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Per il matricida niente carcere ma trattamento stazionario

Il pp Akbas chiederà una misura terapeutica a lungo termine

MA.MO./A.MA.

Comparirà il 14 dicembre davanti alle Assise criminali il 25enne che lo scorso 28 gennaio ha ucciso la madre 46enne e ferito il suo compagno 61enne nel proprio appartamento di via Mirasole a Bellinzona. Poiché la perizia psichiatrica ha dichiarato il giovane da una parte incapace di intendere al momento dei fatti a causa del consumo di stupefacenti fatto nelle ore precedenti, e dall’altra con un rischio di recidiva molto alto a causa della grave e prolungata tossicodipendenza e del fragile stato psichico, il procuratore pubblico Zaccaria Akbas titolare dell’inchiesta chiederà al Tribunale penale cantonale l’applicazione di una misura terapeutica a lungo termine in base all’articolo 374 del Codice di procedura penale.

Nessuna richiesta di pena dunque per il matricida difeso dall’avvocato Walter Zandrini. Dopo l’arresto il giovane ha trascorso diverse settimane in una struttura sanitaria, mentre dalla primavera si trova al Penitenziario cantonale della Stampa in regime di espiazione anticipata della pena. Carcere dove beneficia di cure specifiche in attesa di giudizio. L’accusa nei suoi confronti è di assassinio e tentato omicidio e la Corte è chiamata in sostanza a tramutare il regime carcerario in un trattamento stazionario fornito in una struttura specializzata chiusa. L’articolo 374 del Cpp stabilisce infatti che se l’imputato non è penalmente imputabile, il pubblico ministero propone per scritto al tribunale di primo grado una misura alternativa, senza abbandonare il procedimento per incapacità penale.

Rispedito a casa senza terapia

In passato il 25enne, noto sulla scena trap locale, aveva già avuto a che fare con la giustizia per delle risse ed era stato più volte ricoverato a causa della pesante tossicomania; la mattina stessa della tragedia, ossia parecchie ore prima, stando a una testimonianza raccolta dalla redazione si sarebbe rivolto in stato alterato a un servizio specialistico che lo avrebbe però rispedito a casa senza dargli la terapia da lui pretesa.

Vicini paralizzati e sotto choc

Durante il dibattimento in tribunale si potrà capire come si è svolta la giornata fino a quella drammatica notte, quando il giovane ha aggredito madre e compagno con un coltello, inseguendoli sul pianerottolo della palazzina dove la povera vittima ha cercato aiuto correndo verso i vicini inquilini. I quali, paralizzati e scioccati dalle urla, temendo per la loro vita non sono stati in grado di prestare l’aiuto che avrebbero voluto dare. Pure determinante, per la comprensione della vicenda, sarebbe la versione dei servizi sanitari e sociali che hanno avuto in custodia il giovane nell’arco degli anni, per capire cosa non ha funzionato nella sua tribolata esistenza.

BELLINZONA E VALLI

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2026-10-03T07:00:00.0000000Z

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