‘Modello esemplare su scala nazionale’
All’inaugurazione dei lavori per la fase 2 dei Boschetti, l’Ufficio federale dell’ambiente ha elogiato il ‘livello di compartecipazione eccezionalmente elevato’
Di Marino Molinaro
I ticinesi sono certamente “bravi soldà”, come recita il noto brano popolare. Ma anche qualcosa di più. «Il vostro progetto di parco fluviale è noto in tutta la Svizzera, poiché esemplare per la procedura partecipativa adottata, a tal punto da ritenerlo un modello cui ispirarsi. Pertanto lo abbiamo sottoposto a diverse autorità d’Oltralpe laddove si è iniziato a sviluppare iniziative analoghe molto complesse, dov’è evidente la necessità di riunire e far andare d’accordo più attori». Si è meritata l’applauso più caloroso dei molti presenti Katharina Edmaier, funzionaria della Divisione prevenzione pericoli naturali in seno all’Ufficio federale dell’ambiente, intervenuta ieri mattina in golena a Gudo alla cerimonia inaugurale dei lavori per la fase due del parco fluviale bellinzonese, quella dedicata al comparto Boschetti che sarà ultimata fra cinque anni. Un elogio, quello di Edmaier, che va specialmente al gran lavoro svolto dal committente Consorzio correzione fiume Ticino, nella persona del suo storico presidente Edgardo Malè, promotore del progetto sin dal ‘lontano’ 2012 e abile costruttore di soluzioni concordate a più livelli.
‘Dato il giusto peso a ciascuna componente’
«Sei anni fa – ha ricordato Edmaier – la mia prima visita in Ticino per l’Ufam fu dedicata alla fase uno di questo progetto», quella realizzata lungo le sponde cittadine del Fiume Ticino, in zona Torretta, dove sono state formate tre anse accessibili alla popolazione e da subito molto frequentate e apprezzate. «Mi resi conto di quanto l’approccio fosse rivolto al lungo termine dando il giusto peso a ciascuna componente: la valorizzazione del paesaggio naturale, la sicurezza idrologica e il coinvolgimento della società civile». Una sfida multipla «orientata a riportare, su un tratto di alcuni chilometri, l’ecosistema del Fiume Ticino a un livello il più possibile naturale e resiliente in caso di piena e di magra. Una sfida superata a pieni voti grazie a un progetto caratterizzato da un grado di compartecipazione eccezionalmente elevato». Si raggiunge il successo «quando tutti gli attori collaborano. E qui un ruolo decisivo lo ha giocato proprio il Consorzio».
‘Come il Duomo di Milano’ Edgardo Malè
dal canto suo ha ripercorso le fasi salienti dell’800 quando si decise la bonifica del Piano di Magadino, con la spina dorsale rappresentata dall’incanalamento del fiume Ticino. «Una grande opera che a ben vedere è come il Duomo di Milano, non è mai finita. Da allora le esigenze e sensibilità sono cambiate e oggi un adeguamento necessario sta per realizzarsi. Mi piace peraltro evidenziare che nell’arco della procedura vi è stata una sola opposizione, poi ritirata grazie alla disponibilità dell’Unione contadini ticinesi», inizialmente critica sul passaggio faunistico da realizzare sulla strada cantonale: poiché avvicinerà i selvatici all’agricoltura, ha richiesto l’elaborazione di contromisure da parte del Dipartimento del territorio.
‘Elemento costitutivo e identitario’
«Una data saliente è quella del 2014, quando Edgardo ci chiese se fossimo interessati a integrare il suo progetto in quello aggregativo della nuova Bellinzona», ha ricordato il sindaco Mario Branda: «La risposta fu positiva, in quanto il fiume Ticino è un chiaro elemento costitutivo e identitario da Moleno a Gudo. Un punto centrale del progetto è proprio quello della vita sociale, laddove si va anche a creare una nuova dimensione ricreativa a favore della popolazione». Il nuovo consigliere di Stato Piero Marchesi ha dal canto suo ricordato «l’impegno del Dipartimento del territorio, negli ultimi 30 anni, per una migliore gestione dei corsi d’acqua, anche nell’ottica del legame con la popolazione». Dal Laveggio al Cassarate, dal Vedeggio all’alta Leventina, l’elenco di opere realizzate è corposo.
BELLINZONA E VALLI
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2026-10-16T07:00:00.0000000Z
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