‘Il no alla Fortezza non affossi il rilancio’
Dopo la bocciatura alle urne i partiti favorevoli al progetto si interrogano su come proseguire. ‘Innanzitutto bisogna capire cosa intenderà fare il Cantone’
Di Katiuscia Cidali e Fabio Barenco
All’indomani del voto popolare che ha affossato il progetto di valorizzazione della Fortezza, i partiti che lo avevano sostenuto tirano le somme e si interrogano sul futuro, partendo da un punto fermo: l’obiettivo di rilanciare il sito Unesco rimane. I referendisti, per voce di Brenno Martignoni Polti, hanno già lanciato l’auspicio di sedersi al tavolo con il Municipio per ristudiare insieme un progetto condiviso. Ma quale aria tira tra i partiti dopo il verdetto delle urne? E, soprattutto, c’è la disponibilità a rimettere mano al progetto accogliendo le principali critiche sollevate dai referendisti, a partire dalla denominazione, dall’entrata a pagamento e dal modello di gestione? Oggetto della votazione era il credito; l’investimento complessivo di 19 milioni di franchi, per il rilancio turistico, culturale e storico, sarebbe stato ripartito tra Città (8 milioni, di cui 3,5 milioni già previsti nel progetto aggregativo), Cantone (8 milioni) e Confederazione (3-4 milioni). Ora che il credito della Città è stato bocciato, rimane da definire cosa intenderà fare il Cantone alla luce di questo risultato. Per capire come si intenda ripartire dopo la bocciatura di domenica, abbiamo interpellato i presidenti delle sezioni locali dei partiti che avevano sostenuto il progetto di rilancio.
‘La valorizzazione obiettivo finale’
Martina Malacrida Nembrini, presidente della Sezione bellinzonese del Partito socialista, premette che la decisione popolare va rispettata. Quanto all’auspicio dei referendisti di sedersi a un tavolo per elaborare un nuovo progetto, osserva: «Naturalmente discutere va sempre bene. Peccato non averlo già fatto cinque anni fa. La questione della denominazione e della fondazione prevista per la gestione dei castelli era infatti già contenuta nel messaggio sottoposto al Consiglio comunale nel 2021, chiamato a stanziare 1,8 milioni di franchi per la progettazione della prima fase di valorizzazione. Se c’erano dei dubbi, sarebbe stato più utile discuterne già allora». Ora, però, la palla è anche in mano al Cantone. «Dobbiamo innanzitutto capire cosa avrà intenzione di fare. Quando lo sapremo, potremo capire quale margine di manovra ci sarà per ripensare il progetto». Ma qui entra in gioco il tema del finanziamento: «A seconda dell’eventuale contributo cantonale di cui si potrà disporre, si deciderà come proseguire». Perché soltanto quando sarà noto questo contributo, precisa Malacrida Nembrini, la Città potrà orientarsi rispetto a un eventuale finanziamento comunale. «A quel punto bisognerà capire se si potrà procedere con una sola fase del progetto oppure se sarà necessario allestirne uno nuovo. Tenendo però presente che in questo caso ci vorranno ancora parecchio tempo e risorse. L’obiettivo finale, comunque, rimane la valorizzazione della Fortezza».
