile sono destinati a insediarsi nell’ex Lati di Sant’Antonino, quale futuro si prospetta invece per la Croce Verde? Per diversi anni si è ipotizzato di riunire questi servizi di pronto intervento nell’area dell’ex Birreria di Carasso, su un sedime di proprietà della Città. «Parallelamente all’opzione Lati il Municipio ha sempre visto favorevolmente una cessione di parte del mappale tramite un diritto di superficie a favore della Croce Verde», rivela interpellato dalla ‘Regione’ il vicesindaco Fabio Käppeli, rappresentante della Città in seno all’ente di pronto intervento. «Per noi questa ubicazione, come già immaginato anni fa, è adatta a ospitare servizi di pronto intervento e in quest’ottica la Croce Verde ha ora la priorità». L’ultima parola spetterà comunque al Consiglio comunale, chiamato a votare nei prossimi mesi il messaggio municipale per la messa a disposizione del terreno. Dopo la bonifica, verrebbe concesso per un periodo consono e a un canone ancora da definire; a ogni modo si ipotizza una cifra contenuta.

Dal canto suo Vincenzo Lacalamita, presidente della Croce Verde, conferma l’interesse per quell’ubicazione: «Per noi sarebbe una buona soluzione. L’importante è poter ottenere il terreno in diritto di superficie senza vincoli particolari, perché prevediamo la realizzazione di un prefabbricato antisismico a forma di parallelepipedo, con un costo massimo stimato tra i 7 e gli 8 milioni di franchi. Rispetto al passato, inoltre, il terreno di Carasso si trova oggi in una posizione ancora più interessante, essendo adiacente al semisvincolo e se un giorno quest’ultimo venisse completato, diventerebbe davvero una collocazione ottimale».

Alternative più onerose

Da quanto abbiamo appreso, da parte del Municipio non vi sarebbero particolari vincoli edificatori. Dei circa 9’000 metri quadrati complessivi, la Croce Verde ne necessiterebbe 2’000/2’500. «Se la soluzione di Carasso non dovesse andare in porto – ipotizza Lacalamita – potrebbero esserci altre opzioni su terreni privati, ma in quel caso bisognerebbe valutare attentamente la posizione, che vorremmo adeguata alle nostre esigenze». Da questo punto di vista «anche l’area del nuovo ospedale regionale che sorgerà alla Saleggina potrebbe essere interessante, a condizione che l’aspetto viario venga sistemato, ovvero che l’accesso da e per via Tatti sia adeguato per rispondere alle nostre esigenze di pronto intervento. Il problema è però che questa alternativa comporterebbe tempi ben più lunghi, a causa delle note difficoltà pianificatorie legate al progetto dell’Eoc». Riassumendo: altre possibilità potrebbero esistere, ma l’eventuale necessità di acquistare il terreno farebbe inevitabilmente lievitare i costi. «Per questo motivo l’opzione Carasso, o in alternativa quella della Saleggina, con un orizzonte temporale diverso, restano le soluzioni preferibili». Una volta individuata l’ubicazione più adatta, verrà costituito un gruppo di lavoro, si approfondirà la fattibilità e sarà successivamente indetto un concorso pubblico di progettazione.

Al momento tuttavia sia la Croce Verde sia il Municipio restano in attesa dell’esito del voto del Consiglio comunale, previsto in marzo, sul messaggio relativo all’ex Lati: 14 milioni per acquisire il fondo e gli stabili di proprietà della Cooperativa svizzera dei produttori di latte. Importo cui bisogna aggiungere 700mila franchi per progettare l’adeguamento infrastrutturale e altri 19,3 milioni per l’esecuzione dei lavori. Costo complessivo 34 milioni. Per la Città ciò comporterebbe un risparmio superiore ai dieci milioni: l’opzione approfondita in passato per l’ex Birreria di Carasso avrebbe infatti richiesto un investimento compreso fra i 38 e i 42 milioni, più i 4,5 milioni già spesi negli anni ’90 per acquistare il complesso fatiscente. Diversi gli aspetti ritenuti positivi dal Municipio a Sant’Antonino. Oltre a essere ritenuta finanziariamente più sostenibile e vantaggiosa, anche le tempistiche risultano favorevoli: l’immobile esiste già e necessita solo di essere adeguato, senza dover essere costruito ex novo; inoltre non è richiesta alcuna modifica del Piano regolatore. Se tutto procederà senza intoppi, la nuova caserma potrebbe essere operativa fra tre anni.

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