laRegione

Due dirigenti del Casinò rei di concorrenza sleale

La pp Raffaella Rigamonti ha firmato il decreto d’accusa

Di Alfonso Reggiani

Vicenda dei giochi Paijiu e Pai Lunliu: la procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti ha firmato il decreto d’accusa, mentre la società luganese contesta l’esito dell’inchiesta.

Violazione della Legge federale sulla concorrenza sleale: è il reato prospettato dalla procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti nel decreto d’accusa spiccato nei confronti di due dirigenti della Casinò di Lugano Sa. Il procedimento penale è scattato dopo la querela di parte presentata dalla società Donni Sas di Milano, che nel gennaio 2024 ha denunciato la casa da gioco luganese per presunta concorrenza sleale, violazione del marchio e uso fraudolento del marchio. Della vicenda avevamo già riferito (cfr. ‘laRegione’ del 13 settembre 2025). L’informazione giunge da una nota diramata dalla stessa società italiana che ha addebitato alla società “di aver continuato a proporre il gioco Paijiu anche dopo la scadenza del contratto di licenza esclusiva, avvenuta il 28 dicembre 2023”.

Non violata la legge federale sui marchi

Dal canto suo Emanuele Stauffer, presidente del Consiglio di amministrazione (Cda) della società cittadina, ne ha preso atto ma contesta l’accusa di concorrenza sleale. Stauffer quindi smentisce categoricamente quanto scritto nel comunicato diffuso dalla società milanese, secondo la quale “il Casinò di Lugano ha dichiarato di voler collaborare con le autorità e ha espresso rammarico per l’accaduto, assumendosi la responsabilità dell’errore e ribadendo il proprio impegno al rispetto delle normative vigenti”. Nel frattempo, il presidente del Cda mette in evidenza che la denuncia si è ridimensionata rispetto all’anno scorso, quando la Donni Sas ha invocato la violazione e l’uso fraudolento del marchio. La procuratrice Rigamonti ha emesso dei decreti di abbandono per le presunte infrazioni relative alla legge federale sui marchi e sulle indicazioni di provenienza. Stauffer ribadisce quanto aveva affermato l’anno scorso, ossia che la vertenza riguarda un gioco che ha generato un incasso poco rilevante di alcune migliaia di franchi (6’600 franchi, stando alle dichiarazioni dell’anno scorso).

Due tesi contrapposte verso la Pretura

La tesi del Casinò di Lugano, ricordiamo, è quella di aver introdotto non il Paijiu, ma il Pai Lunliu dal 9 giugno 2023 fino al febbraio 2024, in seguito è stato dismesso perché non funzionava. Dopodiché è sorta una discussione e la vertenza con la Donni Sas, secondo la quale il gioco autorizzato dalla Commissione federale delle case da gioco è stato copiato dalla società milanese, affermazione questa che il Casinò di Lugano ha confutato. La società milanese, invece, scrive che “nel corso degli interrogatori del 28 luglio 2025 i dirigenti del Casinò hanno ammesso che il gioco Paijiu è stato offerto oltre la scadenza contrattuale, attribuendo l’accaduto a una ‘malinterpretazione in buona fede’ delle clausole contrattuali. Il gioco è stato ritirato il giorno successivo all’interrogatorio del 16 maggio 2024. Il Casinò di Lugano sostiene che i due giochi siano diversi per regole, design e impostazione. Due tesi contrapposte che verosimilmente approderanno in Pretura penale, dove si dovrebbe svolgere il processo nel caso in cui la società luganese si opponesse come annunciato al decreto d’accusa firmato da Rigamonti.

Parallelamente, ribadisce invece la Donni, “è emersa una collaborazione tra il Casinò e la Supsi per lo sviluppo di un nuovo gioco, denominato Pai Lunliu. Durante tale processo, è stato trasmesso alla Supsi lo studio probabilistico del professor Brizzi, originariamente redatto per il gioco Paijiu, senza autorizzazione formale. Questo elemento ha sollevato ulteriori dubbi sull’uso improprio di documentazione protetta da diritti di proprietà intellettuale”.

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