Non si esclude un ridimensionamento
Da parte sua Sacha Gobbi, presidente sezionale della Lega, ritiene innanzitutto che sia necessario capire e analizzare le motivazioni che hanno portato i cittadini a respingere il progetto di valorizzazione e, soprattutto, il credito di 19 milioni per il rilancio del sito Unesco. «Da quanto ho potuto percepire dalla ‘piazza’, in molti si sono opposti per motivi economici», rileva. «In un periodo storico e complicato come quello attuale verosimilmente parecchi cittadini hanno reputato esagerato investire complessivamente 19 milioni (va però detto, di cui meno della metà a carico delle finanze cittadine). E, se così fosse, nel pieno rispetto delle sensibilità del singolo cittadino, non basterà tornare alla denominazione originale, mantenere gratuito l’accesso a Castel Grande e alla galleria della murata e rinunciare alla creazione di una fondazione per rispettare completamente la volontà popolare: cosa direbbero tutti coloro che si sono opposti al credito perché lo ritenevano troppo elevato e per i quali le priorità degli investimenti della Città devono essere altre e pure ben ripartite sui singoli quartieri?». Gobbi ipotizza dunque che si possa «ad esempio pensare di presentare un nuovo progetto ridimensionato, investendo un importo inferiore, ma in modo più mirato e a tappe. Per esempio, iniziando a rinnovare e modernizzare ‘solamente’ l’offerta museale, rendendola più attrattiva e attuale attraverso l’impiego di tecnologie immersive e interattive, e trasformandola in un forte attrattore turistico». Quel che è certo è però che un nuovo progetto non potrà nascere dall’oggi al domani. «Non sarà un processo scontato: ci vorrà del tempo (ma non troppo), anche per capire cosa intende fare il Cantone». Insomma, «ora bisogna mettere sul tavolo tutte le argomentazioni, convocare le forze politiche e poi muoversi di conseguenza, nel rispetto di quanto successo domenica, pensando in primis alla cittadinanza, ma altrettanto al potenziale turistico ancora inespresso che potrebbe ravvivare la città e migliorare la qualità di vita. La sfida sarà trovare il giusto mix».
‘Raccogliere un consenso più ampio’
Anche stando ad Alessandra Alberti, presidente sezionale del Centro, ora «bisognerà innanzitutto capire quali siano state le argomentazioni più forti che hanno spinto i cittadini a votare ‘no’, confrontandosi e coinvolgendo il Cantone, i partner coinvolti, maggiormente i quartieri e naturalmente anche i promotori del referendum, per cercare una soluzione condivisa che permetta di continuare a valorizzare la Fortezza con i suoi tre castelli, la Murata e la cinta muraria, nel rispetto della volontà popolare». Già, perché «l’obiettivo rimane questo: rafforzare l’attrattività culturale e turistica di Bellinzona, generando ricadute positive per tutto il tessuto economico cittadino, a beneficio dei residenti e delle generazioni future». Benefici che «verosimilmente andavano spiegati ancora meglio alla cittadinanza», prosegue Alberti, ritenendo dunque «necessaria anche un’autocritica», considerato che la grande maggioranza del Consiglio comunale, le maggiori forze politiche, associazioni di categoria ed enti hanno sostenuto il progetto di valorizzazione. Resta il fatto che tale sostegno non è stato sufficiente per convincere i cittadini della bontà del progetto. Di conseguenza, ora bisognerà «analizzare con attenzione il risultato della votazione, ascoltare anche le ragioni di chi si è opposto e cercare insieme una soluzione che possa raccogliere un consenso più ampio e che dovrà essere spiegata alla popolazione in modo chiaro, completo e trasparente». Il tutto, però, «senza perdere troppo tempo e senza disperdere il grande lavoro svolto in questi anni, verificando anche quali possibilità di sostegno finanziario da parte di Cantone e Confederazione possano essere mantenute. Perché senza questi sostegni il progetto verrebbe evidentemente di molto ridimensionato». Insomma, il rilancio e la valorizzazione del patrimonio Unesco di Bellinzona continuano a rappresentare «un’importante opportunità per lo sviluppo futuro della Città. Il voto di domenica va rispettato, ma sarebbe un peccato se significasse mettere il dossier in fondo a un cassetto». Secondo Silvia Gada, presidente della Sezione bellinzonese del Partito liberale radicale, è invece ancora presto per stabilire come intervenire sul progetto e se sarà possibile aggiornarlo oppure se sarà necessario ripartire da zero. «In entrambi i casi ci vorrà comunque del tempo. Innanzitutto sarà necessario prendere contatto con il Cantone, dopodiché il Municipio dovrà chinarsi sulla questione per capire come procedere, con quali tempi e quali costi».
BELLINZONA E VALLI
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2026-09-29T07:00:00.0000000Z
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