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Sì o no? Cresce il divario fra Comando e ‘NoCaSa’

Due lettere diametralmente opposte ai consiglieri di Bellinzona in vista del voto sui 14 milioni per la nuova caserma. Confermata l’ipotesi di un referendum

di Marino Molinaro

Il Comando dei pompieri di qua, il comitato NoCaSa di là, e per di più motivato a sostenere un referendum. Si allarga il divario tra favorevoli e contrari alla nuova caserma dei pompieri di Bellinzona prevista a Sant’Antonino comprando l’ex fabbrica di formaggi Lati per 14 milioni e investendone altri 20 per adattarla. Sia il Comando del Corpo pompieri cittadino sia il gruppo ‘No Caserma Sant’Antonino’, formatosi al suo interno, hanno inviato due distinte lettere al Municipio e al Consiglio comunale in vista della seduta di lunedì 19 dedicata al credito di acquisto.

Scelta ‘equilibrata e lungimirante’

La missiva del Comando oltre che dal comandante dimissionario Samuele Barenco è firmata anche da tutti i dodici quadri dirigenti. Compatti col Municipio dunque. “Siamo consapevoli che la soluzione ex Lati possa non rappresentare la scelta ideale sotto ogni singolo aspetto. Tuttavia, valutando in modo pragmatico e responsabile le varianti realizzabili, riteniamo che essa costituisca la soluzione più equilibrata e vantaggiosa, in particolare per le caratteristiche del comparto, disponibilità di spazi e potenziale di sviluppo. Per queste ragioni consideriamo l’opportunità offerta dall’acquisto ex Lati una scelta concreta, sostenibile e lungimirante, capace di garantire una sede finalmente dignitosa, efficiente e adeguata alle sfide dei prossimi decenni”. Alla Città, prosegue la lettera del Comando, compete il fondamentale compito di assicurare al territorio infrastrutture all’altezza dei servizi essenziali che vi operano: “Perciò confidiamo che questa opportunità possa essere colta con senso di responsabilità e visione per il futuro, permettendo finalmente al Corpo cittadino di disporre di una sistemazione adeguata al ruolo e alla missione svolta al servizio della collettività”.

‘Oggi operiamo in condizioni precarie’

Quanto alla logistica, il Comando rileva che “dopo decenni di attesa necessitiamo oggi in modo non più procrastinabile di una struttura moderna, funzionale e adeguata alle esigenze operative attuali e future. L’efficacia e l’efficienza degli interventi risultano infatti condizionate dai limiti dell’attuale sede di via Mirasole, risalente al 1976 e ormai non più in linea con gli standard richiesti a un servizio di pronto intervento chiamato a garantire la sicurezza alla popolazione e al territorio”. Caserma, viene fatto notare, che “versa in condizioni precarie. Gli interventi di consolidamento svolti nel 2019 prevedevano un prolungamento della vita utile dell’edificio di 8-10 anni. Considerando che sono ormai trascorsi già 7 anni, l’apparizione di fessure nella muratura e deformazioni nella pavimentazione desta parecchia preoccupazione”. Da qui la convinzione che una nuova struttura sia “una priorità strategica per la Città, non nell’interesse del Corpo Pompieri ma dell’intera comunità e della vasta regione servita. Per garantire una maggiore capacità di risposta, migliori condizioni operative e un servizio ancora più efficace”.

Quatraccioni e Rossi ascoltati in Gestione

Dal canto suo NoCaSa si presenta in forma anonima temendo ripercussioni: è formato da un gruppo di pompieri soprattutto volontari, la cui cifra varia fra 30 e 60 su un totale di 263 militi di cui 189 urbani impiegati nella sede cittadina (148, di cui 23 permanenti), 24 nel distaccamento di Cadenazzo destinato alla chiusura per venire assorbito a Sant’Antonino, 17 nel distaccamento di Quartino per il Gambarogno (destinato a rimanere) e 74 pompieri di montagna. Sempre in forma anonima NoCaSa ha trasmesso le sue considerazioni alla Commissione gestione del Cc chiamata a preavvisare il messaggio municipale. Gestione che ha quindi incontrato in audizione, si legge nel rapporto di maggioranza favorevole ai 14 milioni, “due rappresentanti esterni designati dal comitato NoCaSa”. Stando a nostre informazioni si tratta dell’avvocato e granconsigliere democentrista Tuto Rossi e del consigliere comunale, pure Udc, Rodolfo Quatraccioni, a sua volta pompiere volontario e subentrato in Cc a Rossi. Quatraccioni che evidentemente, rispetto agli altri militi, non teme ripercussioni visto che su Facebook ha più volte esposto, dettagliandole, le proprie critiche sul tema.

