laRegione

UltraLab, la ‘start-up’ dei ragazzi speciali

Autismo: alla scoperta del laboratorio, unico nel suo genere, che alla Clinica Santa Croce sviluppa straordinari prototipi tecnologici

Di Davide Martinoni

Un bel giorno il gruppo di UltraLab si è recato nella sede di Google, a Zurigo, per un workshop. Manuel, che alla reception aveva fatto da portavoce, aveva poi tenuto uno “speech” di carattere molto tecnico, in lingua inglese. Bisogna sapere che Manuel ha un disturbo dello spettro autistico e UltraLab è il laboratorio al quale il ragazzo, 18enne, unitamente ad altri giovani, partecipa due volte alla settimana alla Clinica Santa Croce di Orselina. Il laboratorio è stato ideato dalla dottoressa Anna Saito, psichiatra specializzata in autismo e già alle dipendenze della clinica prima di mettersi in proprio. A Orselina Saito ha trovato ospitalità nell’ambito del Servizio integrato di socioterapia curato da Antonio Caggioni. Lunedì UltraLab si è presentato durante un pomeriggio di porte aperte che ha dimostrato soprattutto una cosa: il grande valore della diversità.

Dall’audiogame all’audiopass

UltraLab è una palestra per sperimentatori curiosi che si dilettano con la tecnica e la tecnologia. Parliamo dello sviluppo di aggeggi come l’“audiogame” (una console di gioco esclusivamente sonora e offline) o l’“audiopass”, un lettore sonoro autocostruito (con la stampante 3D) che consente di ascoltare tracce audio posizionando in un apposito vano una tessera tipo carta di credito. C’è anche, naturalmente, la possibilità di sbagliare. Lo dimostra il tavolo degli esperimenti non riusciti (o riusciti a metà) dove mini ventilatori, robot “afferra oggetti” e altri prototipi assortiti indicano il grado di inventiva e in qualche modo anche il coraggio di chi osa non solo immaginare, ma anche realizzare.

Tecnicamente, come spiegato da Caggioni, «UltraLab è un laboratorio per l’autismo che si prefigge un obiettivo per certi versi paradossale: il progressivo abbandono del concetto di inclusività secondo la distinzione fra “giusti” e “sbagliati”. Vogliamo anche rompere il paradigma dell’assistenzialismo, creando un ambiente che permetta alle persone di risplendere, di fare la differenza mettendo in campo competenze e qualità».

Personalizzazione e ritorno alla semplicità

Qualità che sono non solo indubbie, ma addirittura impressionanti. Se n’è reso conto il pubblico presente ascoltando l’intervento dello stesso Manuel: «Qui cerchiamo di facilitare l’uso di determinati dispositivi, che vengono sviluppati a dovere. Una componente chiave del lavoro svolto da UltraLab è la personalizzazione, un’altra è il ritorno alla semplicità: un “downgrade” a beneficio di tutti». Ha aggiunto Caggioni che «il laboratorio, frequentato per due giorni alla settimana grazie all’importanza attribuita al progetto dalla Clinica Santa Croce, è uno spazio in cui portare passioni specifiche e creatività. È stato pensato per unire dei ragazzi che brillano come dei diamanti». Ricordando la visita da Google come «il giorno più bello della mia vita», Manuel ha poi rivolto lo sguardo in avanti, a un progetto ambizioso: «Vorremmo andare in Danimarca per visitare gli uffici di Lego, e in particolare a scoprire l’innovativo “smart brick” (il mattoncino che integra sensori di movimento, luci Led e altoparlanti per rendere interattive le costruzioni, ndr)». Fino a quel momento il gruppo lavorerà in UltraLab, un luogo in cui si trovano «spirito, energia e voglia di vivere».

