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Il Palazzo dei Landfogti rinasce tra storia e cultura

In cartellone quattro appuntamenti per rilanciare la struttura alla quale il nuovo proprietario Giacomo Cavargna sta cercando di ridare luce

Di Sebastiano Storelli

Esiste davvero una galleria che mette in collegamento il Palazzo dei Landfogti di Malvaglia con il Castello di Serravalle e che servì all’imperatore Federico I Barbarossa quale via di fuga durante il suo soggiorno in valle di Blenio nel 1176? Se ci fosse, sarebbe uno dei segreti meglio custoditi della Storia, visto che nessuno l’ha mai trovata, nonostante numerose ricerche portate avanti sia da archeologi nei loro studi, sia da ragazzini nei loro giochi di esplorazione. Una caccia rimasta infruttuosa anche perché il tempo non è materiale che si possa dilatare o restringere alla bisogna e se da una parte è storicamente provato che l’Hohenstaufen dimorò al Castello prima della battaglia di Legnano, dall’altra è altrettanto certo che “Ul Palazi” fu edificato solamente tra la fine del 1500 e i primi anni del 1600. La leggenda della galleria, tuttavia, in valle è rimasta viva per secoli, come molte altre che domani, sabato 6 giugno, a partire dalle 18, l’antropologo e cantastorie Andrea Descombes proverà a narrare proprio nelle cantine del Palazzo dei Landfogti, accompagnato dallo storico Gianfranco Pordenone, il quale illustrerà le ultime scoperte sulla storia del palazzo e del personaggio che lo fece costruire, Antonio Giudici della Ganna. Quello di domani è il primo di una serie di appuntamenti con i quali si intende rilanciare “Ul Palazi” quale punto di aggregazione culturale della valle (e non solo). Alla radice di questo nuovo tentativo di rinascita vi è colui che nel 2014 decise di acquistare all’asta l’imponente edificio, Giacomo Cavargna: «È uno stabile al quale sono sempre stato molto legato – afferma il proprietario, nato a Napoli nel 1957 da una famiglia emigrata da Malvaglia a inizio Novecento e per molti anni direttore di un grande istituto bancario svizzero –. In seguito, però, sia io sia l’architetto Bruno Huber, che in questa avventura mi ha coinvolto, abbiamo avuto altri impegni professionali, per cui ogni decisione in merito a un restauro del palazzo è stata posticipata».

Dalle cantine alle (false) prigioni

Tra i primi interventi, comunque, vi è il ripristino delle cantine, «dalle quali abbiamo asportato camionate di terra prima di poter riportare alla luce gli originali pavimenti in pietra, cantine che ora serviranno da palcoscenico per gli appuntamenti culturali in cartellone e per le degustazioni culinarie, rigorosamente a chilometro zero, che li seguiranno (Giacomo Cavargna, tra l’altro, coltiva nel suo giardino un vero paradiso di bacche salutistiche, dalle quali ottiene 20 qualità di gelatine e succhi di frutta artigianali, ndr). Inoltre, durante i primi interventi, con nostra grande sorpresa abbiamo riesumato un vecchio torchio risalente ai primi anni del XVII secolo». Tra gli ambienti riportati alla luce, anche le cosiddette “prigioni”: «Che poi, prigioni non erano. L’equivoco nasce dal fatto che, secondo la tradizione, il palazzo era stato la dimora dei landfogti, quindi anche la sede del tribunale e, di conseguenza, luogo di detenzione di prigionieri. Gli studi più recenti, negli archivi storici locali, come pure in quelli di Milano e della Spagna (la valle di Blenio nel Seicento era soggetta alla Milano spagnola, ndr), hanno permesso di appurare come il palazzo venne edificato quale abitazione della famiglia Giudici della Ganna. Le prigioni, insomma, non erano altro che piccoli ripostigli del complesso delle cantine a volta».

Una reputazione per nulla adamantina

La storia del palazzo è strettamente legata a quella dell’uomo che lo fece edificare, «per cui stiamo portando avanti ricerche anche sulla figura di Antonio Giudici della Ganna, una sorta di signorotto della bassa valle». La cui reputazione è tutt’altro che immacolata se è vero, come si può riscontrare in documenti dell’epoca, che andò incontro a diverse vicissitudini giudiziarie e fu in aperto contrasto con la famiglia Emma che dominava l’altra valle. Contrasti per placare i quali non fu sufficiente un matrimonio, «anche perché lo sposo venne ucciso, si dice a badilate, probabilmente proprio nelle cantine del palazzo. Ne nacque una guerra tra i Giudici della Ganna e gli Emma, con vari tentativi di omicidi e ammazzamenti vari. Una guerra all’origine, con ogni probabilità, dell’incendio verosimilmente doloso che nel 1622, mentre il Giudici della Ganna si trovava a un matrimonio a Magadino, devastò la costruzione». Cosa ne fu di Antonio Giudici della Ganna rimane un mistero, il suo nome è scomparso dai documenti della valle e nel corso dei secoli successivi il palazzo ha cambiato proprietario a più riprese, modificando pure la sua struttura, a seguito degli interventi via via apportati da ogni singolo residente. «È mia intenzione – prosegue Giacomo Cavargna – proseguire nell’opera di restauro, tuttavia occorre andare con i piedi di piombo, in quanto l’edificio è inserito nell’elenco dei beni culturali del Cantone, per cui ogni intervento di rilievo deve ottenere il beneplacito dell’apposito ufficio. C’è sempre stata l’idea di farne un centro culturale per manifestazioni, un intento già portato avanti dalla fondazione che gestiva l’edificio prima della mia acquisizione, ma poi, purtroppo, fallita. Adesso stiamo cercando di rilanciare questa visione con un Anno zero durante il quale abbiamo in programma quattro appuntamenti. L’obiettivo è di fornire un cartellone regolare su un periodo che va dalla tarda primavera all’autunno, con una pausa durante i mesi invernali».

Quattro proposte per l’Anno zero

Dopo “Ul Palazi tra leggende, storie e storia”, l’appuntamento che domani sera aprirà al pubblico le porte del Palazzo dei Landfogti, sabato 20 giugno alle 18 verrà proposto un concerto con la Band Philojazz, sulle note di blues, swing, calypso e bossa nova, mentre venerdì 28 agosto, sempre alle 18, l’appuntamento sarà con Bruno Giussani, autore di “La mente sotto assedio”, il quale proporrà il tema “L’intelligenza artificiale e noi”, una riflessione su opportunità e sfide lanciate dal dirompente arrivo dell’IA nelle nostre vite e nella nostra società. Chiuderà questa prima estate di proposte culturali, sabato 12 settembre alle 17, un incontro con Rosario Talarico e Gianni Tavarini, autori del volume “Il Ticino nella storia”, una sintesi degli eventi che hanno caratterizzato il Cantone dall’epoca dei baliaggi ai giorni nostri, con un occhio particolare sulla valle di Blenio. Nel corso dell’incontro, gli autori dialogheranno con gli storici Pasquale Genasci e Gianfranco Pordenone. Iscrizioni su eventipalazi@gmail.com.

Quattro occasioni per vivere una serata “di spessore”, gustare prelibatezze locali e visitare gli ambienti di un palazzo denso di storia e di leggende, ma per troppo tempo rimasto inaccessibile alla popolazione.

BELLINZONA E VALLI

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2026-06-05T07:00:00.0000000Z

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