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Aziende e bosco, un ‘no’ e un rinvio

I progetti selvicolturali in zona Tabor e di incorporazione di Porto natanti e Acqua potabile non superano lo scoglio del Consiglio comunale

Di David Leoni

Aziende municipalizzate: a Ronco s/Ascona non ci sarà alcuna integrazione delle stesse sotto il cappello del Comune. Azienda acqua potabile e Azienda Porto Natanti continueranno, dunque, a gestirsi in maniera ‘indipendente’ come sin qui. Lo ha deciso il Consiglio comunale nella sua seduta di martedì, con 10 voti contrari e 6 voti favorevoli alla proposta del Municipio. Proposta che, come noto, già a livello commissionale non aveva trovato tutti concordi. Anzi. L’idea dell’esecutivo di sciogliere le due aziende per semplificare l’organizzazione amministrativa comunale adeguando il tutto al nuovo modello contabile MCA2 non ha dunque ottenuto il sostegno necessario. A nulla è valso anche il dettagliato lavoro di ricerca a carattere storico fatto dal consigliere Amo Gropengiesser (Ps) sulle aziende municipalizzate, perché al momento dell’alzata di mano, come detto, hanno prevalso i pareri contrari. Non è andata meglio, al Municipio, nemmeno la richiesta di un grosso credito di 892mila franchi per la cura del bosco di protezione nel comparto Tabor (importo considerevole dal quale andavano dedotti sussidi federali e cantonali, con un rimanente a carico del Comune rivierasco di circa 112mila franchi). La gestione selvicolturale di questo tipo di bosco, si sa, rappresenta un elemento tecnico fondamentale per la stabilità dei versanti e la prevenzione del dissesto idrogeologico. La vegetazione arborea nel comparto Tabor, come evidenziato dagli specialisti, necessita di cure. La superficie boschiva si estende su circa 14 ettari tra la strada litoranea e via Gottardo Madonna, per meglio rendere l’idea svolge una basilare funzione di protezione diretta nei confronti dell’abitato e delle infrastrutture sottostanti, in particolare contro il pericolo di caduta sassi e piccoli smottamenti. Le verifiche effettuate dall’Ufficio forestale dell’8º Circondario e dallo studio EcoControl Sa hanno evidenziato, oltre alla forte pendenza del terreno, la presenza diffusa di alberi instabili e deperenti, come pure di innumerevoli specie invasive. Da qui la necessità di intervenire con un progetto selvicolturale di ampio respiro, spalmato su un decennio, che consenta dapprima un taglio selettivo di alberi instabili – l’esbosco tramite elicottero e smontaggi controllati nella fascia sopra la strada cantonale – le piantumazioni puntuali di specie autoctone e la gestione delle specie invasive.

La lotta alle neofite non convince

Sul principio di intervenire prima che sia tardi, le commissioni chiamate a preavvisare il mes

saggio erano tutte concordi. Ma sulle modalità esposte nel messaggio municipale emergevano delle divergenze di vedute. La commissione opere pubbliche preavvisava favorevolmente la richiesta di credito. La Coges (commissione della gestione) era invece divisa. Lo stesso dicasi per la Commissione edilizia. La maggioranza dei commissari sposava le proposte municipali, la minoranza, invece, in un rapporto congiunto invitava i legislatori a rinviare il messaggio. Il motivo di fondo era il peso specifico insufficiente – in termini di mezzi e finanziamenti (soli 36mila franchi, equivalenti di 30 ore di lavoro all’anno) – dato alla questione della lotta alle invasive una volta completati l’esbosco e la rimozione del legname morto. Forti anche del parere di un ingegnere forestale, i commissari di minoranza temono un proliferare delle piante non autoctone al momento in cui i 140mila metri quadrati del comparto saranno liberati – in buona parte – dalla copertura boschiva come previsto, in attesa che crescano i nuovi alberi messi a dimora. Sulla falsariga di quanto avvenuto lungo via Gottardo Madonna. Tutto ciò, sempre a detta di quanto riportato nel rapporto di minoranza congiunto, rischiava di vanificare la funzione protettiva del bosco e il conseguente consolidamento del versante instabile (in pratica quella che è la finalità principale degli interventi). Cosa fare, a questo punto? L’ideale sarebbe iniziare il cantiere solamente una volta che sarà allestito un piano di gestione delle neofite, per il comparto in questione, che sia davvero efficace. Quest’ultimo potrà così fungere da banco di prova per l’intera area comunale.

L’invito dei contrari al credito (come Aurelio Stocker, Ps) le cui dichiarazioni erano supportate dalle conferme da parte di esperti di studi ambientali e ingegneri forestali, era quello di attivarsi a livello di Comune in questa lotta a distanza con le specie invasive, presentando un piano pluriennale di gestione delle neofite su vasta scala. La discussione in sala, nonostante l’ora tarda, è stata assai lunga e ha toccato anche un problema molto sentito in paese: quello dei voli degli elicotteri. Giulia Bucciarelli Stocker ha insistito sulla necessità di tutelare i ronchesi dal baccano prodotto dai sorvoli dell’abitato (l’attività dei mezzi ad ala rotante, dopo il disastro provocato dalla grandinata del 2023 è aumentata all’inverosimile). Il Municipio si è limitato ad ascoltare i vari interventi in sala, senza scendere nell’arena a controbattere. E così la trattanda è stata rinviata al mittente.

La ‘guida’ resta in mani femminili

Da segnalare, infine, che il legislativo ronchese sarà ancora a guida femminile: A Giulia Bucciarelli Stocker (Ps) succede, infatti, Francesca Bettè (Alleanza Ronchese) dal momento che il Plr – al quale spettava la poltrona – con la rinuncia di Daniele Buzzini ha lasciato campo libero agli altri partiti. L’uscente tornerà così, secondo schema, alla presidenza tra un anno. Perpetrando una tendenza di questa legislatura apertasi con Patrizia Bettè (Alleanza Ronchese) quale presidente dell’Ufficio presidenziale. A complemento d’informazione segnaliamo che le rimanenti trattande (tra queste i consuntivi 2025) sono state tutte accettate.

LOCARNO E VALLI

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2026-07-06T07:00:00.0000000Z

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