Per un Ponte dei Salti sempre meno ‘Maldive’
Tante suggestioni per il futuro del comparto Posse-Aquino, con il suo Ponte dei Salti, in un’affollata serata partecipativa. La parola d’ordine: qualità
Di Davide Martinoni
Critiche e suggestioni dalla cittadinanza alla serata partecipativa sul futuro del comparto Posse-Aquino a Lavertezzo. Il concetto cardine su cui costruire: turismo rispettoso e di qualità.
È significativo che la popolazione verzaschese chiamata a esprimersi sul futuro del comparto Posse-Aquino a Lavertezzo, con il suo Ponte dei Salti, l’abbia fatto proprio al Centro scolastico di Brione Verzasca, simbolo di una speranza di crescita e affermazione vallerana abortita dal Cantone con il “no” alla riapertura della sottosede di Scuola media. Un rifiuto, va ricordato, che andava in contrasto con la volontà testimoniata non soltanto in Valle – da popolazione e autorità – ma anche al Piano, dove un sondaggio aveva indicato la disponibilità di diverse famiglie a spostarsi fino a Brione per rendere possibile la riattivazione della sezione. Voce popolare che si è poi trasformata in una petizione capace di raccogliere oltre 500 firme.
Alle scuole di Brione, venerdì sera, quel diniego cantonale continuava ad aleggiare se non come un affronto, almeno come una limpida dimostrazione di scarsa sensibilità rispetto alle aspirazioni di una Verzasca determinata a non consegnarsi, semplicemente, allo spopolamento.
La zona, non solo la singola attrattiva
Un’ulteriore occasione per dimostrarlo è arrivata grazie alla serata partecipativa organizzata da Comune e Fondazione Verzasca riguardante appunto non soltanto la realtà e le prospettive del Ponte dei Salti di Lavertezzo – le famose “Maldive di Milano” inghiottite e rigurgitate dai social che ne hanno fatto un fenomeno turistico di massa – ma di tutto il comparto che lo ospita: quello compreso fra Posse e Aquino.
Fra i “progetti faro” del Masterplan coordinato da Alessandro Speziali e Lorenzo Sonognini, il riordino della zona del Ponte dei Salti è una missione fortemente necessaria per dare un senso ad afflussi esagerati rispetto al contesto e capaci di portare soprattutto traffico, rifiuti, scarsa attenzione al paesaggio e ai suoi caratteri, con un approccio da “mordi e fuggi” che poco dà e molto di più sembra togliere, imbrattando in questo modo il quadro di un potenziale enorme ma ancora non sfruttato a dovere. In questo senso va la proposta, gettonatissima, di introdurre una tassa d’entrata in valle (se non addirittura la posa di tornelli a pagamento per accedere al ponte).
Una radiografia in tre fasi
Per tutti questi motivi alla folta rappresentanza di residenti in Verzasca è stato chiesto di radiografare, in tre distinte postazioni, l’attuale situazione del comparto, mettendo a confronto ciò che già funziona e va mantenuto e/o migliorato, con ciò che invece si trascina come conseguenza indesiderata del cosiddetto “overtourism” che nella bella stagione invade la Verzasca. E, in più, di rappresentare possibili interventi capace di far crescere qualitativamente un fenomeno turistico massiccio ma, appunto, ancora disordinato.
Fra le molteplici tematiche emerse abbiamo proprio la necessità di puntare sulla qualità (spesso ancora latitante), gestendo nel contempo la quantità. Come commentato da Speziali, riassumendo le suggestioni portate dagli abitanti, «si trovano notevoli coerenze fra vantaggi e svantaggi indicati rispetto alla situazione attuale e le riflessioni sul tipo di turismo che la Valle desidera. Il primo elemento è appunto il desiderio di opporsi al turismo “mordi e fuggi” da un pomeriggio e via, tracciando la strada verso un turismo meno invasivo e più qualificato, che necessita però – ed è stato rilevato da molti – anche di un miglioramento della qualità proposta dalla Valle stessa dal profilo storico-culturale, ma anche da quello dell’accoglienza intesa come ristorazione e albergheria». La popolazione stessa, ha proseguito, «crede che vada incentivata la curiosità di ciò che c’è attorno al ponte, facendo di Lavertezzo una porta di scoperta di ciò che offre l’intero comparto». Inoltre, «si vorrebbe molto meno traffico individuale per decongestionare la zona, e un ulteriore auspicio è distribuire meglio i visitatori nel tempo e nello spazio».
Nuclei da salvaguardare
Sempre riallacciando i fili dei suggerimenti lasciati dai presenti, Sonognini e Martino Prat, entrambi della Fondazione Verzasca, hanno riportato molte critiche sull’attuale situazione del traffico, nel cui ambito andrebbero riviste la gestione dei flussi, l’ubicazione dei parcheggi pubblici e della fermata dell’Autopostale e la convivenza tra bus e traffico individuale. Sempre in tema di traffico, maggiore attenzione è richiesta nella salvaguardia dei nuclei. Fra i desideri vi sono anche spazi di aggregazione per i residenti, un parco giochi “degno di tal nome” (come quelli già presenti a Brione e a Sonogno), una zona artigianale per la valle e un settore della ristorazione più in linea con un’offerta qualitativa.
In apertura di serata (ben moderata dalla collega di Radio Ticino Nadia Lischer) l’auspicio di un salto di qualità era stato espresso dal sindaco di Verzasca Ivo Bordoli, mentre Alan Matasci, presidente della Fondazione Verzasca, aveva ritenuto l’incontro «necessario per mettere in discussione ciò che diamo per acquisito». Il suo invito era stato a «un cambio di prospettiva, osservando Lavertezzo nel suo insieme», considerando che i due obiettivi principali del Masterplan sono «migliorare la qualità di vita e favorire un turismo sostenibile e stanziale».
Sulle “tracce” lasciate dalla popolazione con i suoi suggerimenti lavoreranno poi Fondazione Verzasca ed Erlebnisplan (società lucernese rappresentata venerdì dal collaboratore esterno ed esperto di turismo, Elia Frapolli) con incontri mirati e approfondimenti che aiuteranno a elaborare scenari di sviluppo, poi trasformati in interventi concreti che potranno essere finanziati fino a un massimo del 50%.
Matasci: ‘Necessario sviluppare offerta e servizi’
«Grazie a una folta e propositiva partecipazione, la serata è pienamente riuscita – ha dichiarato il presidente della Fondazione Verzasca, Alan Matasci, a “laRegione” –. Quanto agli spunti emersi, abbiamo riscontrato diverse conferme ma anche molte nuove e interessanti suggestioni, alcune anche precise. Siamo coscienti che per raggiungere un turismo meno di massa, più sostenibile e qualitativo, è necessario riposizionarsi e sviluppare l’offerta e i servizi, portandoli a un nuovo livello. Con l’incontro di venerdì è stato fatto un primo e concreto passo avanti in modo partecipativo e aperto. Sono fiducioso che al termine di questo percorso condiviso si potranno trovare misure concrete e incisive per rendere il comparto veramente a misura di Verzasca e sempre accogliente».
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