laRegione

Dal masterplan all’Antenna stessi obiettivi, più efficacia

Intervista a Rocco Vitale, coordinatore dell’Associazione dei Comuni di Centovalli, Onsernone e Terre di Pedemonte, sul rilancio del comprensorio

di David Leoni

Rocco Vitale, responsabile dell’Accop, indica la strategia per trasformare le potenzialità territoriali in risultati concreti. ‘Condivisione, coordinamento e resilienza alla base di tutto’.

«Ai territori periferici confrontati con problemi demografici e difficoltà economiche serve progettualità e una strategia d’intervento il più possibile condivisa tra i vari partner istituzionali, realistica, percorribile. Perché il semplice stanziamento di aiuti finanziari in assenza di un forte indirizzo è un approccio che porta a risultati puntuali, ma non contribuisce ad avviare trasformazioni strutturali». Così la pensa Rocco Vitale, da un anno coordinatore dell’Accop, l’Associazione dei Comuni di Centovalli, Onsernone, Terre di Pedemonte, incaricata di gestire l’antenna subregionale dell’Ente regionale per lo sviluppo del Locarnese e Vallemaggia. L’antenna è incaricata di promuovere, coordinare e concretizzare i progetti di interesse pubblico nati nel comprensorio giurisdizionale dei tre Comuni in questione. In pratica, di proseguire nel solco tracciato in precedenza dai masterplan voluti dal Cantone che, come noto, hanno esaurito il loro ruolo (e sollevato più di un dubbio sulla loro effettiva portata). Cresciuto a Verscio e a Camedo, scuole dell’infanzia in Onsernone, Liceo a Locarno e Università a Friborgo, esperienze lavorative all’estero e nella capitale, prima di approdare alla guida dell’Accop, Rocco Vitale è stato attivo in diverse associazioni. «Mi è sempre stato a cuore lo sviluppo delle zone periferiche e questo non solo per esservi cresciuto, bensì anche per il loro interessante potenziale di sviluppo. Inizialmente ero partito con l’idea fossero i soldi ad avere un ruolo preponderante nel discorso. Le ristrettezze finanziarie dei Comuni di valle certamente hanno un loro peso, ma in questo primo anno mi sono anche accorto che, alla base della riuscita di qualsivoglia iniziativa, ci deve essere la condivisione, la messa in rete degli attori (Comuni, Patriziati, Associazioni, enti locali, attori rilevanti, forze imprenditoriali, figure professionali impegnate sul territorio). Ci possono essere delle visioni discordanti su alcuni aspetti, ma la collaborazione e unità d’intenti rimangono condizioni imprescindibili per la concezione e la realizzazione di tutti i progetti. L’obiettivo è quello di cercare di pesare maggiormente dal profilo politico e istituzionale come voce del territorio verso l’esterno, il tutto ovviamente nel rispetto dell’autonomia comunale».

I precedenti masterplan indicavano nel turismo uno dei motori di sviluppo basilari per le valli. Il risultato è che ci siamo trovati con un turismo di giornata mordi e fuggi, che non lascia che le briciole nel territorio...

Che però non era l’obiettivo indicato dai masterplan, che sostanzialmente rimane condivisibile: il rafforzamento della catena di valore regionale-la capacità, in altre parole, di mantenere i benefici economici, ma anche sociali ed ecologici, in una regione. Lo sviluppo del turismo nelle valli è parecchio cresciuto negli ultimi anni, ma le iniziative e gli interventi hanno avuto perlopiù un carattere di promozione e di comunicazione, senza riuscire a incidere veramente sulle dinamiche economiche e territoriali di fondo. All’affluenza turistica, in altre parole, vanno affiancate anche strutture ricettive e altri fornitori di prestazioni che riattivino circuiti produttivi, altrimenti le ricadute economiche (e occupazionali) risultano basse e lo spopolamento non si arresta. Solo creando (o sfruttando) queste sinergie il turismo può trasformarsi in una concreta leva di sviluppo territoriale: generando pernottamenti supplementari, maggiori entrate per il settore della ristorazione e una valorizzazione efficace dei prodotti regionali.

Cosa occorre per fare in modo che i mezzi messi a disposizione dalla politica economica regionale portino frutto?

Servono pragmatismo, scelte mirate su progetti strategici coerenti con una visione complessiva e resilienza. Una delle sfide più grandi è sicuramente l’elevato sforzo di coordinamento: uno sviluppo socioeconomico virtuoso in una realtà “marginale” presuppone scambio, coordinamento e fiducia tra gli attori. Facendo un bilancio di ciò che è stato fatto si tratta ora – tenendo sempre ben presente ciò che (non) ha funzionato e recuperando/riadattando idee valide – di articolare un piano di sviluppo territoriale più ‘sobrio’, che tenga anche conto della progettualità attualmente in essere. L’importante è che ci sia comunque sempre una visione complessiva positiva e che si tenga ben presente che la Politica Economica Regionale non è uno strumento salvifico, ma di supporto”.

Quindi non c’è nulla da concepire, pare di capire. Guardare al passato per re-inventare il futuro?

Idee e proposte valide che già c’erano non vanno dimenticate. Parallelamente occorre immaginare il futuro del territorio per capire dove e come diventare attrattivi non solo per il turismo, ma anche (e soprattutto) per la popolazione residente attuale e futura. Se i progetti poggiano su basi solide, se dietro c’è una visione condivisa i fondi per finanziarli si possono anche trovare. Bisogna dar prova di coerenza e coinvolgimento, e non calare nulla dall’alto. La centralità delle persone impegnate quotidianamente con passione e dedizione a migliorare vivibilità e attrattività del territorio che abitano e amano è la base».

È cambiata dunque la sequenza: prima si risponde alla domanda, quindi si elabora una visione e poi si mette a fuoco il progetto decidendo le azioni necessarie per raggiungere l’obiettivo?

Durante il primo anno ho soprattutto accompagnato progetti già in fase di maturazione e nuove iniziative. Il secondo anno alla guida dell’Accop segnerà l’inizio di una fase più strategica: sulla base delle esperienze dei masterplan e della progettualità in corso, si tratta di elaborare una strategia di sviluppo socioeconomico per tutto il comprensorio, in grado di identificare degli assi di intervento prioritari capaci di generare valore aggiunto nella regione. Una dinamica positiva garanzia di servizi ai cittadini e agli ospiti, così da cercare di invertire il trend demografico negativo. Il tempo non depone a nostro favore, siamo all’ultimo treno. Dobbiamo salirci consapevoli che non riusciremo a risolvere tutti i problemi ma consci del fatto che con realismo, coesione e determinazione si possono cambiare le cose. È importante che anche i promotori di progetti diano prova di resilienza: il management di progetti è un processo che richiede tempo, continui aggiornamenti e adattamenti. Alla fine non c’è una ricetta unica: ci sono territori che puntano su alcuni fattori e peculiarità, altri ancora che sono bravi nel mettere insieme un mix di atout.

PRIMA PAGINA

it-ch

2026-03-20T07:00:00.0000000Z

2026-03-20T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281663966530768

Regiopress SA