Madonna del Sasso, è impasse sul museo
Mancano 30mila franchi per riaprirlo (con lo shop). Il Cantone: paghi il settore turistico. L’Otlmv: ‘Con un biglietto d’entrata a 5 franchi costi coperti’
Di Davide Martinoni
Rumore di passi dietro le quinte, mentre affiorano un progetto di rilancio e anche un’idea per il finanziamento. Succedono cose attorno all’auspicata riapertura del Museo Casa del Padre (con negozio annesso) alla Madonna del Sasso di Orselina, chiusi dallo scorso ottobre.
Ne avevamo riferito ad aprile: il 10 del mese il guardiano del convento, frate Agostino Del-Pietro, scriveva ai membri di comitato dell’Associazione pro restauro facendo riferimento a una lettera dell’autunno 2025 indirizzata dal Dipartimento del territorio all’Organizzazione turistica Lago Maggiore e Valli (Otlmv). Il Dt vi esprimeva rincrescimento per il passo indietro compiuto dalla stessa Otlmv nella gestione di museo e negozio, auspicando che riconsiderasse la propria decisione. Il 1° aprile, e non per scherzo, il capo dell’Ufficio beni culturali aveva informato i frati che non c’era in effetti al momento alcun piano per una riapertura. Ai religiosi era sembrato “strano che un museo stagionale capace di attirare con un’apertura di soli tre giorni alla settimana circa 7’000 visitatori” non suscitasse “maggiore attenzione da parte di chi si occupa di turismo regionale”.
‘Nuove modalità di finanziamento’
Dell’inopinato stop erano stati informati Convento, Municipi di Locarno, Muralto e Orselina, Associazione Pro restauro, Azienda turistica ticinese, Sezione dello sviluppo territoriale, Ufficio del demanio e Ufficio dei beni culturali. Sostanzialmente il problema era (e rimane) economico, visto che risultava necessario, scriveva il Dt, “trovare nuove modalità di finanziamento” dei circa 30mila franchi di gestione operativa curata dall’Otlmv e sempre pagati dal Cantone.
Oggi, in piena stagione turistica, museo e shop rimangono chiusi. Contatti istituzionali ci sono stati negli scorsi mesi a più livelli, ma le dinamiche di base non cambiano. Orselina, Comune che ospita la Madonna del Sasso (di proprietà cantonale) con il suo vicesindaco Stefano Gueli dice di «attendere la data del previsto incontro fissato dal Cantone» (sarà a fine mese), mentre dal Dipartimento viene confermato l’impegno a “continuare a garantire gestione, manutenzione e inventario” al Santuario, ma anche rilanciato l’invito “al settore turistico” a coprire i costi rimanenti.
Di questa prossima riunione in cui «le autorità cantonali discuterebbero con altri enti di una possibile soluzione al problema» ha sentito dire anche frate Agostino Del-Pietro. Interpellato sulle conseguenze pratiche della perdurante chiusura del museo e del negozio annesso, il custode considera che «la nostra fraternità non è molto sollecitata dai visitatori del Santuario a questo proposito. Ci sono stati alcuni gruppi che hanno fatto richiesta di poterlo visitare e con il coinvolgimento di guide turistiche e il beneplacito del Cantone è anche stato possibile farlo». Del-Pietro nota infine che «purtroppo il passare dei giorni, delle settimane e dei mesi mi fa guardare con poca fiducia a una possibile riapertura ancora nel corso di quest’anno. Speriamo che almeno per la prossima stagione si possa trovare una soluzione».
Il progetto delle guide
Soluzione, almeno organizzativa, che nel frattempo è stata elaborata dall’associazione GuideSI delle guide turistiche professioniste della Svizzera italiana. Si tratta della “Proposta di gestione del Museo Casa del Padre”, che abbiamo potuto visionare in anteprima. “La riapertura del Museo Casa del Padre rappresenta un’importante opportunità per la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio culturale, artistico e spirituale fondamentale per il Locarnese e per l’intero Cantone”, considerano gli autori, che unitamente ai colleghi si dicono “disponibili a collaborare con il Santuario, il Cantone e gli enti coinvolti affinché il museo possa tornare ad essere un luogo vivo, accessibile e culturalmente rilevante per residenti e visitatori”. La proposta è quella di assumere la gestione operativa del museo “con l’obiettivo di garantire la riapertura al pubblico, la valorizzazione culturale e il consolidamento dell’offerta turistica e didattica del complesso del Santuario della Madonna del Sasso. L’intento è assicurare un servizio professionale, una corretta conservazione degli spazi espositivi e una maggiore promozione di uno dei luoghi culturali e spirituali più significativi del territorio”. Il mandato verrebbe conferito dall’Ufficio dei beni culturali, per il periodo compreso fra marzo e ottobre, nei giorni da venerdì a domenica. Le guide si occuperebbero di accogliere i visitatori, registrarne le presenze, raccogliere i dati statistici (numero di visitatori, provenienza, lingua), sorvegliare gli spazi espositivi e assistere i visitatori. In più, garantirebbero il controllo ordinario degli spazi museali, assumerebbero la gestione operativa dello shop e della sua contabilità e si occuperebbero delle visite guidate (minimo 30 minuti) a Santuario, Chiesa, Museo Casa del Padre e Biblioteca. È stato immaginato un compenso gestionale di 30 franchi all’ora, necessario per “garantire una gestione professionale e continuativa del museo”. In cambio, vi sarebbero promozione e valorizzazione culturale del complesso.
Bonetti e la parola dello zucchero
Dunque un progetto esiste, ma mancano i soldi che il Cantone proprietario non vuole più investire – è periodo di tagli – auspicando uno sforzo da parte del settore turistico. Direttore generale dell’Otlmv è Fabio Bonetti, che parte da lontano: «Ironicamente un mio predecessore diceva spesso che “nella nostra regione anche chi vende zucchero filato fa turismo, ma questo non significa che il turismo debba pagargli lo zucchero”. È un principio che credo resti valido ancora oggi». Ricorda poi Bonetti che «per molti anni, negli ambienti ecclesiastici e culturali, parlare della Madonna del Sasso come di un’attrazione turistica era quasi considerato una forma di svilimento del suo valore spirituale. Oggi, invece, sembra che il settore turistico debba farsi carico integralmente dei costi di gestione del museo. Si tratta di un’impostazione e un cambio di prospettiva che meritano una riflessione».
Il direttore dell’Otlmv nega che da parte dell’Organizzazione turistica vi sia mai stata una chiusura: «Anzi – sottolinea – abbiamo sempre ribadito la disponibilità a compartecipare ai costi, come già facciamo per altre realtà del territorio. Riteniamo però che il finanziamento debba poggiare su basi condivise e non essere trasferito integralmente al turismo». Una soluzione, per Bonetti, esiste e «appare piuttosto semplice: il Cantone stesso ha indicato che il museo registra circa 7’000 visitatori all’anno. Ebbene, ripristinare il biglietto d’ingresso, come in precedenza, di 5 franchi, risolverebbe tutti i problemi poiché consentirebbe di generare circa 30-35mila franchi annui: la cifra contribuirebbe in modo significativo, se non addirittura decisivo, alla copertura dei costi di gestione». Un biglietto, aggiunge Bonetti, «attribuisce inoltre spesso un maggior valore percepito ai contenuti proposti e garantisce anche un principio di equità nei confronti degli altri piccoli musei della regione, che devono sostenersi con mezzi propri».
LOCARNO E VALLI
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2026-07-18T07:00:00.0000000Z
2026-07-18T07:00:00.0000000Z
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