Inciampa il parco solare Alpe Pontino
Opposizione di quattro associazioni ambientaliste sulla base di lacune nella documentazione. Mauro Suà (Amb): ‘Valutato l’impatto su flora e fauna’
Primo inciampo per il progetto di parco solare all’Alpe Pontino, sopra Airolo. Pro Natura Ticino, Ficedula, Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio e Wwf Svizzera italiana hanno infatti presentato un’opposizione cautelativa a un progetto che, se andasse in porto, garantirebbe una produzione annuale attesa di 13,1 Gwh, con una produzione particolarmente significativa durante i mesi invernali (5,5 Gwh, il 43% del totale). Le quattro associazioni ambientaliste hanno però ravvisato nel progetto, promosso dall’Azienda comunale di Airolo (Aca) e dall’Azienda multiservizi di Bellinzona (Amb), lacune sostanziali dal profilo delle informazioni fornite. A maggior ragione, in quanto quella dell’Alpe Pontino è una zona protetta a livello federale, nonché una bandita di caccia. “Valori naturali di alto pregio e la presenza di numerose specie, animali e vegetali, minacciate ne giustificano la protezione”, si fa notare in un comunicato con il quale si rende nota la presentazione dell’opposizione.
Marmotte e fagiani di monte
Alla luce dell’importanza naturalistica del comparto, occorrerebbe, secondo Pro Natura e cofirmatari, una progettazione dettagliata, mentre la documentazione presentata risulta lacunosa e “non permette di determinare l’impatto naturalistico del progetto e delineare le necessarie misure di compenso ambientale”. Ma quali sono le criticità sulle quali si basa l’opposizione? In primo luogo, le informazioni contenute nel Rapporto di impatto ambientale “non permettono di comprendere il reale impatto su flora, fauna e ambienti”. Per quanto riguarda i rilievi floristici, “sono parziali perché limitati a una sola parte dell’area toccata dal progetto”, mentre quelli faunistici “evidenziano la presenza di numerosi conflitti gravi con diverse specie – alcune delle quali prioritarie e in Lista Rossa – senza tuttavia proporre soluzioni commisurate”. Le problematiche maggiori comportano “la perdita di zone di nidificazione e areali di parata (una delle più grandi in Ticino) del fagiano di monte, specie protetta, ma pure di diverse altre specie che perderanno il loro habitat, e l’ipotizzato aumento del tasso di mortalità delle grandi colonie di marmotte presenti nel comparto a causa della probabile cessazione dell’attività di alimentazione in seguito al disturbo dato dal cantiere, nonché del rischio di uccisione durante la posa delle strutture”. Infine, viene rilevata l’assenza di un piano di monitoraggio che permetta di verificare il reale impatto del progetto sulle specie e il paesaggio protetti.
I cofirmatari fanno inoltre notare come dal punto di vista della protezione della natura e conformemente a quanto indicato nel Piano energetico cantonale (Pecc), gli impianti andrebbero promossi “prioritariamente sugli edifici e laddove siano già presenti accessi e allacciamenti alla rete. In Ticino, il potenziale per lo sviluppo di progetti di questo tipo è enorme e ancora poco sfruttato. Gli impianti solari alpini possono integrare l’espansione del solare a condizione che siano realizzati in comparti già compromessi o poco sensibili e che siano compatibili con le norme in vigore a tutela di natura e paesaggio”.
I promotori: ‘Sorpresi’
I promotori dei progetto, nella fattispecie il direttore di Amb Mauro Suà, si sono detti sorpresi dall’opposizione: «Gli aspetti ambientali sono stati tenuti in considerazione, tant’è che l’area identificata per l’impianto è stata fortemente ridotta rispetto al progetto originale, proprio per non venir meno al rispetto di flora e fauna. Il Rapporto di impatto ambientale prevedeva misure di compensazione a salvaguardia delle prerogative ambientali. Il progetto è stato studiato anche sulla base delle zone di pericolo. Analisi e approfondimenti condivisi con le associazioni ambientaliste, per cui non nascondo una certa sorpresa: quello dell’Alpe Pontino è uno dei pochi progetti in grado di portare un valore aggiunto alla svolta energetica, in quanto capace di compensare la mancanza di energia invernale».
I prossimi passi da compiere: «In primo luogo, prendere visione e analizzare nel dettaglio quelle che sono le criticità portate a galla dall’opposizione, per eventualmente migliorare il progetto. Certo sarebbe peccato se venisse ostacolato, proprio perché in quel caso si faticherebbe a raggiungere gli obiettivi indicati dalla strategia energetica federale. A livello di finanziamenti, ritengo che questo rallentamento non dovrebbe creare problemi, in quanto per accedere ai sussidi era fondamentale presentare la domanda di costruzione entro fine 2025, criterio da noi rispettato».
Potrebbero, per contro, crearsi ritardi nell’entrata in funzione dell’impianto: «L’inizio dei lavori era previsto per metà 2026. La costruzione procederà a tappe, anche perché l’impianto è posizionato in una zona nella quale le finestre meteorologiche adatte al lavoro sono limitate. In sé, questa opposizione non dovrebbe comportare ritardi, discorso ben diverso nel caso di un ricorso che nessuno auspica».
Quasi 15’000 pannelli
L’impianto ipotizzato sull’Alpe Pontino, portato avanti nell’ambito del progetto ‘Solarexpress’ (38 impianti solari a terra progettati in tutta la Svizzera, per 28 dei quali la domanda di costruzione è già stata presentata), una volta completato presenterebbe 14’600 moduli fotovoltaici su una superficie di 18,3 ettari, con una potenza di 8,6 Mwp e sarebbe in grado di garantire energia a 3’000 economie domestiche. Come detto, la posizione particolarmente soliva, l’assenza di ostacoli all’orizzonte e il riflesso prodotto dalla neve, lo renderebbe particolarmente importante nei mesi invernali e contribuirebbe a garantire una boccata d’ossigeno al sistema elettrico svizzero in un periodo dell’anno nel quale la produzione risulta più scarsa.
BELLINZONA E VALLI
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2026-02-05T08:00:00.0000000Z
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