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Videosorveglianza, sotto esame l’agire della polizia

Presidio del 7 marzo, possibile apertura di un’istruttoria

Di Alfonso Reggiani

Presidio del 7 marzo in piazza Manzoni. Con l’entrata in vigore della legge e per i dubbi sollevati dall’Mps, l’Incaricato della protezione dei dati valuta l’apertura di un’istruttoria. “Ora che la legge cantonale sulla videosorveglianza pubblica è stata approvata dal Gran Consiglio, l’Incaricato cantonale della protezione dei dati (Icpd) sta valutando l’apertura di un’istruttoria, nell’ambito delle sue competenze, nei confronti della Polizia comunale di Lugano. Tale valutazione sarà concretamente esaminata ora che è entrata in vigore la nuova normativa cantonale, fissata dal Consiglio di Stato al 1° luglio 2026”. Lo scrive il Governo cantonale nella risposta all’interrogazione presentata dai deputati in Gran Consiglio Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini del Movimento per il socialismo (Mps).

L’atto parlamentare dei due esponenti dell’Mps affronta quanto capitato alla manifestazione pacifica organizzata il 7 marzo scorso in Piazza Manzoni a Lugano dal collettivo Gaza Action, secondo cui, durante l’evento, due partecipanti sarebbero stati aggrediti da un passante senza che gli agenti intervenissero. Non solo. Al termine del presidio alcuni partecipanti sarebbero stati oggetto di controlli e pedinamenti mirati da parte di agenti di polizia. Il Consiglio di Stato scrive che i fatti descritti dal collettivo nel loro comunicato del 10 marzo “concernono eventi che hanno coinvolto esclusivamente le autorità comunali”. Il Governo richiama il segreto istruttorio e non risponde alla domanda che chiedeva se fosse stata aperta un’inchiesta (penale o amministrativa) per accertare eventuali responsabilità relative al mancato intervento degli agenti durante l’aggressione. Nessuna risposta e Peppa tencia passata alle autorità comunali pure in merito alle questioni relative alla giustificazione legale per i presunti pedinamenti e fermo selettivo di alcuni partecipanti, alla richiesta di sapere quanti partecipanti fossero stati controllati e se la manifestazione fosse stata osservata in tempo reale e in chiaro tramite videosorveglianza.

Quei dubbi emersi già nel 2023

Riguardo “alla conformità di determinate pratiche di videosorveglianza (osservativa/invasiva) adottate dalla Polizia comunale di Lugano”, il Consiglio di Stato ricorda che già nel 2023 “nel corso della trasmissione televisiva ‘Patti chiari’ erano state espresse riserve da parte dell’Icpd”. Tuttavia, l’incaricato non aveva proceduto “pur mantenendo costante attenzione sull’evoluzione delle pratiche di videosorveglianza nel cantone e, in particolare, sul territorio della Città di Lugano” (...) “Tale scelta è stata dettata dall’opportunità di attendere la conclusione dell’iter legislativo e l’adozione di una disciplina cantonale che definisse in modo chiaro e definitivo le condizioni, i limiti e le modalità di impiego dei sistemi di videosorveglianza da parte delle autorità di polizia comunali”, scrive il Consiglio di Stato. Ora, però, alla luce dei dubbi sollevati dai due parlamentari e considerato che “la Legge cantonale sulla videosorveglianza pubblica è stata approvata dal Gran Consiglio e considerati altresì gli elementi emersi nell’ambito del presente atto parlamentare”, come detto, “l’Icpd sta valutando l’apertura di un’istruttoria”, scrive il Governo cantonale nella risposta all’atto, nella quale viene ribadito pure che le webcam sono “impianti che forniscono immagini in diretta (‘live’) a intervalli regolari ma non sono impianti di videosorveglianza nel senso proprio del termine, non perseguono scopi di sicurezza pubblica ai sensi dell’articolo 107 Legge organica cantonale e non implicano un’elaborazione di dati”. Il Governo cantonale non intende adottare nuove misure per garantire che il diritto di manifestare pacificamente sia protetto e che le azioni di polizia siano sempre improntate al rispetto dei principi di legalità, proporzionalità e trasparenza, evitando ogni forma di intimidazione verso chi esercita i propri diritti costituzionali. “Nell’ambito della prossimità, le polizie comunali sono responsabili della sicurezza e dell’ordine pubblico a livello locale. La Polizia cantonale interviene in caso di situazioni particolari”, scrive il Consiglio di Stato.

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