Un diverso funzionamento del cervello

Assolutamente centrale è il ruolo della dottoressa Saito, che vanta un’esperienza di diversi anni nell’ambito dell’autismo. Un’esperienza tale da poterne “modificare” la diagnosi: «Non è esattamente un disturbo mentale, quanto piuttosto un modo diverso che ha il cervello di funzionare. Il pensiero creativo deve essere divergente. Il punto è che siamo tutti troppo abituati a voler normalizzare le persone, mentre molto meglio sarebbe valorizzare le diversità. Con Antonio (Caggioni, ndr) vogliamo che l’autismo aiuti noi, e non viceversa. Perché nell’autismo non c’è stanchezza e non ci sono bugie manipolatorie, ma solo schiettezza e semplicità». Saito ha anche reso merito alla Clinica Santa Croce, definita «una realtà aperta e capace di ascolto».

Ancora a proposito del laboratorio e delle sue specificità, Caggioni, raggiunto da ‘laRegione’, nota che «tutti i partecipanti hanno in comune la passione per l’elettronica, mettendo in campo varie competenze: c’è chi, e mi riferisco in particolare a Manuel, ama parlare in pubblico e fare le presentazioni; poi ci sono altri che sono appassionati di assemblaggio e/o saldatura. Un paio di ragazzi frequentano inoltre dei corsi di “game design” online, che poi tornano utili in laboratorio, dove è possibile applicare le conoscenze in modo molto pratico».

‘Poche cose semplici, ma che diano vera autonomia’

Il grande obiettivo, ammette il responsabile, è affacciarsi sul mercato: «La nostra ambizione in effetti è quella, avendo a disposizione un prototipo già finalizzato e che ha superato tutti i passaggi di tutela che fanno parte delle start-up tecnologiche, le quali devono sottostare a studi di mercato riguardanti la producibilità in scala. Per farlo, bisogna passare da ricerca e sviluppo, fasi che sarebbe bello e importante poter offrire ai ragazzi all’interno di un progetto sociale». Ai prodotti realizzati da UltraLab, precisa Caggioni, «verrebbero abbinati anche servizi di personalizzazione per le necessità speciali. Parlo della realizzazione di prodotti su larga scala, che possano poi essere venduti come giochi di intrattenimento, riadattabili a seconda di specifiche esigenze. Proprio da lì nasce l’idea del riproduttore musicale, o quella della console audio. È molto importante sottolineare il “downgrade” che viene fatto rispetto ai normali apparecchi per necessità speciali; “device” che spesso, paradossalmente, per venire utilizzati richiedono la presenza di personale di assistenza, poiché ad esempio connessi o particolarmente complicati da usare. La nostra idea è offrire degli apparecchi che fanno poche cose, semplici, ma che diano una vera autonomia all’utilizzatore».

Partecipanti coinvolti a 360°

Un ulteriore elemento significativo di UltraLab è, conclude Caggioni, il coinvolgimento diretto dei ragazzi in tutte le fasi, compresa quella della comunicazione verso l’esterno, come ad esempio ben dimostrato dalla giornata di porte aperte: «Quando è troppo evidente o “invadente” il filtro degli operatori, il coinvolgimento dei partecipanti è, diciamo, alterno. Parlo per lunga esperienza in ambito sociosanitario. Questa volta sono invece i ragazzi stessi che la vivono da protagonisti, ad esempio segnalando con grande entusiasmo sul gruppo l’articolo uscito per lanciare le porte aperte. Ciò significa sentirsi partecipi di ogni passaggio, compreso quello riguardante la visibilità del progetto. Ai ragazzi piace mettere in evidenza che noi non siamo “il gruppo della Clinica Santa Croce”, ma siamo UltraLab, che grazie alla disponibilità della clinica ha la possibilità di germogliare». La squadra di UltraLab, oltre a Manuel, è composta da Steven, Nathan, Simone, Mattia e Pascal.

LOCARNO E VALLI

it-ch

2026-03-13T07:00:00.0000000Z

2026-03-13T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281642491680105

Regiopress SA