‘Troppi interrogativi rimasti irrisolti’

Nella sua lettera NoCaSa premette che le risposte ricevute dal Municipio “non sono complete e lasciano numerosi punti interrogativi su un progetto che determinerà l’organizzazione del Corpo per i prossimi decenni e avrà ripercussioni economiche evidenti sulle fragili finanze comunali”. Rivolgendosi ai consiglieri in vista del voto di lunedì 19 confida che “nessuno di voi sia prigioniero di logiche di partito e dettami imposti dall’alto. Dovete essere consapevoli che questo voto influenza anche la vostra di sicurezza, in quanto cittadini di Bellinzona”. Seguono sei punti. Primo: “Non siamo contro la nuova caserma ma contrari ad allontanare i pompieri dalle nostre abitazioni e attività economiche riducendo la nostra sicurezza”. La delocalizzazione “è ancora più assurda perché se si dovesse andare al voto popolare, tra i Comuni maggiormente implicati vi sono Sant’Antonino, Arbedo-Castione (sede del futuro distaccamento nord?) e Gambarogno (difficile che si possa mantenere l’attuale distaccamento sud con la nuova caserma così vicina). I cittadini di questi Comuni non potranno nemmeno esprimersi in quanto non fanno parte di Bellinzona”. Terzo: “Del distaccamento nord previsto a Castione, inizialmente sbandierato come certo, ora si parla solo come ‘ipotesi di lavoro’ e non vi è nessun dato disponibile sui costi di realizzazione”.

‘Ex Birreria da 26 a 45 milioni: perché?’

Quindi un accenno alla variante scartata dal Municipio, l’ex Birreria di Carasso approfondita sin dal 2008: “Come si spiega che il progetto Mep comprendente magazzini comunali, ecocentro e caserma, sia passato da un costo complessivo di 25,8 milioni indicato nel 2015 ai 45 indicati quest’anno per i soli pompieri?”. Quindi il paragone dei tempi d’intervento fra l’attuale caserma e le varianti di Carasso e Sant’Antonino, paragone offerto recentemente dal Municipio in risposta a un’interpellanza: “Si notano parecchie incongruenze e punti problematici; per non parlare dell’uso di Google Maps, poco serio per uno studio sulle tempistiche. Ad esempio viene indicato un tempo di percorrenza di soli sei minuti dall’ex Lati a Gudo senza traffico. Tuttavia il passaggio dei mezzi di soccorso lungo lo Stradonino è poco fattibile e pericoloso. Per l’intervento bisognerà quindi risalire fino a Sementina per poi dirigersi a Gudo dilatando i tempi ad almeno 16 minuti, sempre senza traffico. Su un tema così serio manca uno studio serio”.

‘Passo obbligato e superficialità sconcertante’

Sempre riguardo alla tempistica d’intervento, si cita l’esempio dell’incendio verificatosi nel 2019 al centro Tertianum di Bellinzona, dove un’anziana è deceduta: “L’incendio avrebbe preso una piega più grave senza il nostro rapido intervento. Il tempo di spostamento per i camion dei pompieri alle 7 di mattina (quindi con traffico) sarebbe stato di almeno 20 minuti partendo dall’ex Lati; dalla Caserma di via Mirasole 5-6 minuti e dall’ex Birreria 7. Differenza abissale”. Idem per l’ospedale San Giovanni. Tutto ciò porta alla convinzione, in seno al comitato NoCaSa, che essendo “sconcertante la superficialità con la quale si affronta un tema così delicato, il passo democratico del referendum dev’essere fatto”.

BELLINZONA E VALLI

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2026-10-15T07:00:00.0000000Z

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