Nasce ‘Radice viva’ contro i tagli rasi dei boschi
Perplessità sui lavori di esbosco eseguiti nei boschi di Ronco s/Ascona e Arcegno. Nasce un gruppo che denuncia l’impatto nefasto degli interventi
di David Leoni
Gruppo di cittadini contesta i lavori di esbosco eseguiti sotto l’egida dei forestali: ‘deturpano il paesaggio, rovinano la biodiversità e rispondono solo a una logica economica’.
Una pausa di riflessione. La chiede un gruppo spontaneo di cittadini per fermare lo sfruttamento del bosco (tagli) in corso da mesi sui monti di Ronco s/Ascona e Losone (Arcegno). Lavori eseguiti con ‘mano pesante’ su una natura sana, abbondante e generosa”, a detta di chi si è rivolto al nostro giornale. Gli interventi interessano fondi patriziali e sono promossi dall’Ufficio forestale dell’VIII circondario. «Il paesaggio in zona Corona dei Pinci è sotto tiro, manomesso da tagli forestali sbagliati e dalla costruzione di una strada che riteniamo esagerata e che comporta un importante impatto paesaggistico – spiegano gli interessati –. Si interviene su un patrimonio di grande importanza, che assume valori fondamentali. Lo caratterizzano, nel caso di Ronco s/Ascona, vaste e belle faggete, che negli ultimi decenni si sono evolute molto bene. Proteggono la montagna, sono naturalisticamente importanti, sono semplicemente molto belle. Si eseguono estesi tagli rasi, che comportano l’allontanamento completo della copertura arborea, mentre è indicato, semmai ci fosse una solida pianificazione locale e regionale, il taglio selettivo (diradamento), che lascerebbe sempre una sufficiente copertura arborea – sostiene il gruppo di cittadini –. Questi tagli rasi, che non possiamo non definire brutali, sono l’espressione di una selvicoltura rudimentale che vede il bosco quale fabbrica di legname. Si lavora non con la natura, bensì contro la natura con concetti antiquati, non ragionati».
‘L’esatto contrario di quanto affermato’
Affermazioni perentorie che sono seguite da tutta una serie di argomentazioni che vanno ben oltre la semplice motivazione estetica («impattano sul paesaggio in maniera inaccettabile, incidendo sul volto forestale della zona»): «Si argomenta che i tagli potranno migliorare la stabilità del bosco e quindi potenziarne l’idoneità a proteggerci contro i pericoli naturali (quali?). Prima di tutto non è un dato certo che attualmente sia instabile, anzi. È denso, ciò non significa che sia precario. Le modalità di taglio applicate aumentano i pericoli invece di ridurli. Laddove il pendio raggiunge la sua massima pendenza potranno facilmente prodursi cadute di sassi. A seguito degli interventi operati, già ora si osservano fenomeni di erosione».
Biodiversità addio e largo alle invasive
La questione della biodiversità e dell’ecosistema forestale: «Le aree di taglio risultano praticamente ‘spazzate’. La scarsità di legna morta in piedi e a terra, soprattutto di grande dimensione, si ripercuote negativamente sulla biodiversità; sappiamo quanto questo elemento sia decisivo per la salute del bosco e la sopravvivenza di un grandissimo numero di specie. L’erosione del suolo è un fatto grave, innesca fenomeni di degrado; nei suoli si ritrova di gran lunga la maggiore biodiversità all’interno di un ecosistema forestale (e non solo forestale). Si deve considerare che la formazione dei suoli richiede secoli, millenni. Nelle aree di taglio, a seguito di un maggiore apporto di luce vi sarà un potenziale diffondersi di specie invasive; il fenomeno è appariscente nelle aree a quote minori, come in zona Arcegno. Si hanno dunque, nell’insieme, risultati opposti a quelli desiderati».
