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‘Evitare prestazioni a ogni costo’

«Sono parecchi i fattori che incidono sul grado di rischio di un pendio innevato. E vanno tutti debitamente considerati, senza escluderne nessuno». Interpellato dalla ‘Regione’ dopo la disgrazia di venerdì, Massimo Bognuda in qualità di guida alpina esperta invita gli appassionati di scialpinismo, sci fuoripista e ciaspole a non limitare la valutazione del rischio a una sola o ad alcune componenti. «Anzitutto il bollettino delle valanghe dev’essere per tutti uno strumento irrinunciabile». Citiamo in particolare quello costantemente aggiornato dal Wsl, l’Istituto nazionale per la neve e lo studio delle valanghe. Sia il sito internet sia la sua app White Risk «contengono informazioni di dettaglio molto precise che consiglio di leggere sempre integralmente, senza fermarsi quindi al solo colore che si vede sulla mappa, al simbolino o al numero del rischio». Tra le informazioni fornite figurano le condizioni meteo, lo stato del manto nevoso, il vento, la retrospettiva e la tendenza. Un fattore da considerare è anche il grado di esperienza di ciascuno, «ma è utile non sopravvalutarsi. Ritenersi abbastanza esperti, o fidarsi dell’intuito, non basta. Leggere e interpretare la situazione sul posto, davanti al singolo pendio, è sì importante ma solo se accompagnato a una corretta comprensione dei bollettini». I quali sono peraltro redatti in quattro lingue e perciò anche chi arriva in Svizzera dall’estero può beneficiare di un’informazione ben leggibile, dettagliata e completa. Anche da chi dunque non conosce bene i luoghi e necessita di elementi certi per comprendere il grado di rischio. Fonte di informazioni utili è ovviamente anche MeteoSvizzera (sito e app) che collabora strettamente con Wsl.

La temperatura del terreno incide

Anche la ‘storia’ di ciascun inverno è molto importante per programmare ascese e discese lungo pendii imbiancati. Quello in corso presenta in effetti un rischio di fondo accresciuto dovuto alla scarsità di neve. «Uno strato di cosiddetta ‘neve vecchia’ come quello presente venerdì nell’Alto Ticino – riassume Bognuda – comporta una temperatura del terreno più elevata che favorisce una ‘metamorfosi costruttiva’ dei cristalli in grado di ridurre la coesione e la densità della neve, creando strati deboli, molto instabili e pericolosi per le valanghe». Specialmente quando la coltre di pendio è sottoposta a pressione. «Siccome lo sciatore in transito incide fino a 80 centimetri sullo strato di neve a lui sottostante, se lo spessore della stessa è scarso il rischio che una slavina si stacchi è maggiore rispetto a coltri nevose più importanti, nelle quali il calore del sole fatica a passare». Ma è bene ricordare – e la storia insegna tornando con la memoria al tragico inverno 1951 quando in Svizzera morirono 98 persone sommerse da slavine – che nemmeno uno strato importante è garanzia di rischio zero. «Perciò, ancora una volta, è il bollettino emanato da Wsl a fornire le indicazioni davvero utili. In effetti alla condizione già critica presente venerdì, ora si è aggiunta quella della neve soffiata che aumenta ulteriormente il rischio».

L’insana pressione da trasferta

Un altro elemento da considerare è la trasferta: recarsi all’estero, mettere in conto lunghe giornate di viaggio e spese ingenti – come può essere stato il caso dei due belgi morti venerdì – può indurre a non voler rinunciare all’impresa nonostante le condizioni la sconsiglino. «So che è difficile farlo, ma non bisogna cedere a questa pressione. Invito sempre a considerare che ci saranno altre occasioni migliori per sciare più in sicurezza». Rinunciare, sebbene a malincuore, può fare la differenza tra vivere e morire.

BELLINZONA E VALLI

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2026-02-16T08:00:00.0000000Z

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