laRegione

Arte, sfuma il progetto di Archivio cantonale

Fallite le trattative con un partner privato, anche il Decs si è ora chiamato fuori. Si mirava a un Centro di competenze. Il municipale Caprara: ‘Rammarico’

Di Marino Molinaro

Sfuma a Biasca l’inserimento di un Centro di competenze integrate Arte e Archivi, di valenza cantonale, nell’ex Arsenale di proprietà comunale. Un progetto di deposito e conservazione di beni culturali e materiali di pregio sviluppato nell’arco degli ultimi cinque anni e fortemente voluto dal Municipio, sostenuto dall’Ente regionale per lo sviluppo e dal Consiglio comunale che nel 2022 aveva stanziato 410mila franchi per finanziare uno studio di fattibilità e la progettazione della sistemazione e dotazione tecnica (prima tappa da 8 milioni) dei principali tre depositi che compongono il vasto complesso; gli altri sei blocchi minori sarebbero stati coinvolti in eventuali tappe successive. Progetto che nel corso delle trattative col principale partner privato coinvolto a suo tempo – con sede in Svizzera e in altre nazioni, specializzato in trasporto e conservazione d’arte – ha evidenziato un modello di collaborazione le cui condizioni economico-finanziarie non sono state ritenute dal Municipio sufficientemente equilibrate rispetto agli obiettivi pubblici dell’iniziativa.

Dal Cantone a Bellinzona fino a Lugano

Un vero peccato, perché fra il 2021 e ’22 da diversi incontri avuti dal Municipio con vari attori del panorama culturale cantonale era emerso il bisogno in Ticino di appositi spazi per il deposito delle opere d’arte e di archivi per collezionisti privati e musei. Venute meno le condizioni necessarie per giungere a un accordo sostenibile fra il Comune e il partner, gli approfondimenti su business plan e governance non hanno potuto essere perfezionati e portati a compimento. Le attese si sono così riposte nel Cantone, che attraverso il Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs) nel 2023 aveva manifestato interesse ad approfondire ipotesi di utilizzo per esigenze proprie di deposito e conservazione di beni culturali e materiali di pregio, eventualmente in collaborazione con altri enti pubblici quali partner istituzionali. Tuttavia, sollecitato dal Municipio nei giorni scorsi, il Decs si è ora chiamato fuori, con motivazioni che saranno chiarite prossimamente. Eppure già tre anni fa la Divisione della cultura e degli studi universitari aveva messo nero su bianco la sete di spazi dove poter conservare adeguatamente materiale dell’Archivio di Stato, delle Biblioteche cantonali e del Centro di dialettologia e di etnografia, comprese le collezioni dei musei etnografici, poiché i rispettivi depositi erano sovraoccupati. Una situazione con cui sono confrontati anche gli altri due maggiori partner individuati, ovvero la Città di Bellinzona (alla ricerca di soluzioni per depositare parte del patrimonio culturale del Museo Villa dei Cedri) e la Città di Lugano che ha le stesse esigenze per il Museo dell’arte della Svizzera italiana dove sono riunite anche collezioni del Cantone. Altro partner individuato era il Museo delle culture di Lugano, più realtà museali minori confrontate con difficoltà logistiche per conservare quadri, sculture, reperti e documenti. Non mancava poi l’interesse di privati, collezionisti, storici ed ereditieri.

‘Opportunità persa per Comune e regione’

