laRegione

Droga, alcol e coltelli: chiesti 4 anni e mezzo

A processo un uomo di 26 anni per il tentato omicidio dell’aprile 2025. La pp Chiara Borelli: ‘Non mi si parli di legittima difesa’. Oggi parola al difensore

Di Sebastiano Storelli

Si concluderà questa mattina con l’arringa difensiva dell’avvocato Donato Filippi il processo a carico di un 26enne marocchino accusato di tentato omicidio (in subordine tentate lesioni gravi e lesioni semplici aggravate), furto d’auto, guida senza autorizzazione e in stato di inettitudine (droga e alcol), danneggiamento, violazione di domicilio, delitto contro la Legge federale sulle armi e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti. La Corte, presieduta dal giudice Curzio Guscetti (giudici a latere Emilie Mordasini e Giovanna Canepa Meuli), ha optato per un aggiornamento del procedimento, su richiesta della difesa, al termine di una giornata nella quale sono stati passati al vaglio – con un procedimento rallentato dalla necessità di tradurre domande e risposte in e dall’arabo – tutti i capi di imputazione a carico dell’uomo e sono stati ascoltati sia la procuratrice pubblica Chiara Borelli, sia i rappresentati dei due accusatori privati, gli avvocati Stefano Genetelli e Giuseppe Gianella.

L’accusa ha proposto una pena di 4 anni e 6 mesi interamente da scontare (più 7 anni di espulsione) per una vicenda che risale esattamente a un anno fa. In effetti, era il 3 aprile 2025 quando l’imputato, nella zona della scalinata Visconti che scende da Viale Stazione all’altezza del cinema Forum, aveva accoltellato tre persone, ferendone una in maniera seria al torace, senza per altro metterne in pericolo la vita. Il tutto era nato all’interno del sottobosco legato all’abuso di sostanze stupefacenti. L’uomo, richiedente asilo (richiesta respinta, stava attendendo il rimpatrio volontario), uscito con un amico poco prima delle due del mattino alla ricerca di cocaina, aveva dapprima incontrato al parcheggio Cervia quelli che la pp Borelli ha definito «tre balordi già conosciuti alla giustizia ticinese», i quali gli avevano promesso un grammo di cocaina al prezzo di 100 franchi. Ma siccome i due galoppini incaricati di andare a prendere la roba non si facevano più vedere, era nato un primo alterco che aveva portato il 26enne a estrarre un coltello e a colpire uno dei tre a una spalla e a una mano. Appianato in un primo momento il diverbio, il 26enne marocchino si era ripresentato circa tre ore dopo (nel frattempo aveva proceduto al furto d’auto) per acquistare un ulteriore grammo di coca, sempre pagando 100 franchi in anticipo. E in attesa dei soliti galoppini, aveva seguito il terzetto dal Cervia verso la stazione, fino alla scalinata che scende in direzione dell’incrocio tra Viale Visconti e Via Cancelliere Molo. E lì, preoccupato per la droga che non arrivava, ubriaco e comunque sotto gli effetti della cocaina (nel frattempo si era procurato il primo grammo) aveva avuto un secondo battibecco con il terzetto, era stato colpito da un pugno al volto e una volta rialzatosi aveva affrontato il suo aggressore, colpendolo al torace e causandogli una ferita profonda 13 centimetri.

L’uomo assicura che non era sua intenzione ferirlo in quel punto, ma di aver mirato alla spalla. Tuttavia, nel corso del dibattimento, forse anche per le difficoltà delle continue traduzioni, è spesso apparso impreciso nelle sue dichiarazioni. Non ha invece mai titubato in merito alla natura dell’arma da lui utilizzata, a suo dire un coltellino svizzero dalla lama di circa 4-5 cm e non già un coltello a scatto, vietato dalla legge. Nel contempo ha però ammesso di averlo aperto con un movimento a scatto e di averlo potuto fare in quanto lo teneva in tasca semi aperto. Dichiarazioni che hanno lasciato perplessa la Corte e la procura, secondo la quale, sulla base della ferita inferta, l’arma doveva avere una lama di almeno 10 cm.

‘Un sacco di frottole’

Nella sua requisitoria, la procuratrice pubblica Chiara Borelli ha dipinto un ritratto alquanto fosco dell’imputato: giunto in Europa con nome ed età falsi, ha chiesto asilo a Zurigo (e anche in altri Paesi), ma poi è scomparso e riapparso a più riprese in varie nazioni del Continente. «Ha raccontato un sacco di frottole. Ad esempio, afferma di essere diabetico, eppure ammette di ubriacarsi in modo regolare. E tutti sappiamo che l’alcol contiene zucchero, per cui mi chiedo come possa ancora essere vivo se davvero fosse diabetico e così dedito alle bevande alcoliche. Ma non è tanto questo a stupirmi, quanto l’affermazione fatta in sede di interrogatorio, quando ha affermato ‘non credevo fosse un caso così grave e che ci sarebbe stato un procedimento penale’. Cosa non è così grave? Girare con un coltello, acquistare cocaina, colpire un uomo con una coltellata e infliggergli una ferita profonda 13 centimetri? Sono andata a consultare il codice penale marocchino e anche lì questi sono tutti reati. E per l’omicidio può addirittura esserci la pena di morte. Per cui, non si venga a dire ‘non credevo fosse un caso così grave’». Per poi aggiungere: «Spero almeno di non sentir parlare di legittima difesa». Il reato di tentato omicidio serve a proteggere la vita e la salute delle persone, ha ricordato. «E anche la vita della vittima principale, per quanto il diretto interessato faccia di tutto per stropicciarla, è importante e merita di essere salvaguardata. Metterla a repentaglio (secondo i referti medici la pugnalata era potenzialmente letale, ndr) per un grammo di coca e 100 franchi significa prenderla a pesci in faccia». Gli avvocati di due delle vittime hanno sottolineato l’efferatezza del gesto del 26enne marocchino e ricordato come i loro assistiti porteranno sempre sul corpo le cicatrici di quella notte. Quale torto morale hanno chiesto 5’000 franchi per la vittima principale, 3’000 più 880 per i vestiti rovinati a favore dell’uomo colpito nella prima aggressione, quella al parcheggio Cervia. L’imputato, dal canto suo, non ha perso occasione per dirsi pentito. «Sono venuto in Europa per lavorare, ma ho conosciuto soltanto la droga e l’alcol. Se quella sera fossi stato in me, non sarei mai giunto a tanto. Desidero soltanto tornare in Marocco per cercare di ricostruire la mia vita». Oggi alle 9.30, parola alla difesa.

BELLINZONA E VALLI

it-ch

2026-04-03T07:00:00.0000000Z

2026-04-03T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281655376624310

Regiopress SA