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Comparto Santa Maria, un altro ‘faticoso scalino’

Il Municipio si prepara a difendere la pianificazione approvata (dopo 30 anni) dal Consiglio comunale ma di nuovo bloccata a causa di un ricorso

Di Sascha Cellina

«Si tratta di un tema importante e sensibile, che tocca tanti interessi e sappiamo che quando si parla di pianificazione gli iter possono essere molto lunghi, per cui non possiamo parlare di un fulmine a ciel sereno, ma ciò non toglie che un po’ di dispiacere c’è, anche perché su un dossier fermo da 30 anni, ogni scalino diventa più faticoso da superare».

Un po’ se lo aspettava, il sindaco di Gordola Damiano Vignuta, il ricorso contro la nuova pianificazione del comparto Santa Maria, avallata il 9 marzo dal Consiglio comunale attraverso l’adozione del Piano particolareggiato e della variante di Piano regolatore necessari a sbloccare, dopo tre decenni di stallo, la riqualifica del terreno di 50mila metri quadrati situato all’entrata est del comune. D’altronde il tema divide gli animi da sempre in quel di Gordola, come dimostrato non solo dalla lunghissima attesa ma anche dal dibattito che ha preceduto il recente voto, tanto all’interno delle commissioni chiamate a esprimersi sui due messaggi municipali in questione (rapporti di maggioranza e di minoranza sono stati presentati sia nella Edilizia e Piano regolatore sia nella Gestione) quanto in sala durante l’ultimo Consiglio comunale, che ha visto il Legislativo schierarsi comunque in maniera piuttosto chiara. Oltre due terzi dei consiglieri comunali si sono infatti detti favorevoli, in sostanza, al progetto privato che prevede, nell’area situata a due passi dalla fermata del treno oggi in parte artigianale-industriale e in parte in disuso, l’edificazione di un nuovo quartiere prevalentemente residenziale, senza vetture in superficie e con diversi spazi verdi (la maggior parte privati, ma anche pubblici).

Contenibilità e residenze secondarie

Una prospettiva che sembra non piacere all’architetto Brenno Borradori, autore del ricorso – al momento l’unico – presentato nelle scorse settimane al Consiglio di Stato, chiamato a dare il via libera definitivo a una variante di Piano regolatore che ha già ricevuto, lo ricordiamo, il preavviso favorevole del Dipartimento del territorio. L’istanza – preparata con la consulenza del già direttore della Divisione della pianificazione territoriale del Cantone e oggi membro attivo della Società ticinese per l’arte e la natura Benedetto Antonini – chiede in sostanza di annullare le decisioni del Consiglio comunale sui due messaggi (Piano particolareggiato del comparto e variante di Pr per l’assetto urbanistico generale), in quanto ritenute “non solo inopportune, ma addirittura illegali”. Infatti, a parere del ricorrente, “la variante di Pr collide gravemente con il testo dell’articolo 15 della Legge sulla pianificazione territoriale (Lpt) e con quello della scheda di Piano direttore R6, nonché con i disposti legislativi in materia di limitazione delle residenze secondarie”.

Nel primo caso, ossia la verifica della contenibilità (delle zone edificabili), si parla di una differenza “crassa e gravemente lesiva del diritto federale e cantonale” tra i dati del Dipartimento del territorio (secondo cui il sovradimensionamento a Gordola supera il 400%) e quelli del Comune… «Seppur superiore al 100 per cento, la cifra calcolata da noi rimane più bassa e siamo convinti di avere altre carte da mettere sul tavolo quando ne discuteremo con il Cantone – puntualizza Vignuta –. In ogni caso il comparto Santa Maria è indicato, anche a livello di piano d’agglomerato, quale comparto strategico da sviluppare e densificare, per cui credo che non ci si debba limitare a vederlo come un terreno di Gordola ma in ottica sovracomunale, per il bene di tutta la regione».

Per quel che riguarda la questione delle residenze secondarie, il ricorrente sottolinea che con il 29 per cento il comune adagiato sulla sponda destra del Piano di Magadino supera di gran lunga la soglia del 20 per cento consentita dalla legge e per questo “nel nuovo quartiere dovrebbe vigere un esplicito divieto di destinare i costruendi appartamenti a residenza secondaria”, divieto invece “introvabile”... «Non c’è perché non è necessario indicarlo esplicitamente, dal momento che la legge superiore afferma proprio che se il Comune supera la soglia del 20 per cento, non può più rilasciare licenze per residenze secondarie. E difatti tutte quelle previste nel comparto Santa Maria sono primarie. Detto ciò, stiamo effettuando un ricalcolo per disporre dei dati il più precisi e aggiornati possibili, è un tema che come Municipio vogliamo affrontare proprio nell’ambito delle richieste della scheda R6 e del Piano d’azione comunale, unitamente a contenibilità e spazi pubblici, in modo da avere una visione qualitativa e non solo quantitativa».

Interessi privati e pubblici

Considerazioni queste (e non solo) che il Municipio presenterà direttamente al Consiglio di Stato – ha trenta giorni di tempo dalla ricezione del ricorso per farlo, lo stesso vale per la presidente del Consiglio comunale Daniela Pusterla Hörler – per far valere le proprie ragioni e sperare di sbloccare una situazione di stallo che già per troppi anni ha impedito ogni possibile sviluppo del quartiere. Esponendo tra l’altro il Comune al rischio di pesanti richieste di risarcimento, più precisamente per ben 25 milioni di franchi, avanzate dai proprietari di alcuni fondi che poi avevano sospeso le procedure, non escludendo di poterle sbloccare in qualsiasi momento… «Tale richiesta faceva leva sul fatto che, secondo chi chiedeva l’indennizzo, il Comune non si stava prodigando per risolvere la situazione e penso che la decisione del Consiglio comunale sia la conferma che non siamo stati con le mani in mano e che stiamo lavorando per dare una risposta». Chi invece non ha preso di buon grado il voto del Legislativo è l’ormai ex consigliere comunale Johannes Wyss (Lega/Udc), il quale per protesta ha rassegnato le dimissioni affermando, tra le altre cose, che “le decisioni non sono state prese nell’interesse dell’intera popolazione, ma di pochi, i cui interessi sono di natura puramente finanziaria”... «Credo proprio che rispetto alla situazione di totale incertezza e abbandono del sedime, la prospettiva di una riqualifica con possibilità di avere ampie aree verdi (compresi spazi pubblici), con una pista ciclabile e collegamenti facilitati con la stazione, sia positiva per tutta la popolazione e non solo per chi possiede delle proprietà nel comparto. Faccio inoltre notare che non ci sono altri privati a Gordola che da 30 anni non sanno cosa possono edificare sul proprio fondo, per cui se c’è una parità di trattamento è proprio quella che abbiamo ristabilito con questa variante».

LOCARNO E VALLI

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2026-05-02T07:00:00.0000000Z

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