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Tragedia e ricostruzione: Cevio ritrova un simbolo

Inaugurato sabato mattina il ponte di Visletto, che dopo 15 mesi di lavori sostituisce quello andato distrutto dalla devastante alluvione dell’estate 2024

Di Davide Martinoni

«Nessuna opera, per quanto importante, può cancellare il dolore». Lo ha voluto sottolineare sabato mattina il neoministro del Territorio, Piero Marchesi, poco prima del taglio del nastro che avrebbe inaugurato il nuovo ponte di Visletto a Cevio: un investimento importante, vitale per la Vallemaggia, la cui realizzazione non può in effetti scalfire il lutto di una comunità intera per le 8 vittime dell’alluvione, né il profondo senso di fragilità provato durante la conta dei morti e dei danni che ha segnato, per la Valle, un “prima” e un “dopo” di portata storica. Ugualmente, vividi scampoli di memoria hanno puntellato l’intervento di Wanda Dadò, sindaca di Cevio, che nell’estate di due anni fa era stata letteralmente catapultata nella tragedia, dimostrando, come il suo omologo di Lavizzara Gabriele Dazio, un’incredibile capacità di resilienza e rappresentatività. Pur gioendo per la nascita del nuovo raccordo, sabato Dadò ha soprattutto restituito lo sconcerto e la paura per quanto, all’improvviso, era stata chiamata a gestire: sentimenti poi progressivamente maturati in consapevolezza, determinazione e progettualità.

L’opera principale e quelle aggiuntive

Lungo 150 metri e costituito da una struttura continua su cinque campate, con una soluzione mista in acciaio e calcestruzzo, il ponte – progettato dal Consorzio Vislè – è stato realizzato in soli 15 mesi ed è costato 10,5 milioni, tutti a carico del Cantone. A questi se ne aggiungono altri 11,2 per il ripristino delle infrastrutture e della situazione antecedente alla buzza. Lo ha sottolineato Marchesi riferendosi allo smantellamento del ponte militare, alla rimozione della strada provvisoria, ma soprattutto ai previsti «ulteriori interventi legati alla sicurezza, tra i quali nuove opere di premunizione, il ripristino di tutte le infrastrutture e segnatamente il consolidamento e la messa in sicurezza dell’alveo del fiume». Gli interventi, ha comunicato il Dt, si baseranno anche su uno studio idraulico supportato da un modello fisico in scala 1:40, “con l’obiettivo di limitare l’erosione e aumentare la sicurezza del comparto”. Intenzione del Dipartimento è ultimare il tutto entro la fine del 2027.

Il pensiero del consigliere di Stato democentrista è tornato in primis all’infausta notte fra il 29 e il 30 giugno ’24 e allo scenario con pochi precedenti con cui Alta e Media Valle si erano ritrovate confrontate: «Il Cantone si era attivato fin dalle prime ore per coordinare la risposta all’emergenza. I servizi cantonali avevano lavorato insieme agli enti di soccorso e all’esercito, mettendo a disposizione competenze tecniche e organizzative. Una delle priorità era ristabilire un collegamento con l’Alta Vallemaggia: il rinforzo della passerella dell’ex ferrovia ha consentito, in due giorni, un primo passaggio dei mezzi di soccorso. Poche settimane dopo il ponte provvisorio ha restituito alla Valle un accesso stradale indispensabile». Da quel momento, ha proseguito, «è iniziato un lavoro meno visibile, ma altrettanto importante: passare dalle soluzioni d’emergenza alla ricostruzione. I crediti per gli interventi urgenti, approvati all’unanimità dal Gran Consiglio nel settembre 2025, hanno sostenuto questo percorso: il ripristino delle strade, le sistemazioni dei corsi d’acqua, gli acquedotti, le opere forestali e gli interventi a favore dell’agricoltura. Una risposta condivisa, che ha riconosciuto la gravità di quanto accaduto e la necessità di agire». In conclusione Marchesi ha anticipato che al messaggio con tutti i crediti necessari – 21 milioni di franchi, licenziato mercoledì scorso dal Consiglio di Stato – farà seguito «nelle prossime settimane» quello del Consiglio federale sui finanziamenti di sua competenza.

La memoria del territorio

Nel suo commosso intervento Wanda Dadò ha parlato della «memoria del territorio» spazzata via dalla buzza del ’24 come già era successo nel 1834, quando la furia degli elementi distrusse il ponte precedente. La ricostruzione che seguì fu il risultato «della forza e della determinazione dei nostri antenati: un ponte che per quasi due secoli ha accompagnato generazioni di valmaggesi, diventando parte del paesaggio e della vita quotidiana della Valle. Lo attraversavamo quasi senza accorgerci della sua importanza. Oggi non possiamo recuperarlo, ma conservarlo nei nostri ricordi e riconoscere l’ingegno e la tenacia di chi ci ha preceduto». Tornando al 30 giugno ’24: «Quel giorno, all’alba, ci siamo ritrovati proprio qui io, i colleghi di Municipio, il sindaco di Lavizzara Gabriele Dazio, i pompieri, la polizia e alcune persone con competenze specifiche giunte per dare una mano. Qui arrivavano gli elicotteri e le prime informazioni su quanto avvenuto in Valle Bavona e in Lavizzara e su quanto stava succedendo nelle zone isolate. In mezzo a tanta distruzione una struttura aveva resistito: il ponte della vecchia ferrovia. Grazie a quel collegamento abbiamo potuto mantenere, seppur con molte limitazioni, un passaggio fra le due parti della Valle: per circa un mese è stata l’unica possibilità di attraversamento, con tutte le difficoltà che questo comportava. Ma per quel mese Visletto è diventato molto più di un semplice punto di passaggio: è stato un luogo di incontro, di solidarietà e di vicinanza, nonché la nostra porta d’entrata; un luogo dove abbiamo accolto voi consiglieri di Stato (con Marchesi erano presenti sabato anche Norman Gobbi e Raffaele De Rosa, ndr), voi autorità della Valle, e anche Viola Amherd. La consigliera federale si è seduta con noi a un tavolo improvvisato in un garage qui vicino, ci ha ascoltati e rassicurati sul pronto intervento dei militari».

Un grande lavoro d’assieme

Militari il cui impegno nella costruzione del ponte provvisorio la sindaca ha voluto sottolineare con affetto. La stessa gratitudine l’ha voluta tributare a tutte le istituzioni coinvolte per la collaborazione instaurata, nonché «al Consorzio Vislè, a tutte le maestranze, al Cantone, ai consiglieri di Stato e ai funzionari per la determinazione e la celerità con cui hanno affrontato la ricostruzione, e in particolare a chi ha seguito e coordinato il progetto». Tra essi, Dadò ha citato l’ingegner Fabiano Martini, capo dell’Area operativa della Divisione delle costruzioni: «Un giovane cresciuto a Cevio (e figlio dell’ex sindaco Pierluigi Martini) che ha avuto un ruolo di primo piano in questo percorso». Fabiano Martini che, dopo l’intervento del vicepresidente del Gran Consiglio, Giovanni Berardi, ha preso la parola per sottolineare l’entità dello sforzo cantonale e anche la capacità di andare talvolta oltre i rispettivi ruoli per raggiungere, tutti assieme, l’obiettivo.

LOCARNO E VALLI

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2026-11-02T07:00:00.0000000Z

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