«Ne prendiamo atto con rammarico perché il progetto era un’opportunità per il Comune e la regione sia in termini di valorizzazione e recupero di un’area strategica, sia per le possibili sinergie istituzionali che avrebbero potuto svilupparsi attorno a un valido progetto di rilevanza cantonale», commenta a ‘laRegione’ il municipale Dante Caprara, capodicastero stabili erariali, dopo la recente seduta di Consiglio comunale durante la quale ha risposto a due interpellanze sul tema. Quanto all’ex Arsenale, bene protetto a livello cantonale e federale, necessita di interventi di manutenzione per i quali già nel 2024 era stata rilasciata la licenza edilizia, «mentre per l’utilizzo futuro stiamo svolgendo approfondimenti, ritenendo tutt’oggi importante valorizzarlo». Il Municipio puntava dunque a una cooperazione pubblico-privato. Una grande struttura da realizzare in più fasi successive e interdipendenti, fino all’utilizzo completo dell’intero comparto, dove oltre ai depositi sarebbero stati inseriti altri contenuti e servizi specifici da destinare a conservazione, restauro, consulenza, servizi museali per l’allestimento di mostre, didattica e formazione, digitalizzazione, gestione di lasciti di artisti, casa d’aste, trasposizione delle opere nel mondo digitale, ma anche residenza per artisti, un art café aperto al pubblico e spazi espositivi. Un autentico Centro di competenze.

Autofinanziamento non garantito

«L’impostazione di base – ha spiegato il municipale Caprara al Cc – prevedeva che il Comune si assumesse gli interventi strutturali per il recupero degli edifici e il partner privato finanziasse l’allestimento e l’utilizzo degli spazi in funzione delle sue esigenze». Per svolgere queste valutazioni il Comune si è avvalso di specialisti esterni, come previsto dal credito approvato dal Legislativo. «Nel corso delle analisi e delle trattative non è tuttavia stato possibile raggiungere un’intesa su alcuni elementi fondamentali del modello economico, in particolare per quanto riguarda le condizioni locative necessarie a garantire la sostenibilità dell’investimento per il Comune». E così è venuto meno l’obiettivo di autofinanziamento.

Approfondimenti validi per il futuro

In assenza delle necessarie garanzie e di una chiara definizione del ruolo del partner istituzionale, il Municipio ha sospeso l’analisi «evitando così di impegnare risorse pubbliche senza adeguati presupposti». Al contempo non ha precluso eventuali sviluppi futuri: «Gli approfondimenti rimangono a disposizione e potranno essere ripresi e valorizzati qualora dovessero concretizzarsi condizioni più favorevoli o emergere nuove opportunità di collaborazione». Il lavoro svolto e lo studio di fattibilità da una parte hanno beneficiato del sostegno cantonale previsto dal Decreto legislativo concernente le misure d’incentivo alla rivitalizzazione degli edifici dismessi nelle regioni periferiche, dall’altra hanno consentito, come detto, di ottenere due anni fa le autorizzazioni edilizie per il restauro dei primi tre depositi, creando così «un presupposto concreto che potrà rivelarsi prezioso anche nell’ambito di futuri scenari di valorizzazione». Di fatto sono proseguite le valutazioni tecniche per quantificare i possibili costi di messa in sicurezza, manutenzione e conservazione di tutte le infrastrutture, con l’obiettivo di contenere il progressivo deterioramento. Allo stato attuale «non è però definito alcun modello di finanziamento né sono previsti specifici strumenti quali contratti di locazione, diritti di superficie o altre forme di partenariato, poiché tali aspetti erano strettamente connessi alla realizzazione del progetto originario».

Alternative cercansi per alcuni servizi

Nel frattempo si dovrà trovare una nuova soluzione per i depositi dell’Azienda acqua potabile, l’officina della squadra esterna, i pompieri (deposito, veicoli d’epoca, locali per le esercitazioni), nonché una nuova collocazione per le associazioni e i privati che occupano vari spazi. Il termine per lo sgombero è stato fissato al 30 settembre. Poi si partirà con gli interventi urgenti per mettere in sicurezza le aree destinate ai Servizi esterni comunali e consentirne la continuità operativa. Seguiranno gli investimenti di più ampia portata finalizzati al recupero e alla riqualificazione degli edifici, «che richiederanno una visione strategica complessiva e un’attenta valutazione tecnica, pianificatoria ed economico-finanziaria».

BELLINZONA E VALLI

it-ch

2026-06-26T07:00:00.0000000Z

2026-06-26T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281663966728944

Regiopress SA