Altro aspetto rilevante (a livello di emissioni di anidride carbonica), la tanto sbandierata energia rinnovabile: «La legna è generalmente vista quale fonte di energia rinnovabile indigena a ciclo chiuso, in quanto la sua combustione restituisce all’atmosfera unicamente l’anidride carbonica (CO2) che l’albero assorbe nella sua crescita. Il bilancio sarebbe neutro se emissione e assorbimento fossero bilanciati e quindi l’insieme sostenibile. Sembra tutto logico e piano. Le cose non scivolano via così lisce. Si consideri che per assorbire le quantità di CO2 emesse dalla combustione della legna i giovani alberi venuti a sostituire quelli tagliati, ammesso che crescano agli stessi ritmi, necessitano tempi molto lunghi, mentre è ora, subito, che dobbiamo ridurre il tasso di anidride carbonica nell’atmosfera. Invece di tagliare il bosco si dovrebbe offrire l’alternativa di lasciarlo crescere; continuerebbe per decenni e decenni ad avere effetti positivi sul clima. La dottrina ufficiale, che vede l’albero soprattutto quale combustibile, nasconde dunque ulteriori criticità. Si può a giusta ragione pensare che i tagli in atto rafforzino i cambiamenti climatici. A nostro modo di vedere i promotori hanno semplicemente un interesse economico, vale a dire quello di avere a disposizione grandi quantità di materia prima per alimentare la Centrale termica a cippato di Losone».
Accanto al taglio a tabula rasa, si innesta la questione della strada forestale sfruttata dai camion per trasportare, al piano, il legname dai monti di Ronco. Per Marco Poroli Bastione, già municipale di Ronco e cittadino patrizio, «è una strada precaria, che presenta vari punti pericolosi, pensata per sopportare un peso massimo di 20 tonnellate e non le 40 dei camion che la percorrono carichi di tronchi».
Vecchi castagni ai saluti
Ci spostiamo ad Arcegno. Anche in questo caso, gli interventi di cura del bosco hanno suscitato parecchie reazioni critiche: «Qui non siamo di fronte a un caso di cura del bosco, bensì di incuria – lamenta Patrizia Sabatlao –. Questi splendidi castagni vecchi di oltre un secolo sono stati abbattuti col pretesto che fossero malati. Come semplici cittadini non abbiamo le prove che lo fossero veramente. C’è un rapporto scientifico che lo comprova, uno studio che nero su bianco lo certifichi? Siamo parte in causa di questo bene pubblico e non siamo stati coinvolti. Non si deve avere timore d’informare e condividere queste scelte con la popolazione. Da quanto ho potuto appurare con uno specialista, risulta che per diversi esemplari il dubbio rimane. Chiediamo perciò una maggiore informazione. Decine di anni saranno necessari per riavere alberi delle dimensioni a cui ci eravamo abituati! I boschi di Arcegno hanno una grande importanza per lo svago della popolazione; si sta buttando all’aria questo valore. Fermiamo questi tagli esagerati che sono un affronto al nostro passato, perché oltre a essere un bene pubblico, le piante rappresentano anche una valenza culturale ed emozionale; stringe il cuore vedere alberi di cento anni tagliati a fette e vedere poi che stranamente il tronco non presenta alcuna malattia. Importante è inoltre rilevare che in molte aree di taglio si sono affermate le neofite invasive, con un conseguente scadimento della qualità del bosco. È un pesante colpo inferto alla biodiversità».
La richiesta
L’assenza di una pianificazione selvicolturale e di un disegno preciso preoccupa dunque chi si oppone all’uso eccessivo delle motoseghe in atto. «Queste criticità bastano a giustificare la richiesta di una pausa di riflessione, che possa permettere ai promotori di rivedere i concetti di gestione forestale applicati, ritenuti superficiali», concludono i portavoce del gruppo spontaneo, che preannunciano ulteriori passi.
Segnalano agli interessati e a chi desideri sostenere la loro causa di prendere contatto tramite il loro sito internet: www.radice-viva.ch.
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