‘Il sistema funziona: no a stravolgimenti’
Apcti in assemblea. Il presidente Orio Galli ribadisce la validità dell’attuale modello duale: polcomunali e Cantonale. ‘Semmai perfezioniamolo’
Di Andrea Manna
Il Ticino «figura da anni tra le regioni più sicure della Svizzera». E allora quando un sistema «dimostra di funzionare, il vero passo istituzionale da compiere non è quello di cambiarlo: è quello di riconoscere che funziona e semmai di rafforzarlo». In altre parole, «una squadra che vince, non la si stravolge: se necessario la si perfeziona». Il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi Orio Galli difende il vigente modello «duale» in materia di sicurezza pubblica: polcom e Polizia cantonale. Perfezionandolo, se ciò ne aumenta l’efficacia. Ma in ogni caso niente stravolgimenti. Ovvero: niente polizia unica. Galli mette quindi le mani avanti. Lo fa in occasione dell’assemblea dell’Apcti, ieri a Chiasso, la prima dopo la decisione del Consiglio di Stato, comunicata poco più di un mese fa, di stoppare gli approfondimenti del gruppo di lavoro sul progetto ‘Polizia ticinese’. Gruppo designato a suo tempo dal governo, dietro proposta del direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, con il mandato di migliorare ulteriormente la collaborazione tra la Cantonale e le comunali, passando anche da una ridistribuzione dei compiti per evitare doppioni. Lo studio uscito dal team (fra i membri lo stesso Galli), coordinato dal segretario generale del Dipartimento Luca Filippini, ha però incassato più critiche che lodi in sede di consultazione, terminata lo scorso ottobre. Nel frattempo il dossier polizia è passato all’altro ministro leghista, Claudio Zali, in seguito al cosiddetto arrocchino nell’Esecutivo. Sul tavolo di Zali ci sono così tre opzioni: statu quo, ‘Polizia ticinese’, polizia unica. Al momento non si sa su quale dei tre scenari punterà il Consiglio di Stato. Da ricordare che in Gran Consiglio, e meglio nella commissione ‘Giustizia e diritti’, è pendente l’iniziativa parlamentare depositata nel 2020 dall’allora deputato socialista Raoul Ghisletta per la realizzazione in Ticino di un solo corpo di polizia. Cosa che non piace per nulla all’Apcti.
‘Stiamo pensando a una proposta’
«L’assetto attuale, con le polizie comunali sul territorio, ha rafforzato la sicurezza di prossimità e la cooperazione operativa con la Polizia cantonale», sottolinea Galli. Un assetto affinato dalla LcPol, la Legge sulla collaborazione tra la Polcantonale e i corpi di polizia locali, varata nel 2011 e la cui implementazione ha comportato per i Comuni investimenti anche importanti. E ora? In attesa che il governo si esprima sulle opzioni indicate, c’è chi si muove. «Al nostro interno – dice Galli, avvicinato dalla ‘Regione’ – si sta pensando a una proposta, da sottoporre al Consiglio di Stato, per sgravare – completamente – la Cantonale dalle attività di prossimità, compresa per esempio la constatazione di piccoli furti, affinché possa concentrare le sue risorse su settori della sicurezza che reputa per lei prioritari». Se ne saprà di più prossimamente. Nella sua relazione il presidente dell’Apcti tiene comunque a ribadirlo: «Il sistema di sicurezza del Cantone si basa sulla collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali. Una collaborazione che ha dimostrato efficacia e continuità. Quindi ogni riforma deve dimostrare di migliorare un sistema che già produce risultati. Non sostituirlo tanto per dire di averlo fatto».
Le bodycam
Galli accenna anche al «progetto bodycam», e dunque all’impiego delle videocamere applicate sugli agenti. «Con la Polizia cantonale è stato istituito un gruppo di lavoro che accompagnerà la fase successiva al progetto pilota realizzato dalla stessa Cantonale e dalla Polizia della Città di Lugano – segnala il responsabile dell’Associazione delle polcom –. Una volta consolidato il quadro legale derivante dalle recenti modifiche della Legge sulla polizia, sarà infatti possibile affrontarne la concreta messa in pratica. L’obiettivo sarà di valutare, insieme ai corpi comunali interessati, un’eventuale adesione a un sistema cantonale comune, capace di assicurare non solo la compatibilità tecnica, ma anche e soprattutto le necessarie garanzie giuridiche per l’utilizzo dei filmati nell’ambito dei procedimenti giudiziari». Rivolgendosi ai presenti all’assemblea, e in particolare ai quadri delle polcomunali, spiega: «Nelle prossime settimane, per il tramite del segretario dell’associazione, vi verrà quindi chiesto di esprimere un interesse preliminare in merito al progetto. Vorrei tuttavia rassicurarvi su un punto fondamentale: non vi è alcun obbligo di adesione». Puntualizza Galli: «Le opzioni che attualmente si prospettano sono in sostanza tre: aderire integralmente al progetto cantonale, dotarsi autonomamente di dispositivi compatibili e certificati per il progetto cantonale, non aderire al progetto». Il presidente dell’Apcti invita tuttavia a «evitare soluzioni ‘fai da te’ non integrate con il sistema cantonale, perché potrebbero non garantire gli standard tecnici e giuridici necessari alla piena utilizzabilità delle registrazioni».
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