Iniziativa per il 10%, l’Asp dice ‘no alle calende greche’
Non solo “contrarietà per la dilazione dell’applicazione della volontà popolare”, ma “anche e soprattutto viva preoccupazione per le misure inserite nel messaggio governativo”. È quanto esprime l’Asp, l’Associazione per la difesa del servizio pubblico, sulla presentazione della proposta del Consiglio di Stato sull’implementazione delle due iniziative sui premi di cassa malati votate lo scorso 28 settembre. Nella sua nota l’Asp fa particolare riferimento all’iniziativa socialista (votata insieme a quella leghista per la deducibilità integrale) volta a limitare il peso dei premi di cassa malati al massimo al 10% del reddito.
Nel merito, indica l’Asp nel comunicato stampa, dal messaggio del governo “spiccano tagli alla formazione e alla socialità che colpiscono la parte più fragile della popolazione”. E rimarca: “La diminuzione di 1,5 milioni di franchi del contributo al settore della disabilità lascia di stucco. In un settore già colpito da precedenti tagli, una riduzione delle risorse comporterà inevitabilmente una minore capacità di presa a carico e un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro del personale”.
Non meno problematici, per l’Asp, i tagli nel settore della formazione. “La contrazione dei contributi a Usi e Supsi per quasi 7 milioni, già alle prese con i tagli federali nella ricerca, rappresenta un disinvestimento miope”, deplora l’associazione. E aggiunge: “Per non farci mancare nulla, verranno defalcati anche i contributi al trasporto pubblico, nella misura di 5 milioni di franchi”. A ciò si aggiungono, continua l’Asp, “i risparmi nel settore dei rifugiati che, come visto anche nel contesto del Preventivo 2026, rischiano di comportare un’ulteriore diminuzione dei volumi occupazionali”. Insomma, “questi sono solo alcuni degli esempi che hanno un impatto chiarissimo sul servizio pubblico, già messo sotto attacco”. “Un’applicazione restrittiva e graduale delle iniziative – mette in guardia l’Asp – rischia di accentuare le disuguaglianze. Chi dispone di risorse economiche adeguate continuerà ad accedere senza difficoltà alle prestazioni sanitarie, mentre le fasce più vulnerabili della popolazione potrebbero essere costrette a rinunciare o a posticipare le cure”. Secondo l’associazione, “il servizio pubblico non può perdere la propria centralità nel sistema sanitario”. Non solo. “È fondamentale ricordare che la sanità non può essere trattata unicamente come un capitolo di spesa da contenere. Essa rappresenta un pilastro della coesione sociale e del benessere collettivo”. In definitiva, “un servizio pubblico forte è essenziale per assicurare che ogni persona, indipendentemente dalla propria situazione economica, possa ricevere le cure di cui ha bisogno”.
In questo contesto, “per evitare che l’attuazione delle iniziative non ricada sui servizi pubblici”, per l’Asp “occorre intervenire in maniera più decisa sul fronte delle entrate. Un approccio più coraggioso permetterebbe di alleviare la pressione sui premi delle casse malati senza indebolire il servizio pubblico”. Aspetto che, ricorda l’associazione, “è particolarmente importante in un contesto in cui la domanda di cure è destinata ad aumentare, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione”.
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2026-04-22T07:00:00.0000000Z
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