laRegione

Pompieri, gli altri 10 siti ‘scartati’ dal Municipio

Ecco il documento inviato alla Gestione per cercare di difendere la bontà della scelta caduta sull’ex Lati di Sant’Antonino. Ma i dubbi fra i consiglieri restano

Di Marino Molinaro

Ecco il confronto elaborato dal Municipio di Bellinzona su undici possibili localizzazioni di una nuova centrale dei pompieri. Consegnato recentemente alla Commissione della gestione, il documento di 27 pagine mette in luce – in modo troppo superficiale, secondo alcuni consiglieri – pregi e difetti dei vari siti. E finisce per rafforzare l’opzione ex Lati di Sant’Antonino da 35 milioni che sta spaccando, chi più chi meno, i gruppi in Consiglio comunale. Commissione i cui approfondimenti – iniziati a gennaio e in corso su vari aspetti ritenuti controversi – richiedono ancora tempo. Rinviata perciò a settembre la seduta di Cc dedicata ai 14 milioni chiesti dall’Esecutivo per acquistare l’ex complesso industriale dalla Cooperativa svizzera dei produttori di latte, più 700mila franchi per progettare l’adattamento logistico da 20 milioni necessario ad accogliere Corpo pompieri, Protezione civile e Settore segnaletica. Una soluzione che piace al Municipio e al Comando dei pompieri (ma non a tutti i militi), non da ultimo per l’ampiezza del costruito e della superficie a disposizione, nettamente più generosi della superficie minima richiesta per la caserma (4’500 metri quadrati interni e 2’000 esterni pavimentati), la Pci (1’800), la Segnaletica (2’100) e l’officina veicoli (900).

Ex Birreria: ‘Parcheggi limitati e zero spazio per la Croce Verde’

Nella tabella di comparazione fra i vari siti vi sono nove criteri da segnare con un visto verde o una crocetta rossa, più uno spazio per le osservazioni. L’opzione subito scartata è l’attuale sede di via Mirasole (provvisoria ormai da decenni) che fa il pieno di crocette rosse (l’unico punto a favore è la proprietà già comunale) più l’indicazione “Non opportuna poiché inserita in un contesto residenziale e di ricerca”. In ottica futura, aggiunge il Municipio, il sedime “potrebbe risultare funzionale a uno sviluppo del vicino polo di ricerca bio-medico e del turismo sportivo”. Inoltre, in vista della costruzione dei nuovi magazzini a Sementina “potrebbe intervenire come soluzione ponte”. Restando sui siti già di proprietà della Città, l’ex Birreria di Carasso raccoglie sette visti e due crocette. Qui durante gli ultimi vent’anni la Città, spendendo finora 2,7 milioni, ha progettato l’inserimento di vari servizi, Pompieri e Pci in primis, anche i magazzini comunali che andranno invece a Sementina, ma ha realizzato solo l’ecocentro. E siccome l’ex Birreria è al momento la diretta concorrente dell’ex Lati, la Gestione come da noi pubblicato il 28 maggio, ha chiesto al Municipio un confronto chiaro e completo dei rispettivi costi, così da capire nel dettaglio la differenza minima di 5-10 milioni (11-16 computando anche il valore del terreno) che sulla carta pone Sant’Antonino in pole position. A ogni modo entrambi i siti non richiedono modifiche di Pr, hanno un’ubicazione ritenuta idonea dal Municipio, una dimensione sufficiente per accogliere i tre servizi e aree esterne sufficienti per esercitazioni. Tuttavia, a differenza dell’ex Lati che fa il pieno di visti verdi, l’ex Birreria una volta edificata “non ha superfici di riserva future” e ha “un numero di parcheggi limitato per i veicoli privati”. Una novità finora mai emersa pubblicamente. Come pure il fatto che “non vi è spazio per la Croce Verde”, che da sempre la si è ritenuta integrabile a Carasso e ora non più. Comunque, come riferito il 4 febbraio, qualora andasse in porto l’opzione ex Lati, il Municipio cittadino è disponibile ad assegnare alla Croce Verde una parte dell’ex Birreria in diritto di superficie affinché realizzi la sua sede in autonomia. Critico a Carasso anche il rischio allagamenti che necessita la sistemazione dei vicini riali.

