Per essere eletti la sfida è sempre più serrata
Più risorse, più visibilità, più frammentazione. È un quadro complesso quello che emerge dall’ultima analisi dell’Ovpr, l’Osservatorio della vita politica regionale, dell’Università di Losanna sulle elezioni del Gran Consiglio del 2023. Lo studio, realizzato da Jessica Rosco, Andrea Pilotti e Oscar Mazzoleni, che si inserisce in una serie di ricerche svolte negli ultimi vent’anni, si basa su 563 questionari restituiti da candidati e candidate – pari a un tasso di risposta del 61,5% – e indaga chi si candida, come conduce la campagna, chi viene infine eletto e individua convergenze e discrepanze fra gli eletti e il loro elettorato.
Un alto tasso di frammentazione e record di candidature
Entrando nei dettagli, le elezioni del 2023 si distinguono per il tasso di frammentazione parlamentare più elevato dal 1923, con dodici partiti e movimenti rappresentati al Gran Consiglio. Ciò si accompagna, indica l’osservatorio in un comunicato stampa, a un numero record di candidature in generale (916), a una quota femminile di candidate senza precedenti (40,1%), ma anche a una quota di donne elette scesa dal 34,4% del 2019 al 32,2% del 2023.
Decisive le legislature precedenti o altre esperienze politiche
Ciononostante, scrive l’Ovpr, “l’analisi mostra come le variabili politiche pesino più di quelle socio-demografiche nel determinare l’esito elettorale”. Anzitutto, conta il numero di legislature precedenti: il 96,6% dei candidati con due o più legislature alle spalle è stato rieletto nel 2023. L’esperienza a livello comunale si è rivelata inoltre altrettanto decisiva: chi non aveva mai ricoperto una carica locale otteneva un seggio solo nel 4,9% dei casi, contro il 26,8% di chi vantava tale esperienza. Il divario di oltre venti punti percentuali è il più elevato dal 1995. Anche l’aver ricoperto cariche interne di partito risulta un vantaggio più significativo che in passato, si osserva ancora nella nota.
Interviste e presenza in televisione più importanti dei social
L’analisi conferma inoltre come le campagne elettorali ticinesi seguano un modello ibrido in cui strumenti tradizionali e digitali coesistono. Tuttavia, a distinguere gli eletti da chi non riesce a conquistare la carica parlamentare è soprattutto il maggiore uso di canali comunicativi ad alta visibilità, come le interviste ai media, i programmi radiotelevisivi o gli annunci a pagamento. Per contro, i social media non si dimostrano distintivi, essendo diffusi in modo relativamente omogeneo fra eletti e non eletti.
Investimenti personali e donazioni esterne fondamentali
Sul fronte finanziario, oltre il 65% degli eletti ha dichiarato di investire più di 2mila franchi nella campagna elettorale, mentre circa otto candidati non eletti su dieci dichiarano una spesa inferiore a mille franchi. Inoltre, se le campagne continuano a basarsi prevalentemente sull’autofinanziamento, fra gli eletti si mostra una maggiore capacità di attrarre donazioni esterne.
Sulla scorta dello studio presentato lo scorso anno dell’Ovpr riguardante l’indagine dell’opinione pubblica su temi di genere e questioni ambientali, questa più recente inchiesta rileva alcune differenze tra le opinioni dei cittadini e degli eletti su questioni ambientali e di genere. Gli eletti mostrano fra loro posizioni più distanti rispetto a quelle che si osservano fra cittadini e votanti, in particolare sulla necessità di misure obbligatorie per la salvaguardia dell’ambiente e sugli incentivi cantonali per le candidature femminili.
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2026-06-01T07:00:00.0000000Z
2026-06-01T07:00:00.0000000Z
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