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Cineasti da Gaza, primo passo fatto

Raggiunto e superato l’obiettivo della raccolta fondi per un anno di formazione al Cisa. Ma per visti e permessi rimane una grossa incognita

Di Davide Martinoni

È una felicità genuina, quella di Marco Poloni.

Il direttore del Conservatorio internazionale di scienze audiovisive (Cisa) può annunciare che «la raccolta fondi avviata per consentire a due giovani cineasti di Gaza di formarsi a Locarno per un anno è riuscita!». La copertura delle rette è un traguardo importantissimo, potenzialmente decisivo per il futuro di

Ahmed Abu Ajwa (29 anni) e Asil M. Al-Wadiya (24), ma pur sempre soltanto un primo passo. «Ora – prosegue – si tratta di provvedere al sostentamento, a qualche prevedibile spesa di viaggio e naturalmente ottenere i visti necessari per uscire da Gaza (e Israele) – possibilmente con la prospettiva di poterci rientrare terminato il periodo di studio –. Dovrebbe invece essere più semplice organizzare l’alloggio, vista la rete su cui possiamo contare».

Locarno come Londra

All’iniziativa, con il Cisa nel suo insieme stanno lavorando il Sindacato svizzero dei media (Ssm) e un team di professionisti internazionali: il Support for Palestinian Students to Study Abroad (Spssa). L’obiettivo è permettere ad Ahmed e Asil di seguire le orme di altri 7 giovani cineasti di Gaza che hanno avuto la possibilità di formarsi in alcune Università di

Londra. Con Poloni, in prima fila troviamo

Riccardo Mattei (Ssm) e Fabrizio Ceppi, giornalista Rsi in pensione, molto attivo come attivista a favore della popolazione di Gaza (e già membro di un’imbarcazione della prima Global Sumud Flotilla). Era poi stato testimoniato l’appoggio del Film Festival Diritti Umani di Lugano, tramite il suo presidente Roberto Pomari.

Per Asil e Ahmed poter frequentare il Cisa significherebbe acquisire conoscenze fondamentali per crescere come cineasti. Entrambi dotati di talento (hanno già realizzato dei documentari e vinto alcuni premi internazionali) desiderano continuare a riferire dall’interno ciò che succede alla popolazione di Gaza, parlando con il loro lavoro delle prospettive di ripresa di una terra apparentemente senza un futuro (che non sia quello, folle, immaginato da Trump nelle primigenie vesti di immobiliarista).

‘Esistere, raccontare, testimoniare’

Significative e da ricordare le parole pronunciate da Mattei in occasione della presentazione della raccolta fondi: «Chi controlla la narrazione controlla anche la memoria, la percezione della realtà e spesso perfino la possibilità stessa di esistere agli occhi del mondo. È necessario creare le condizioni affinché voci come quelle di Asil e Ahmed possano continuare a esistere, a raccontare, a testimoniare. La campagna va anche intesa come gesto che parla di solidarietà internazionale tra colleghi, tra persone che credono che la cultura, l’informazione e l’arte non siano un lusso, ma strumenti fondamentali di libertà ed emancipazione».

La raccolta fondi, lanciata tramite wemakeit.com, ha dunque centrato il bersaglio. Spiega Poloni che «l’obiettivo non solo è stato raggiunto, ma addirittura superato. E questo dice molto sul grado di sensibilità alla tematica. Riteniamo ora che coperte queste spese principali, la strada sia tracciata. Per quanto riguarda la questione dei visti, andrà affrontata con le autorità svizzere, ma non solo. Rimane infatti una grossa incognita in relazione alla possibilità di uscire da Gaza e anche da Israele per recarsi all’estero, per non dire poi della possibilità di rientrarci una volta terminati gli studi. È anche vero che in questo contesto, considerando la politica ultrarepressiva di Israele nei confronti dei gazawi, non può non rientrare il discorso riguardante la costruzione di una diaspora che permetta alle persone di Gaza di cercare una nuova patria e una nuova vita degna di tal nome, fuori da quel contesto martoriato da violenza e soprusi». Una figura importante nella preparazione del futuro dei due giovani gazawi, in particolare come riferimento del “crowdfunding” (la raccolta fondi) è Lucia Tramèr. L’avvocata è ferrata anche in materia di visti e permessi, essendo riuscita a gestire, nel 2023, l’entrata e il soggiorno in Svizzera di due cineasti saharawi nell’ambito di un’iniziativa simile svolta in collaborazione fra il Cisa e la “Escuela de Formación Audiovisual” (Efa), presente nei campi rifugiati saharawi a Tindouf, in Algeria.

LOCARNO E VALLI

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2026-05-16T07:00:00.0000000Z

2026-05-16T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281659671677398

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