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‘Valli, non privilegi ma riconoscimento’

Dal caso di Brione Verzasca alla riversione delle grandi concessioni idroelettriche, Simone Stoira (Ascovam) riflette sul futuro delle regioni di montagna

Di Davide Martinoni

Un fatto contingente – la controversa decisione cantonale di non riaprire la Scuola media di Brione Verzasca – per una riflessione molto più ampia sul futuro delle nostre valli. A portarla è Simone Stoira, presidente dell’Associazione dei Comuni di Vallemaggia (Ascovam), riguardo ai delicati rapporti incrociati fra centri urbani, istituzioni e periferie.

Stoira, nel caso di Brione Verzasca si specchiano dinamiche note anche a voi valmaggesi. Cosa le ha suggerito il “no” del Consiglio di Stato alla proposta del Comune di Verzasca – sostenuta da diverse famiglie della Valle e anche del Piano – di riattivare le Medie in paese, con tutte le dinamiche che ne sarebbero derivate?

Innanzitutto che quella decisione ha riportato al centro del dibattito una questione che va ben oltre il destino di quel singolo istituto. Come ha giustamente osservato David Leoni nel suo recente editoriale sul vostro giornale, la vera domanda riguarda il futuro delle nostre regioni di montagna al di là di un semplice confronto fra centro e periferie, nonché, soprattutto, il rapporto che il Ticino è intenzionato a costruire con le proprie montagne.

Montagne che di questi tempi finiscono per essere sempre più spesso associate a fonti di problemi, anziché a risorse quali sono.

In effetti sì. Negli ultimi mesi, in qualità di presidente dell’Ascovam, ho avuto modo di confrontarmi con numerosi amministratori comunali della Vallemaggia. Da questi incontri è emerso un dato di fatto: le difficoltà non mancano. Sto parlando della ricostruzione dopo la tremenda alluvione di due anni fa, dello spopolamento, della tenuta dei servizi pubblici, della necessità di ripensarne l’organizzazione istituzionale. Tutte problematiche reali, ma che non devono assolutamente indurci a ridurre le valli a un elenco di problemi. Farlo significa fermarsi alla superficie.

Sotto, lei cosa intravede?

Una realtà composita che va ben oltre l’immagine di territori che chiedono attenzione. Le nostre valli sono una componente essenziale del nostro Cantone, innanzitutto perché custodiscono un patrimonio storico, culturale e naturale che è una inestimabile ricchezza dell’intero Ticino. Inoltre, producono energia, mantengono vivo un territorio fragile e contribuiscono ogni singolo giorno al benessere della comunità ticinese e dei suoi ospiti.

Quindi un ruolo essenziale negli equilibri del nostro Cantone.

Senza alcun dubbio. Perciò, su questa base, quello che chiedono le comunità di montagna non sono trattamenti di favore o privilegi, ma semplicemente che il contributo che continuano a dare al Cantone venga pienamente riconosciuto quando si prendono decisioni che riguardano il loro futuro. C’è un’immagine che racconta molto bene questo rapporto: quella dell’acqua, che nasce nelle nostre montagne, dove è una ricchezza, ma anche una forza della natura con cui è necessario saper convivere. Quella stessa acqua poi scende a valle, produce energia, crea valore e genera benefici che si estendono ben oltre il luogo da cui ha origine. La stessa cosa si può dire delle nostre montagne: il loro valore non si esaurisce in quegli stessi territori che lo determinano, perché i benefici generati raggiungono tutto il Cantone.

Piuttosto, invece, la narrazione che stiamo ascoltando appare capovolta.

Purtroppo è così. Le ricadute “a pioggia”, per rimanere sull’immagine dell’acqua, spesso non vengono riconosciute all’interno del dibattito pubblico e anche in sede di importanti scelte politiche. Tuttavia, sulla scala del tempo si avvicina una scadenza fondamentale: il 2035, anno di scadenza delle prime grandi concessioni idroelettriche. Ciò segnerà l’inizio di una nuova fase, perché prenderà avvio il progressivo ritorno in mano pubblica degli impianti. Quello sarà un vero punto di svolta, in grado di incidere profondamente sul futuro del Ticino. Non sarà soltanto una questione di carattere economico o energetico: sarà invece l’occasione propizia per ripensare completamente il rapporto tra il Cantone e i territori che da sempre generano e custodiscono quella fondamentale risorsa che è, appunto, l’acqua. Ma il 2035 non si costruirà nel 2035. Sarà determinante il lavoro che la politica e le istituzioni sapranno svolgere nel tempo che ci separa da questo appuntamento storico, per arrivare preparati a una fase decisiva per il futuro del Ticino. Ed è proprio in questa direzione che si collocano le iniziative parlamentari interpartitiche sull’acqua e sul settore idroelettrico promosse da Alessandro Speziali e Fiorenzo Dadò, con cui sostanzialmente si chiede di cambiare un paradigma: non più guardare alle valli con le lenti dell’assistenzialismo, ma secondo il principio di un riconoscimento equo del valore prodotto. Al di là delle soluzioni pratiche che potranno essere individuate, si tratta di un principio sacrosanto che merita grande attenzione. Perché è necessario riflettere su come una parte del valore generato dalle nostre montagne possa contribuire, in modo stabile, anche al loro sviluppo.

Sta parlando di investimenti?

Naturalmente. Sappiamo tutti molto bene di vivere in una fase storica in cui le finanze pubbliche impongono prudenza. Nessuno lo contesta. Tuttavia, il rigore non può mai diventare un alibi per rinunciare a investire nel futuro.

L’esempio della scuola di Brione Verzasca in questo senso è emblematico.

Lo è certamente, perché è significativo di un approccio che va modificato in profondità. Una scuola, un collegamento di trasporto pubblico, un servizio di prossimità o un ufficio amministrativo sono molto di più di singole voci di bilancio: sono le condizioni che permettono alle persone di continuare a vivere nelle valli, di lavorarci, di creare impresa e di mantenere vivo un territorio che appartiene a tutto il Cantone. Per questo la domanda centrale che dobbiamo porci non è quanto il Ticino debba fare per le sue montagne, ma se il Ticino sia disposto a riconoscere fino in fondo ciò che le montagne continuano a fare per lui.

LOCARNO E VALLI

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2026-07-22T07:00:00.0000000Z

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