laRegione

La riorganizzazione solleva interrogativi

Il riassetto all’interno della Pretura 6 di Lugano, innescata dalla segnalazione alla Divisione della giustizia, fa riflettere politica e sindacato

Di Malva Cometta Leon

La riorganizzazione, provvisoria, della Sezione 6 della Pretura di Lugano non è stata un fulmine a ciel sereno. Su intemperanze, modalità di conduzione del personale e divergenze di opinione tra Sara Cimarolli e Annalisa Butti, rispettivamente pretora e pretora aggiunta della 6, si accennava già nel Rendiconto 2023 del Consiglio della magistratura (Cdm). Nel 2024, il terremoto che ha colpito il Tribunale penale cantonale ha però “assorbito completamente il Cdm – così si legge nel documento di quell’anno – e le analisi volte a verificare, e se del caso, correggere i comportamenti” delle due magistrate “hanno dovuto forzatamente essere messe in stand by”. A seguito dell’articolo apparso lunedì su ‘laRegione’ a muoversi è stata anche la politica. L’Mps ha fatto scattare un’interpellanza – cofirmatari Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi – con interrogativi volti a scavare nei meandri della sezione spinti dalla “gravità della situazione e dal rischio che ancora una volta nella magistratura la situazione scappi di mano e chi deve intervenire chiuda gli occhi e dica che va tutto bene”. A questo si aggiunge una presa di posizione del sindacato Vpod.

Da anni ormai, scrive il Movimento per il socialismo, “utenti e avvocati lamentano disagi con tale sezione”. Lo stesso Cdm, lo abbiamo detto, ne riferisce nei suoi rendiconti. In tempi recenti, si legge nell’interpellanza, “parrebbe che la situazione sia precipitata”. Gli interpellanti si riferiscono alle tre funzionarie amministrative che hanno comunicato alla Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni un notevole disagio con riferimento alle modalità di conduzione – definite molto controllanti – da parte di Cimarolli. Successivamente, si sono messe contemporaneamente in malattia. Una precisazione è d’obbligo. Sia i Rapporti della magistratura, sia le dichiarazioni della presidente della Pretura di Lugano Rossana Bellomo Romanelli chiariscono che le dinamiche insorte non hanno avuto conseguenze a livello di funzionalità e di risposta all’utenza. I problemi si concentrano “sulla modalità di gestione degli incarti e dei dibattimenti dei due magistrati” (Cimarolli e Butti). Motivo per il quale si è resa necessaria una riorganizzazione. Con Butti spostata temporaneamente nella sezione 2, diretta dal pretore Matteo Pedrotti, insieme al segretario assessore Gilles Fasola, a trattare cause di divorzio. Misura che Cimarolli ha condiviso. L’Mps vuole sapere quali sarebbero i comportamenti che il Cdm intendeva correggere e da cosa scaturiscano tali atteggiamenti. A questo proposito si chiede se non è il caso che i magistrati vengano obbligati a seguire dei corsi per la gestione del personale e dello stress. Viene poi tirato in ballo il ‘caos Tpc’. “Due giudici sono stati destituiti e un altro si è dimesso: perché non è stato applicato lo stesso parametro di misura?” e ancora “Perché il Cdm non ha mai/ancora allestito un rapporto pubblico di tutti fatti occorsi al Tpc?”. Infine si chiede se la Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio sia stata coinvolta in qualche modo. A questa domanda risponde direttamente il granconsigliere Ivo Durisch (Ps) e secondo vicepresidente del gremio parlamentare: «Come commissione della giustizia sarà opportuno avere un incontro con gli attori coinvolti in questo caso: Cdm e la direzione delle Preture di Lugano. Bisogna comunicare in trasparenza da subito. Evitiamo di commettere gli stessi errori del passato».

Durisch non si dice sorpreso dell’accaduto. «C’è un elemento che viene fuori sistematicamente dai rapporti del Cdm: c’è una strutturale sotto dotazione del personale e un accumulo di incarti che chiaramente non aiuta il clima di lavoro». E la politica, sostiene, «in questo senso ha fatto troppo poco». Nell’ultima decisione presa in Gran consiglio a proposito delle Preture di protezione, «si è visto come la maggioranza del Parlamento ritenga che debbano esserci meno risorse possibili per spendere meno. Questo, tuttavia, ha delle conseguenze inevitabilmente costose dal punto di vista delle ricadute dirette e indirette». Oggi, come in passato, afferma la sua collega di commissione e granconsigliera Sabrina Gendotti (il Centro), «purtroppo all’interno della Sezione 6 ci sono malesseri, problemi di atteggiamento e di clima, anche nei confronti degli avvocati e degli utenti». Il segnale mandato da parte delle tre segretarie «è forte». Secondo Gendotti «hanno intrapreso i passi giusti contattando la Divisione giustizia che a sua volta ha contattato il Cdm. E l’intervento è stato piuttosto immediato». Per quanto concerne il malcontento, precisa, «come Parlamento, nei confronti di pretore e pretore aggiunto, il Gran Consiglio non ha margine d’azione se non in occasione del rinnovo decennale. Tuttavia, «penso che questa riorganizzazione possa essere una misura sufficiente per quanto riguarda il personale amministrativo, ma per il futuro occorre creare un’indipendenza della giustizia dal punto finanziario e organizzativo». Questo permetterebbe «di creare un organigramma più strutturato, gestendo meglio anche il personale. Lo abbiamo inserito nella risoluzione governativa sull’autonomia giudiziaria. Non sarà un cambiamento immediato visto che siamo solo alla fase esplorativa e di osservazione degli altri Cantoni con questo sistema ma è quello che mi auspico». Interpellato da ‘laRegione’, Ivan

Paparelli, presidente dell’associazione dell’Ordine degli avvocati, fa sapere che «proattivamente non possiamo fare niente. La nostra deontologia ci impedisce di esprimere critiche verso la magistratura. Saremo tuttavia a disposizione se ci viene chiesto supporto per migliorare la situazione».

Alla luce di quanto emerso, seppur non coinvolto nella controversia, il sindacato Vpod “auspica che vengano adottate al più presto misure necessarie per comprendere le ragioni del disagio registrato e a rasserenare il clima di lavoro”. La vicenda, si legge in una nota, “impone la riapertura della discussione sulla tutela dei diritti del personale impiegato nella magistratura”. Altrimenti, “quando i magistrati non sono in grado o non hanno il tempo di gestire bene i loro impiegati, si creano purtroppo gravi problemi umani e sociali”. Per questo viene proposto di riattribuire una parte della gestione del personale al Consiglio di Stato e alla Sezione delle risorse umane. L’auspicio del Vpod è che ci sia “maggiore sostegno e formazione ai magistrati sul piano della gestione del personale”.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

it-ch

2026-02-18T08:00:00.0000000Z

2026-02-18T08:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281642491632872

Regiopress SA