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La Svizzera assolve (ora) i ‘suoi partigiani’

Conferenza sulla riabilitazione dei condannati nel nostro Paese per aver aiutato gli oppositori ai regimi nazifascisti nella Seconda guerra mondiale

Di David Leoni

Puniti e, infine, dopo anni, “redenti”. È la sorte toccata (come spesso accade nella storia) a quei cittadini svizzeri che, durante la Seconda guerra mondiale, furono puniti per aver sostenuto la resistenza antifascista imbracciando le armi (o in altri modi) e mettendo a repentaglio la propria vita a difesa degli oppressi e degli ideali di libertà che i regimi totalitaristi di allora stavano calpestando sul suolo europeo (ma non solo). Uomini e donne che, proprio per aver partecipato in maniera più o meno diretta al conflitto, in Svizzera vennero condannati dai tribunali militari. A Locarno, oggi un particolare evento promosso dall’Associazione Memoria 1939-1945 ha voluto rendere il giusto omaggio a queste figure, organizzando un particolare evento, caratterizzato da due momenti precisi: una conferenza mattutina nella sala della Corporazione Borghese e una cerimonia commemorativa poco prima di mezzogiorno al cimitero di Locarno. Obiettivo: approfondire un capitolo a lungo rimosso della storia svizzera, in modo da inserirlo nel dibattito storico e sociale dei nostri giorni.

La nuova Legge approvata solo quest’anno

Nel giugno 2026 il Parlamento svizzero ha approvato una legge che riabilita formalmente le persone che durante la Seconda guerra mondiale hanno partecipato alla Resistenza antifascista in Italia e in Francia (la Résistence) o l’hanno sostenuta dalla Svizzera. Molte di queste persone erano state condannate, multate o incarcerate dalle autorità militari perché le loro azioni erano state considerate una violazione della neutralità. La legge, a distanza di decenni, ora riconosce che tali condanne furono ingiuste e restituisce alle persone interessate la loro dignità e il loro onore. La riabilitazione è avvenuta dopo circa ottant’anni, al termine di un lungo iter parlamentare avviato in modo determinante da diverse mozioni presentate dall’ex consigliere agli Stati Paul Rechsteiner, tra i relatori intervenuti per l’occasione. Dopo il saluto ai presenti da parte del dottor Beppe Savary, calatosi nel ruolo di “Anfitrione”, è intervenuta Carolina Marcacci Rossi, presidente dell’Associazione Memoria 19391945, che ha sottolineato l’importanza di rimanere, oggi più che mai – con l’avanzata di movimenti di estrema destra un po’ in tutta Europa – «vigili e impegnati» ha preso la parola Nelly Valsangiacomo, storica dell’Università di Losanna, che ha introdotto l’argomento inquadrandolo nel contesto politico e sociale della Svizzera. La stessa ha tracciato un parallelismo tra la realtà politica odierna e quella degli anni antecedenti il conflitto, ha parlato della «costruzione di un ordine nuovo dopo la guerra, dei ritardi accumulati nella riabilitazione delle persone condannate ingiustamente (del 2009 quella di coloro che combatterono al fianco delle truppe antifranchiste in Spagna) e delle responsabilità del nostro Paese «depositario della Convenzione di Ginevra, chiamato a vigilare sul rispetto dei suoi contenuti». Paul Rechsteiner si è soffermato sulla figura dell’ex comandante della polizia sangallese Paul Grüninger, che tra il 1938 e il 1939 salvò circa 3’000 profughi ebrei e perseguitati politici dal terrore nazista, violando così i divieti del governo svizzero sulla chiusura delle frontiere e falsificando i documenti d’ingresso. Scoperto, licenziato e processato, fu pienamente riabilitato dalla giustizia svizzera nel 1995, ventitré anni dopo la sua morte. Ha pure accennato alla vicenda degli averi ebraici sottratti dai nazisti e custoditi per decenni nelle banche svizzere. Peter Huber, storico e autore di libri sugli svizzeri nella Guerra Civile Spagnola e nella Resistenza francese, ha fornito una prospettiva comparativa sulla partecipazione svizzera ai movimenti di resistenza europei. Per tutti loro, al rientro in Patria, vi furono sentimenti di scarsa considerazione e indifferenza da parte dell’opinione pubblica, oltre che di condanna.

I ticinesi in aiuto alla Repubblica dell’Ossola

Raphael Rues, storico e ricercatore presso ‘Insubrica Historica’, ha invece presentato i risultati delle sue ricerche sulla Resistenza in Ticino e sui casi concreti delle persone ora riabilitate. Nel loro insieme, questi contributi evidenziano come la Svizzera italiana, in quanto regione di confine, si sia trovata di fronte alla scelta tra neutralità formale e solidarietà concreta con le vittime del fascismo soprattutto in direzione dell’Ossola (con la breve vita dell’omonima Repubblica, nel 1944). Circa 500 i ticinesi attivi – chi in un modo, chi nell’altro (combattendo, fornendo armi, generi di prima necessità, garantendo vie di fuga, assistenza medica ecc.) - durante gli anni bui del conflitto. Tra loro, molti locarnesi che sfruttarono la vicinanza geografica per dare il loro fattivo contributo alla causa della resistenza.

La cerimonia al cimitero

Nella seconda parte dell’incontro, al cimitero cittadino si è invece tenuta una cerimonia in onore delle persone riabilitate. Ticinesi che hanno dovuto subire procedimenti penali e la detenzione per aver offerto rifugio e aiuto ai combattenti della Resistenza e che ora sono state riabilitate grazie alla nuova legge. A titolo rappresentativo è stata in particolare onorata Maria Comandini, il cui destino è emblematico per i ticinesi che furono coinvolti nel sostegno alla Resistenza. Cittadina di Locarno, nel 1944/45 aiutò attivamente i partigiani italiani, tra l’altro nell’attraversamento del confine italo-svizzero. Per queste attività fu multata dal tribunale militare svizzero. La cerimonia ha visto la partecipazione di personalità del mondo politico, scientifico e i discendenti delle persone coinvolte. Tra i politici segnaliamo Ruth Dreifuss, ex consigliera federale; Simone Gianini, consigliere nazionale; Marina Carobbio, consigliera di Stato ticinese; la presidente del Gran Consiglio, Daria Lepori. Un membro della famiglia di Maria Comandini ha poi dato voce alla dimensione personale e familiare di una storia rimasta nell’ombra per decenni. Pietro Majno-Hurst, dell’Associazione Memoria 1943-1945, ha dal canto suo collocato la cerimonia nel contesto più ampio del lavoro di memoria svolto dall’associazione. Anche se con gli occhi del presente può sembrare un problema lontano, dal punto di vista storico la riabilitazione ufficiale di chi oggi non è più tra noi ma è stato ingiustamente condannato è importante per rileggere quegli eventi e includerli nella memoria collettiva, cosi da restituire la dovuta dignità e l’onore a persone lese e ingiustamente punite con sentenze emesse dai tribunali militari che non diedero certo prova di umanità e sensibilità.

LOCARNO E VALLI

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2026-08-12T07:00:00.0000000Z

2026-08-12T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281646786961770

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