Più costi e varianti di Pr obbligatorie

Seguono altri nove siti che hanno già perso in partenza. Dapprima perché tutti dovrebbero essere sottoposti a varianti di Piano regolatore che richiedono due/quattro anni. Secondo perché, a differenza dell’opzione Sant’Antonino, non contengono edifici adattabili e perciò il Municipio ribadisce sempre che “i costi di realizzazione, senza acquisto del terreno, risulterebbero paragonabili a quelli complessivi per l’acquisizione e la trasformazione dell’ex Lati”. Conclusione esposta senza cifre, a parte un solo caso. Il sedime ultimo classificato (tutte crocette rosse) si trova in zona Soalbia a Camorino, sotto montagna: “Il fondo privato si trova fuori zona edificabile (vuoto pianificatorio) e un’eventuale variante di Pr, presupponendo un’estensione della zona edificabile, sarebbe in contrasto con la scheda R6 del Piano direttore cantonale”. Soluzione dunque “non praticabile”, anche perché in un contesto “prettamente residenziale”. A un tiro di schioppo, sempre a Camorino, niente da fare pure per un prato Ala Monda: sia per tutti i motivi precedenti, sia perché troppo piccolo e perciò in grado di accogliere solo i pompieri.

Seghezzone & Co.: prima il Cantone

Non lontano, nella zona industriale sud di Giubiasco, sono tre i sedimi analizzati. Dapprima il Seghezzone, di proprietà del Consorzio correzione fiume Ticino, raccoglie sette visti verdi, resi però vani dal diritto di superficie stipulato per 90 anni a favore del Cantone. Il quale dapprima intende usare quei 35mila metri quadrati quale compensazione edificatoria necessaria a costruire il nuovo ospedale alla Saleggina; e in seconda battuta, a lungo termine, per costruirci un nuovo polo scolastico. A metà strada fra Seghezzone e Ala Monda c’è altrettanto il terreno Ustra, lungo l’autostrada, che come il Seghezzone incassa sette visti verdi, annientati dal diritto di prelazione vantato dal Cantone per inserirci (questa l’idea di un tempo) un’area nomadi. Qui già due legislature fa la Città aveva progettato una Centrale unica di pronto intervento, scontrandosi però con costi proibitivi (circa 70 milioni) e con le mire di Cantone e Ustra. Dal canto suo l’Ufficio federale delle strade “ha fatto sapere che non intende al momento privarsene in attesa di conoscere l’esito della discussione sul collegamento veloce A2-A13”. Perciò l’ipotesi che la Città possa entrarne in possesso “appare remota”. Ci spostiamo di pochi metri e in via Baragge c’è uno stabile del Tcs: il mappale avendo dimensioni limitate permetterebbe di accogliere la sola caserma dei pompieri e l’officina, con spazi esterni inoltre fortemente limitati e costi aggiuntivi per demolire lo stabile esistente inadatto a subire un adeguamento.

Da Tatti a Castione sedimi inadatti

Nel quartiere centrale troviamo il mappale di via Tatti ritenuto geograficamente idoneo ma che contiene già la nuova sottosede, appena ristrutturata, della Scuola di musica del Conservatorio della Svizzera italiana; area che consentirebbe peraltro l’inserimento della sola caserma con officina. Risalendo il fiume Ticino, focus sull’Amp, il posteggio degli autoveicoli dell’Esercito situato fra via Lepori e viale Motta: qui c’è spazio a sufficienza per tutti ma “non si hanno indizi sulla volontà della Confederazione di vendere il mappale”, sul quale ancora una volta il Cantone vanta un diritto di prelazione. La penultima tappa ci porta al Maglio di Molinazzo dove c’è un terreno di proprietà comunale ma troppo piccolo per accogliere nemmeno metà caserma; inoltre la variante di Pr sarebbe in contrasto con la scheda R6 del Pd. Il capolinea è la zona industriale di Castione dove fra il viadotto autostradale e la centrale di distribuzione della Coop vi sono 25mila metri quadrati privati in grado di contenere tutto e anche possibili sviluppi futuri; ma come per i due precedenti siti l’ubicazione è ritenuta dal Municipio non idonea. Fine del tour e palla al centro.

BELLINZONA E VALLI

it-ch

2026-06-03T07:00:00.0000000Z

2026-06-03T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281642491844296

Regiopress SA